Cosa rimane del #WPC2016: le impressioni di un system integrator italiano - TechCompany360

#WPC2016

Cosa rimane del #WPC2016: le impressioni di un system integrator italiano



La tre giorni dell’evento Microsoft dedicato al mondo dei partner è stata una conferma della necessità di un cambiamento nel business quotidiano del canale. E di una maggiore attenzione all’innovazione

Gianluigi Torchiani

15 Lug 2016


L’edizione 2016 del WPC si è conclusa, lasciando numerosi spunti ai partner di tutto il mondo. Fausto Turco, Ceo di Si-Net, ha raccontato a Digital4Trade le impressioni della tre giorni di Toronto: «Da questo WPC ho preso la consapevolezza che la nuova tecnologia sta veramente correndo e ci sta “investendo”, dobbiamo sapere salire il prima possibile sul treno, perché sono convinto che è un momento storico. Le soluzioni e le piattaforme sono pronte, disponibili, sviluppabili e integrabili, sia con processi antichi di aziende consolidate che processi di start up. Noi italiani siamo troppo legati – io in “primis” – a salvare e proteggere il consolidato, non abbiamo né tempo né occhi per guardare fuori e vedere cosa sta succedendo. Spesso abbiamo paura ad andare a proporre qualcosa di innovativo ai nostri clienti, che ci seguono anche da decenni. Per timore di svegliarli, non ci andiamo e non gli diciamo cosa sta succedendo, col rischio che se passa qualcuno da loro, lo perdiamo».

Tutto questo deve provocare un profondo cambiamento nel business del canale: «Non dobbiamo andare dal nostro cliente “storico” e dire “ guarda c’è questa ultima tecnologia che sono sicuro fa per te, che ti conosco, e costa tot”. Questo è un vecchio modello di business, dobbiamo cambiare approccio e comunicazione, dobbiamo andare da loro con delle soluzioni già pronte. I clienti si aspettano che noi gli forniamo prove tangibili che la Digital Transformation possa aiutarli. Dobbiamo quindi mostrare loro come lavorerebbero meglio i collaboratori, come possono comunicare meglio con i propri clienti, come possono analizzare meglio i processi in Real Time. Insomma, dobbiamo dimostrarglielo, non solo informarli».

Anche se, forse, in Italia, il cambiamento si sta imponendo in maniera meno drastica, riflette Turco: «Abbiamo alcuni paesi europei in cui Office 365 viaggia con incrementi percentuali a 3 cifre, mentre in Italia facciamo fatica a superare le 2. E questo è solo un dato. In Italia siamo abituati a cambiare, quando siamo costretti, dopo un adempimento di legge che ce lo chiede (vedi Fatturazione Elettronica) o quando si rompe qualcosa, o quando un nostro competitor ha cominciato a fare numeri interessanti. Non cambiamo perché ci sono soluzioni che ci premettono di crescere e migliorare perché l’IT lo vediamo come costo da ammortizzare e non come una risorsa del nostro business, è questa la nostra difficoltà. All’estero stanno sparendo le catene della grande distribuzione IT, da noi sia per il consumer che per il business, si fa la coda a volte al sabato e alla domenica, oppure si cerca il prezzo più basso su internet per trovare 10 PC a 30 euro in meno. Qui sta la differenza, qui cerchiamo prodotti, fuori cercano soluzioni. Ci vorrà tempo, ma penso che un cambiamento di approccio di questo tipo sarà inevitabile anche in Italia».

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