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Partner bimodali

Cosa significa Digital Transformation? Che dietro le quinte lavora una best selection di partner



Come un vero alter ego digitale, il canale aiuta le imprese a ripensare, riprogettare, integrare in modo nuovo la tecnologia, innestandola sui processi di business. Giocando un ruolo strategico, è così che i provider riescono a calarsi in ogni singola realtà e a coordinare l’innovazione, accompagnando lo sviluppo e la crescita delle aziende

Redazione #Digital4Trade

21 Dic 2016


Che cosa significa veramente digital transformation? In estrema sintesi significa utilizzare una combinazione di diverse soluzioni tecnologiche, nelle loro varie accezioni chiamate: automazione, informatizzazione, virtualizzazione, cloud, mobile, Unified Communication and Collaboration e Internet of Things.

Oggi, però, si usa un unico termine: digitalizzazione. Il termine riassume un approccio finalizzato a ragionare di massima convergenza tra sistemi e flussi informativi, proprietari o affidati a partner, che corrono attraverso le reti, passando dal Web.

L’obiettivo? Semplificare la maggior parte dei processi aziendali, dematerializzando e riducendo ridondanze ed errori legati ad attività manuali non strategiche. Digital transformation significa anche integrazione tra tutti gli stakeholder aziendali: sol così infatti si può abilitare quella collaboration che aiuta le persone a condividere i dati e a lavorare in maniera più sinergica e armonica evitando, grazie a componenti più automatizzate, inutili attese, interferenze ed errori tipici di una gestione manuale.  

I vantaggi di questa innovazione pervasiva,  che sta coinvolgendo in vario modo il mondo della produzione e dei servizi,  sono molteplici: maggiore efficienza, miglior operatività a costi più contenuti e una velocità inedita del rilascio di soluzioni, prodotti e servizi. 

Digital transformation ….ma di cosa?

Le espressioni Digital Transformation o Digital Disruption non hanno tuttora un significato univoco. A seconda degli ambiti applicativi e normativi, ma anche delle competenze necessarie, le sfumature di senso cambiano, facendo riferimento a diversi framework: c’è chi sottointende una decisa omnicanalità, chi sposa l’interattività, c’è chi preferisce riferirsi a un approccio bimodale e chi ragiona di iperconvergenza, altri preferiscono parlare genericamente di innovazione e altri ancora cavalcano il tema della business disruption. Sempre e in ogni caso, si tratta di scegliere un cambiamento di vision e di strategia. Le aziende sanno che c’è poco tempo per tergiversare, aspettando di vedere quali sono i trend di riferimento per evitare di sbagliare. Eppure ci sono ancora diversi freni alla digital transformation. Il motivo? La necessità di dover innestare reingegnerizzazioni importanti: per le grandi aziende, come per le Pmi o gli studi professionali, significa rivedere processi operativi interni, ma anche le modalità di interazione con i clienti e i fornitori. Implica anche il dover progettare nuovi prodotti e servizi digitali, veicolati su nuovi canali online e offline con chiavi di sicurezza estremamente più complesse, e capacità di analisi dei dati digitali molto più integrate e spinte.

Tutto questo, con l’eventualità  di coniugare il mondo off line con il mondo online, gestendo infrastrutture, sistemi, applicazioni e servizi in maniera estremamente più flessibile e dinamica, grazie alle nuove logiche dell’As a Service e del Pay per Use inaugurate dall’evoluzione sempre più spinta della virtualizzazione e del cloud. Non a caso, da più parti del mondo, osservatori e analisti considerano universalmente la trasformazione digitale come uno dei più importanti trend del nostro tempo. 

Il canale come alter ego digitale del business

Implementare tecnologie di automazione nei sistemi IT delle imprese  non è sufficiente a creare la magia della digital transformation. Per innovare il modo di lavorare e di produrre, stabilendo rapporti più proficui sia nel B2B che nel B2C, aiutando le aziende a diventare davvero più competitive, bisogna aiutare le persone che lavorano nelle organizzazioni a cambiare le proprie vision e a potenziarle. L’approccio bimodale, infatti, non significa solo governare la vita digitale e analogica delle aziende. Il mondo informatico è binario e pare duale anche la strategia.

  1. Da un lato, è necessario scegliere o sviluppare tecnologie adatte al contesto aziendale, attraverso protocolli, interfacce, soluizoni e sistemi che aiutino a far coesistere le soluzioni pregresse con quelle nuove. Il back end del business è fatto di architetture e sistemi da integrare, governare e  proteggere.
  2. Dall’altro, bisogna migliorare la user experience, secondo concetti di interattività estremamente più standardizzati, intuitivi, rapidi e flessibili. La digital transformation, infatti, ha un asso nella manica: una tracciabilità e uno scouting analitico dei comportamenti e dei flussi di dati che offrono informazioni importanti a supporto del sistema decisionale ma ad ogni nuovo aggiornamento non si può far perdere tempo alle risorse per ricominciare a usare tasti funzione e menu come se non ci fosse domani. L’interaction design, infatti, deve diventare un asset fondante dello sviluppo (perché anche l’utente IT è un cliente).

Il canale, nel suo ruolo di provider tecnologico e di system integrator, deve calarsi in ogni singola realtà per aiutare le imprese a ripensare, riprogettare, integrare in modo nuovo la tecnologia, innestandola sui processi di business.  La digital disruption non riguarda semplicemente l’implementazione di tecnologie innovative all’interno di un’organizzazione, ma è piuttosto la capacità e l’opportunità di fare le cose in maniera diversa, attraverso le nuove funzionalità e servizi che queste tecnologie abilitano. Per gli operatori e i provider, si tratta di lavorare su nuovi paradigmi che impongono necessariamente un significativo cambiamento di mentalità sia nell’approcciare le aziende, sia nell’approcciare la scelta delle tecnologie.

L’obiettivo è trasformare gli operatori del canale, da semplici rivenditori di pacchetti software o di ferro, a consulenti e fornitori di soluzioni e servizi digitali a tutto tondo, facendoli diventare, in qualità di alter ego aziendali specializzati nella risoluzione dei processi IT, dei veri e propri partner digitali.