Storage

Una NetApp “open” e sempre più all flash cerca il supporto del canale

Il vendor, grazie anche all’acquisizione di SolidFire, si è rimesso in carreggiata nella partita dell’all flash. Senza dimenticare i nuovi trend dell’IT, primo tra tutti il cloud

Pubblicato il 08 Feb 2017

Gianluigi Torchiani

netapp 2

NetApp si è pienamente rimessa in corsa nella partita dello storage, un mondo sempre più affollato di nuovi attori e trasformato dall’evoluzione tecnologica di questi anni. Questo il succo del racconto di Roberto Patano, Senior Manager Systems Engineering di NetApp Italia, che ha evidenziato come il vendor si sia ormai adattato ai nuovi trend. Prima di tutto la centralità del dato nelle strategie aziendali, tanto che ormai padroneggiare e gestire l’informazione è diventata il vero business per fare accelerare il business delle aziende (da Uber a Airbnb gli esempi non mancano in tal senso). Dunque anche per una società che, come NetApp, si occupa di storage, diventa impossibile ragionare secondo le vecchie concezioni. I dati non possono rimanere blindati in un determinato posto, anche se al sicuro, ma devono avere la possibilità di essere spostati in tempi rapidi e in maniera semplice.

In modo da essere utilizzati per rendere possibile la creazione di nuovo servizi e valore Da qui l’apertura al cloud che tanto sta cambiando i paradigmi tecnologici delle aziende: NetApp ha messo a disposizione dei suoi clienti un servizio Cloud SYnc che permette di movimentare informazioni direttamente su Amazon. Ma riesce a sfruttare anche a suo vantaggio le “paure” che le aziende – specie quelle medio-grandi – possono avere nei confronti della nuvola, ad esempio offrendo un servizio in grado di garantire un backup in locale di Office 365. Sempre per rispondere ai cambiamenti tecnologici, NetApp ha poi cambiato il suo sviluppo software in ottica DevOps, per garantire tempi più ridotti e maggiore innovazione. Anche in quest’ottica NetApp si è aperta a nuovi fenomeni come OpenStack e Docker.

Poi c’è ovviamente il grande cambiamento che sta interessando il mondo dello storage, con l’esplosione delle tecnologie All flash, enormemente cresciute negli ultimi 2 anni, tanto da non riguardare più soltanto alcuni mercati verticali, come il settore dei database. NetApp è partita in ritardo in questo mondo, ammette Patano, ma è riuscita a colmare il gap grazie soprattutto all’acquisizione di SolidFire, tanto da essere rientrata in gran fretta nel quadrante magico di Gartner ed essere attualmente il secondo brand del mercato, con il tasso di crescita maggiore del mercato.

L’ultimo arrivato di casa è il nuovo array NetApp All Flash FAS (AFF) A700s, pensato per offrire un design compatto e prestazioni all’avanguardia, modernizzando l’IT per applicazioni aziendali esigenti, analytic workload e integrazione cloud. Insomma, come mette in luce Patano, grazie alla trasformazione avuta NetApp è passata da essere un’azienda molto software oriented a una con al centro la strategia Data Fabric, che presuppone appunto la centralità del dato e la possibilità di movimentarlo al meglio. Nell’ottica di permettere al cliente finale di avere piena libertà di scelta, NetApp si sta sforzando di essere più aperta possibile, addirittura verso aziende che potrebbero essere teoricamente concorrenti. Tutta questa evoluzione comporta naturalmente la necessità di grandi cambiamenti anche per l’ecosistema dei partner IT, che non possono essere più soltanto orientati alla vendita del ferro, ma dovrebbero sforzarsi di cogliere le nuove opportunità.

Per ora la risposta del canale NetApp non è stata del tutto soddisfacente: «C’è stata una risposta ma non come si augurerebbe. Ci sono infatti alcuni partner- a prescindere dalle dimensioni – che si stanno impegnando e che si sono mossi sulle nuove strade, purtroppo però non vediamo ancora questa spinta enorme ed è un peccato. Da un certo punto di vista i clienti finali sono più veloci della stessa filiera dell’IT. Credo che ci debba essere un grosso investimento in acquisizione di nuovi talenti, anche per quanto riguarda i partner. Portandosi in casa gente giovane, già abituata alla logica dello sviluppo software », evidenzia Patano.

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