Speciale CIO-Canale

Nanosoft: i CIO sono più interessati ai risultati che ai tecnicismi

Dario Vemagi, ceo della società, evidenzia come dalle aziende ci sia una crescente domanda di innovazione così da acquisire vantaggi competitivi

Pubblicato il 14 Nov 2014

Gianluigi Torchiani

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Il rapporto tra CIO aziendali e operatori del canale è in questa fase sottoposto a crescenti pressioni per via dei grandi mutamenti che stanno sconvolgendo il mercato. Abbiamo perciò deciso di mettere a confronto sette operatori e sette CIO per evidenziare i rispettivi pregi e difetti e capire in che direzione dovrebbe evolvere il loro rapporto. Uno degli intervistati è Dario Vemagi, Ceo di Nanosoft, rivenditore e integratore di prodotti e servizi IT.

Da uno a 10 quanto interessa l’innovazione tecnologica ai vostri clienti e perché?

L’innovazione è sempre di più un vantaggio competitivo per le aziende e quindi reputo naturale che ci venga richiesta con sempre più energia. Volutamente ho parlato di innovazione e non di innovazione tecnologica, perchè questo ultimo termine è assolutamente limitante. La tecnologia di per se non rappresenta un vantaggio, lo diventa nel momento in cui viene utilizzata come strumento per creare valore. In questa ottica il nostro ruolo diviene sempre più consulenziale anche perchè il CIO è sempre meno interessato ai tecnicismi per concentrarsi sui risultati da ottenere.

Quale è l’argomento che fa sempre “colpo” oggi su un Cio? Quale invece è meglio evitare?

Semplice. Da qualche anno la riduzione dei costi è la parola chiave. In verità il termine corretto è efficienza, ossia permettere ai CIO di fare di più con meno. Le aziende richiedono sempre più servizi, sempre più continuità, sempre più flessibilità e semplicità. Tutto questo si deve ottenere senza impattare negativamente sui budget e sui processi. Quindi ci viene richiesto un nuovo approccio, che noi definiamo olistico, alla soluzione delle esigenze. Quindi strumenti innovativi come il Cloud, se correttamente inseriti nel contesto aziendale e integrati con l’esistente, sono la chiave per il cuore del CIO. Come idea di base invece il CIO non è ben disposto verso chi cerca di vendere qualcosa, qualsiasi cosa. Ossia chi si presenta con un prodotto, qualunque esso sia e indipendentemente dal vantaggio che l’azienda ne deriva, è male accetto a chi ha necessità più complesse e poco tempo per risolverle.

Quali sono le tre caratteristiche che, a vostro avviso, un buon Cio dovrebbe sempre avere?

Le caratteristiche di un CIO sono le stesse che dovrebbe avere qualsiasi manager, ossia:

Capacità di mettersi in discussione. I partner che sono capaci di portare innovazione vanno ascoltati tutti e senza preclusioni. Alcune volte i CIO sono troppo ingessati nella tradizione e hanno più paura di sbagliare che di innovare.

– Capacità di creare un team. Anche il più preparato dei CIO non può avere tutte le competenze che sono necessarie per affrontare ogni argomento. La capacità di essere un grande direttore d’orchestra è fondamentale.

– Entusiasmo. L’energia che un CIO è in grado di emanare sia nei confronti dei collaboratori che dell’azienda è immediatamente percepibile. Se il CIO è innovazione, allora deve anche essere in grado di mettere a terra l’energia che serve per introdurla e mantenerla.

Rispetto a 3 anni fa, nel processo decisionale che riguarda un progetto IT, quanto è diminuito o aumentato il “potere” di un CIO e perché?

La mia percezione è che esistano due diversi comportamenti a seconda delle caratteristiche di ogni azienda. In quelle meno innovative, o meglio tradizionali, l’impatto è stato di diminuzione della capacità decisionale. La riduzione dei budget è stata affrontata in maniera appunto tradizionale con tagli lineari. Mi dispiace dire che, indipendentemente, dalla scritta sul biglietto da visita in queste aziende il CIO è ancora un capo-centro. In quelle più evolute è stata l’opportunità per cambiare le regole del gioco. Quando il CIO ha un ruolo proattivo, magari nel board, la capacità di portare innovazione e valore è di molto aumentata. Naturalmente questa ultima opzione deve trovare una condivisione a tutti i livelli dell’azienda e non è limitata all’IT e i suoi processi.

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