VEM Sistemi: da Forlì all’Italia senza perdere la flessibilità - TechCompany360

La svolta con l'MBO

VEM Sistemi: da Forlì all’Italia senza perdere la flessibilità



Una delle tappe fondamentali della storia del system integrator vede l’ingresso di Bossi in società, prima come Direttore generale e poi come AD, grazie a un’operazione di Management Buyout MBO sul 95% del capitale sociale. Con questo passaggio si favorisce uno sviluppo dal piano regionale a un livello nazionale

Gianluigi Torchiani

08 Lug 2020


Stefano Bossi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di VEM Sistemi

Passare da una dimensione locale a una nazionale non è certo semplice per nessuna società, tantomeno in tempi di crescita economica ridotta all’osso. Eppure è proprio questa la trasformazione che è riuscita nello scorso decennio a VEM Sistemi, storica Tech company di Forlì, come racconta Stefano Bossi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di VEM Sistemi. Una Tech company che può già vantare una lunga storia alle sue spalle: nata nel 1986, con un acronimo che sta a indicare le iniziali dei due fondatori, la società si è caratterizzata inizialmente per una estrema attenzione alla parte hardware dell’IT, in particolare alle infrastrutture fisiche per il funzionamento dei Data Center. Nel corso degli anni il raggio di azione si è progressivamente allargato, in particolare verso il networking e il mondo IP, permettendo a VEM di diventare il classico system integrator regionale con una serie di ottimi clienti (soprattutto nel Mid Market) e conti in costante crescita.

Una crescita nell’ottica dell’innovazione e della semplificazione

La storia è cambiata con l’ingresso di Bossi in società, prima come Direttore generale (nel 2011) e poi come AD, grazie a un’operazione di Management Buyout MBO sul 95% del capitale sociale. “VEM è sempre stata un’azienda in crescita ma era caratterizzata da una dimensione regionale, ovvero estremamente focalizzata sull’Emilia-Romagna. Abbiamo quindi pensato di trasformare la nostra company mission, che è diventata quella della semplificazione dei sistemi IT che sottendono una elevata complessità di integrazione. Successivamente abbiamo cercato di acquisire una dimensione nazionale, riuscendoci: in sei anni abbiamo avuto una crescita del 300%, tanto che l’anno scorso abbiamo consolidato il primo bilancio da grande impresa, con la VEM SpA che ha raggiunto i 60 milioni di euro di ricavi e i 250 addetti. In tutto questo siamo comunque riusciti a conservare la nostra grande propensione alla flessibilità. Come abbiamo fatto a effettuare questa grande trasformazione? Investendo in tecnologia, formazione e cultura aziendale. Abbiamo sempre cercato, di anticipare il mercato o perlomeno di essere nel novero degli early adopter tecnologici. A proposito di innovazione, ci sono sicuramente delle dinamiche che ne favoriscono l’adozione, dunque nel 2017 abbiamo aperto una direzione appositamente dedicata all’Open Innovation. In questo percorso siamo a disposti a commettere errori, a patto naturalmente di imparare da essi e non commetterli nuovamente. In questo modo siamo riusciti a crescere anche nella fase più acuta della crisi”. In quest’ottica VEM ha deciso di espandersi anche da un punto di vista geografico, aprendo diverse sedi lungo il territorio nazionale (tra cui Roma e Milano, oltre a Padova, Senigallia e Modena) per garantirsi così una maggiore capillarità.

Cybersecurity e Smart Working come nuovi orizzonti

Oltre ai cambiamenti strategici e culturali, ci sono altre ragioni che spiegano la crescita di VEM di questi ultimi anni: ad esempio, oltre allo storico posizionamento sul Mid market, VEM ha deciso di aggredire anche la fascia enterprise, pur mantenendo le sue classiche caratteristiche distintive (qualità del servizio, agilità e cura del cliente). Naturalmente esistono anche dei trend tecnologici che VEM è riuscita a cavalcare con successo in questi anni: accanto ai classici pilastri di business, vale a dire Networking e Data center, si è ad esempio sempre più affiancato quella della Cybersecurity, con la fondazione di Certego nel 2013. Nel 2015 è stata invece rilevata myDev, società specializzata nello sviluppo di software custom, a completamento della strategia di approccio olistico al mercato delle soluzioni verticali industriali. Già dall’inizio dello scorso decennio, VEM ha cercato di proporsi come interlocutore in uno degli ambiti oggi più citati per effetto dell’emergenza Covid-19, quello cioè dello Smart Working: “Si tratta di un tema su cui abbiamo cercato di fare moltissima formazione già nel 2011-2012, incontrando moltissime difficoltà, specialmente tra le PMI. Allora era davvero difficile, nonostante le numerose iniziative che avevamo messo in campo, far passare il concetto che moltissime attività lavorative potessero essere svolte da remoto. In questi mesi di emergenza abbiamo invece assistito a un’accelerazione incredibile, anche se in gran parte legata a una necessità esterna. La mia preoccupazione è che ora qualcuno possa pensare che basti un notebook per lavorare in smart working, quando invece non si può improvvisare, ci vuole dietro tutta una cultura e organizzazione aziendale: se vorranno mantenere a regime il lavoro agile, questo significherà per molte aziende dotarsi di reti e tecnologie di nuova generazione nonché rivedere i processi per poter utilizzare le nuove soluzioni in maniera sicura e garantire un’efficiente operatività ”.

Rotta sul cloud ibrido

Un altro elemento su cui VEM, nata nel mondo dei Data Center tradizionali e dell’On Premise, intende rafforzarsi nel prossimo futuro è quello del cloud, soprattutto nella sua accezione ibrida, con l’obiettivo di diventare un vero e proprio Cloud Advisor per i propri clienti: “Sinora ci siamo focalizzati soprattutto sul cloud privato. Più di recente abbiamo iniziato ad approcciare anche il mondo Azure e poi stiamo accelerando fortemente anche su AWS. Siamo infatti convinti che, anche per le difficoltà economiche legate all’emergenza Covid-19, il cloud conoscerà un ulteriore sviluppo. Il tema non è tanto quello del risparmio economico, quanto piuttosto che il modello alla base della nuvola, fondato sull’Opex e non sul Capex, può permettere alle imprese di avere migliori flussi di cassa. Ma il cloud non sarà l’unica scelta infrastrutturale: l’on premise continuerà a esistere mentre, con l’avvento del 5 G, assisteremo a una forte crescita dell’edge/fog computing, che può dare una risposta a quell’esigenza di rapidità tipica delle applicazioni real time. Siamo convinti che occorra possedere competenze su tutte queste tre aree per offrirsi efficacemente come Cloud Advisor ai clienti finali”.

Legami saldi con i vendor di riferimento

In questo processo di grande trasformazione, però, alcune cose sono rimaste uguali per VEM, in particolare i legami con i suoi storici brand di riferimento: a parte il mondo della security (caratterizzato di per sé da una notevole parcellizzazione), il gruppo ha deciso di mantenere una linea improntata alla brand fidelity, mantenendo e rafforzando la collaborazione con alcuni vendor strategici (Cisco, NetApp, Citrix, Schneider Electric..), sui cui sono concentrate molte delle oltre 1200 certificazioni dei tecnici VEM. Per il futuro, l’aspettativa di Bossi è che le difficoltà del mercato IT saranno legate al ritorno o meno dell’emergenza sanitaria su larga scala: “Credo però che grazie al possesso di una visione chiara le aziende abbiano la possibilità di superare anche le fasi contingenti di tempesta, mantenendo il coraggio di investire e acquisendo quindi un vantaggio competitivo. In questo senso, sono convinto che tutte le aziende che vogliono fare innovazione di prodotto abbiano ormai compreso quanto l’IT possa rappresentare un’opportunità straordinaria di trasformazione dei propri processi”.