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Guide pratiche

Software house cos’è? Come scegliere quella giusta e, soprattutto, perché tutti la stanno cercando?



Software house… che cosa sono? Cosa fanno di mestiere e, soprattutto, come scegliere quella giusta per le proprie esigenze? Dagli ERP ai videogiochi, viaggio nel cuore della creatività tecnologica italiana. Un cuore, con un passato prestigioso, che oggi tutti cercano, ecco perchè

Marco Maria Lorusso

02 Nov 2017


Software house cos’è?

Un servizio a cura di Marco Maria Lorusso e Maria Teresa Della Mura

Software house cos’è? Come scegliere quella giusta?

Software house cos’è? Prima di rispondere ad una simile domanda, come da tradizione, vale forse la pena di partire da una software house definizione di massima. Dizionario alla mano nel mondo dell’information and communication technology, una software house (anche detta in inglese software company e in italiano “casa di sviluppo”) è una società che si occupa soprattutto della produzione di software e applicazioni, su tutti i sistemi operativi, i programma di office automation come la videoscrittura, i programmi per la grafica, i sistemi di progettazione e, soprattutto i videogiochi.

Esistono ovviamente software che nel tempo si sono specializzate in particolari settori precisi con offerte di applicativi dedicati: salute, edilizia, gestione aziendale, web, applicazioni mobile e così via).

Una definizione di massima ovviamente software house cos’è, ma che ha il merito di avvicinarci tremendamente al nocciolo della questione, le software house sono quelle realtà che, oggi più che mai, hanno tra le mani il destino di un mercato digital in cui l’hardware diventa sempre più commodity e il software, come dicono gli accademici, si mangia sempre più parti strategiche dell’intera infrastruttura IT. Tutto è cominciato con la virtualizzazione dei server, per poi passare alla virtualizzazione dello storage, del network e di una buona fetta dell’intero Data center per poi approdare a quel fenomeno dirompente che è il Cloud computing. Il software insomma è, ora più che mai, la chiave di volta per imprese, manager e anche per l’intero ecosistema dell’offerta di soluzioni digitali. Dalla capacità di interpretare al meglio proprio il ruolo di software house e dalla capacità, lato utenti finali, di scegliere, gli applicativi e soprattutto le software house più adatte e corrette passerà bona parte della salute del proprio business da oggi in avanti.

Software house cos’è? Come sono e perché il cloud sta cambiando tutto

Ovviamente, come sempre, è veramente complesso tracciare un profilo standard di imprese così numerose e diverse nella loro interpretazione del proprio ruolo, in tutto il globo. Tuttavia due macro categorie possono comunque essere pensate e tradotte.

Ci sono software house famose e realtà multinazionali che operano su scala mondiale come: Oracle,  , IBM, Sap, la stessa Apple, Citrix, VMware, Symantec, Kasperky Lab, Trend Micro, Sophos, Panda Security, Konami, Ubisoft, Red Hat, Google ovviamente, Corel e tantissime altre… e ci sono realtà, di altrettanto e grandissimo prestigio che hanno un radicamento territoriale più preciso e che, soprattutto, nel nostro Paese, hanno tradizioni e forza d’urto consolidate. Su tutte: Zucchetti, TeamSystem, Passepartout ecc…

Dimensioni e presidio del mercato a parte, c’è un punto, anzi due, anzi tre che accomunano l’intero mondo dello sviluppo e che spostano su di esso un faro enorme. Un faro la cui luce è fatta soprattutto di discontinuità e sfide senza precedenti.

Prima di tutto, come detto c’è il fenomeno cloud, il paradigma che, come ci raccontano gli Osservatori del Politecnico di Milano, è giunto ormai a piena maturazione anche nel nostro Paese. Il paradigma tecnologico che trasforma tutto in servizio da usufruire a consumo e che, nel caso del software, trasforma le vecchie care scatole o licenze, in puri codici o, appunto, servizi, da attivare quando ne ho necessità e, soprattutto, per il tempo in cui ne ho necessità. Una rivoluzione dirompente che ha portato l’intera filiera del software a rivedere soprattutto le proprie politiche commerciali e, ovviamente, la supply chain di collegamento con il mercato. Dove un tempo Adobe o Autodesk, per fare un esempio, “vendevano” le proprie soluzioni spostando “scatole” verso il distributore, poi verso il reseller e quindi verso l’utente finale, oggi c’è un market place, un sito di appoggio, che un servizio da attivare tramite pagamento elettronico e c’è un applicativo che comincia a funzionare immediatamente sulla mia “macchina”. Una rivoluzione copernicana che, a prescindere dalle dimensioni di una software house, sta portando l’intero comparto a rivedere i propri equilibri, margini, modi di stare sul mercato. In questo senso l’esempio dei Distributori di Informatica è lampante. Dove un tempo c’erano piattaforme soprattutto di logistica pronte a “sparare” “scatole” di software anche negli angoli più remoti del nostro Paese, oggi, come nel caso di Computer Gross, esiste un market place digitale che permette ad un reseller di attivare i servizi presso i propri clienti tramite un pratico cruscotto e, soprattutto, di gestire in totale facilità tutta la fatturazione.

Software house cos’è? i numeri del fenomeno mobile… sviluppare è sempre più facile, essere speciali meno

Il secondo e il terzo fenomeno evolutivo che stanno portando le software house al centro del mercato sono direttamente collegati. Da una parte c’è la rivoluzione digitale, che sta determinando una progressiva semplificazione nell’accesso ai più basilari sistemi di scrittura e appunto produzione di una app o di un software. La rete pullula di tutorial e piattaforme, anche cloud, che permettono di costruire, in casa, il proprio piccolo applicativo. Dall’altra c’è un fenomeno smartphone e mobile in generale, guidato da App Store e Google Play Store, che ha portato, proprio il mondo della App ad esplodere in questi ultimi anni. Le ultime rilevazioni di App Annie, (nota società di analisi di mercato), relativamente al secondo trimestre del 2017 del mondo delle applicazioni, raccontano di come gli utenti iOS e Android abbiano prodotto qualcosa come 25 miliardi di download, per una crescita del 15 per cento su base annua. Più in dettaglio nel secondo trimestre 2017 sono stati spesi oltre 15 miliardi di dollari, per un +35% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e una proiezione di spesa complessiva da 60 miliardi di dollari da gennaio a dicembre. Un mercato enorme dunque, in cui è sempre più facile entrare (anche se molte sono le perplessità sull’effettiva redditività di chi sceglie di dedicarsi solo allo sviluppo di App soprattutto con pochi mezzi e strumenti). Due temi che, uniti, determinano però una crescente e invitabile difficoltà nell’essere però anche unici, speciali e, dunque, nel farsi riconoscere dal mercato questo valore. Non è un caso che proprio il mondo dei linguaggi di programmazione sia diventato centro di gravità permanente per il mercato ICT (qui la classifica dei linguaggi di programmazione più richiesti) e che proprio le figure dei migliori programmatori software siano diventate le più ricercate oggi sul mercato (ecco i linguaggi di programmazione più richiesti dalle imprese). Non solo, parlare di cloud applicato al software non vuol dire riferirsi “solo” al modello di business o ai linguaggi, ma anche alle vere e proprie piattaforme di sviluppo. Microsoft, Oracle, Amazon Web Services… i grandi colossi del mondo ICT, proprio sulla scia dell’evoluzione software dell’intero Data Center (qui lo speciale per sapere dove sono i Data Center in Italia e per sapere i Data Center del futuro come saranno), hanno da tempo costruito piattaforme cloud proprietarie capaci di mettere nelle mani degli sviluppatori gli strumenti più adatti per sviluppatore un applicativo, tra le nuvole, con enormi vantaggi a livello di costi e scalabilità. Un trend che chiama in causa soprattutto il nostro Paese dove la creazione di software, come in parte anticipato, è da sempre un marchio di fabbrica e di qualità riconosciuto, vedi la lunga e ampia tradizione del mondo ERP made in Italy.

 

Software house italiane, perché il nostro Paese è l’habitat naturale per il software

Libera dai vincoli della fisicità dell’hardware, la scrittura di un applicativo, di un software è infatti da sempre tema prediletto dalle menti matematiche e soprattutto creative e visionarie. Forse anche e soprattutto per questo il nostro Paese è, come anticipato, culla di una miriade di realtà di sviluppo con un fortissimo “grip” sul mercato tanto da riuscire a contendere importanti quote di mercato, in particolare nel mondo ERP e gestionali, anche ai grandi colossi internazionali. Software house milano, software house Roma, software house Torino… Dire quante sono le software house italiane oggi è veramente complesso, anche considerando il DNA da sempre “ibrido” di molte realtà che operano nel mondo dell’offerta di soluzioni ICT nel nostro Paese. System Integrator che sono anche sviluppatori di software e magari distributori, sviluppatori di software che sono anche distributori informatica. Per non parlare poi delle grandi società di consulenza, Accenture in primis, che ascrivono allo sviluppo di software una interessante quota parte del loro fatturato. Né è possibile scindere del tutto la componente software da quella dei servizi: le due voci sono parte integrante di tutto quanto si muove nell’ambito progettuale. Laddove non si parla di vendita di prodotti ma di sviluppo di soluzioni, software e servizi trovano sempre uno spazio e voci specifiche nei budget di spesa. Dire però come operano, attraverso quali fasi arrivano alla produzione di un software e soprattutto come vanno scelte, è forse più fattibile e anche utile per capire come distinguerle nel reticolato fittissimo dell’ecosistema dell’offerta di soluzioni ICT.

 

Software house cos’è, le 5 fasi per la produzione di un applicativo

Come si produce e sviluppa dunque un software o, meglio, quali sono le fasi principali del processo. Secondo i principali esperti di mercato le fasi di sviluppo e produzione di un applicativo sono fondamentalmente cinque:

 

  • Fase 1: L’analisi 

    e l’ascolto delle richieste del proprio committente. Identificare esigenze, necessità, ambiti in cui l’applicativo deve funzionare e portare valore è il primo decisivo snodo.

  • Fase 2: Si può Fare?

    Una volta capita la richiesta va poi fatta combaciare con possibilità o fattibilità e soprattutto con il budget a disposizione. Una fase critica questa, in cui allineare i pianeti non è sempre banale.

  • Fase 3: Progettazione

    . Un volta “allineati i pianeti” delle fasi precedenti, in base alla propria capacità competenza e storicità, la software house passa alla fase della progettazione. Si disegna l’applicativo, se ne immaginano funzionalità, interfacce, attivazioni e funzionamento. Un vero e proprio storyboard, un canovaccio che diventerà il filo conduttore delle due, decisive fasi successive.

  • Fase 4: Lo Sviluppo.

    Si tratta della Fase con la “F” maiuscola, quella che chiama gli sviluppatori a “spendere” più tempo. In questa fase parte la scrittura del codice sorgente di un applicativo. Una scrittura che, come detto, si articola sui binari del progetto disegnato nella fase precedente e con un occhio sempre fisso sulle esigenze/problematiche che un software deve andare a risolvere. In questa fase il consiglio è quello di riflettere su tutte le possibili condizioni e ambiti di utilizzo di un applicativo, tutti i flussi di lavoro, i processi che saranno interessati e tutte le interazioni previste

  • Fase 5: Il test, il debug, “l’accensione”

    : test e prove devono essere effettuati durante tutto l’arco di produzione ma, alla fine, è necessaria una fase ad hoc per il debug, l’analisi passo passo di tutto il codice e, soprattutto, per verificare che il prodotto finale risponda esattamente alle richieste del cliente.

  • Addendum:

    Tutto questo attiene a un approccio che potremmo definire tradizionale allo sviluppo software. Ma negli ultimi anni altri paradigmi si stanno imponendo. In primis DevOps, che Wikipedia definisce “ metodologia di sviluppo del softwareche punta alla comunicazione, collaborazione e integrazione tra sviluppatori e addetti alle operations dell’information technology. DevOps vuole rispondere all’interdipendenza tra sviluppo software e IT operations, puntando ad aiutare un’organizzazione a sviluppare in modo più rapido ed efficiente prodotti e servizi software”. DevOps è un paradigma sul quale si è spesa per prima una realtà come CA Technologies, che oggi parla addirittura di una Modern Software Factory fondata su agility, automazione, insight.

 

Software house, come si sceglie quella corretta? Ecco tre consigli

E siamo al capitolo finale. Detto di una software house cos’è, cosa fa, una software house come lavora e del perché tutti sono alla ricerca di sviluppatori, vale ora la pena dispendere due parole su come un vendor, un partner, un manager, una impresa dovrebbero scegliere o capire quale software house fa al caso loro.

Il primo consiglio

che arriva dagli esperti è quello, banale, ma fino ad un certo punto, di guardare ai progetti che una società ha già sviluppato a livello di produzione software soprattutto nell’ambito di proprio interesse. Insomma il primo passo è guardare all’esperienza e ai business case che una software house è in grado di mostrare e raccontare concretamente. Sviluppare ERP e sviluppare videogiochi vuol dire parlare di due mondi completamente diversi, simili ma su galassie diverse. All’interno dei business case andrà ovviamente analizzata la qualità dei prodotti realizzati le interfacce e i linguaggi utilizzati, i tempi e i vantaggi offerti. In questo caso, soprattutto se si ha necessità di una soluzione che si integri con le piattaforme che già ci sono in casa, può valer la pena partire da una analisi dei repository dei partner del proprio fornitore, da Microsoft a Oracle, da SAP a IBM, per capire se la soluzione che ci interessa è già disponibile, e dunque non serve uno sviluppo ad hoc, o almeno se ci sono realtà che già sviluppano per il nostro mercato di riferimento e dunque ne conoscono anche regole e caratteristiche.

Il secondo consiglio

è già tornato più volte in questo reportage e attiene alla competenza e alle certificazioni informatiche. (qui la classifica delle 10 certificazioni IT più richieste e delle certificazioni informatiche consigliate dal Ministero del Lavoro). Scrivere software è oggi più facile, come detto, ma è un mestiere che non si può assolutamente improvvisare. Per questo nel momento in cui si valuta una software house è fondamentale avere ben chiaro chi saranno gli interlocutori che seguiranno il proprio progetto e che tipo di figure sono. Farsi scrivere, vendere e applicare un ERP o un gestionale sbagliato, nelle conseguenze più estreme, può anche determinare danni irreparabili per una azienda

Il terzo consiglio

è quello di cercare di capire fin da principio la capacità di analisi, interazione e comunicazione di una software house. Avere le certificazioni e le competenze adatte senza saper capire e analizzare le esigenze di un cliente equivale e non avere nulla. Anche e soprattutto per questo l’analisi del sito web di una software house (presenza di blog, spazi di confronto e interazione) e del suo modo di porsi nei confronti dei clienti sono primi ma importanti elementi da considerare.

Software house cos’è? Scegliere o proporsi come software house ecco l’indirizzo corretto

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