Attiva Evolution: Coronavirus e didattica da remoto

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Coronavirus e didattica da remoto: i finanziamenti non bastano



I finanziamenti del governo servono, ma non c’è tempo per formare i docenti e l’infrastruttura tecnologica italiana non è solida

di Redazione

20 Mar 2020


Per ridurre la diffusione dei contagi da Coronavirus, il governo italiano ha incoraggiato le imprese all’adozione dello smart working e le scuole all’implementazione della didattica da remoto. A questo proposito, sono stati stanziati 85 milioni di euro a favore del sistema scolastico, 10 milioni dei quali verranno dedicati all’implementazione di strumenti digitali per l’e-learning. Oltre ai finanziamenti, un altro punto a favore è il ricco e variegato panorama delle piattaforme che abilitano la didattica online.

Tuttavia, come osserva Lorenzo Zanotto, Sales Manager di Attiva Evolution, distributore a valore aggiunto di soluzioni IT che nel suo portfolio vanta alcune delle aziende leader nel settore della Unified Communication and Collaboration (UCC) “La messa in campo di un sistema di didattica online richiede una fase preparatoria e di formazione piuttosto lunga e complessa. In una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo è invece necessario bruciare le tappe”.

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Un altro problema è da imputare al panorama infrastrutturale italiano. Secondo gli ultimi dati ISTAT, le famiglie con almeno un minore al loro interno che hanno un collegamento a banda larga (ADSL o fibra) sono solo il 72% e il fatto che la penetrazione digitale in Italia sia avvenuta soprattutto attraverso gli smartphone, si sta rivelando un problema. Molti insegnanti segnalano che gli studenti che hanno connessioni Internet mobile a consumo stanno esaurendo il traffico disponibile e le iniziative di alcuni operatori telefonici, che hanno regalato GB di traffico, non sono sufficienti a mitigare il problema.

“Quello che ci auguriamo è che le difficoltà vengano superate nel migliore dei modi e che questo difficilissimo periodo possa aiutarci a considerare l’idea di lavorare per una diversa e più solida infrastruttura tecnologica a livello paese” conclude Zanotto.