Nuove proposte

Awingu “apre” le porte del data center agli utenti remoti

Condivisione delle applicazioni via browser, indipendentemente dal device utilizzato e dal sistema operativo. Il vendor apre in Italia e sviluppa un canale per l’espansione del mercato del “workspace aggregator” a cui assicura margini oltre il 30%

Pubblicato il 14 Lug 2017

Loris Frezzato

awingu

Il cloud nel nome, ma non di solo cloud vive Awingu, il cui nome deriva da wingu, tradotto in nuvola in lingua swahili. Ma questo non deve, appunto, far pensare che Awingu consista in una soluzione cloud. Anzi: si tratta di un’appliance, e come tale installabile sul cloud oppure on premise. L’azienda nasce in Belgio nel 2011 da un gruppo di investitori, tra i quali figura Proximus, la principale Telco del Belgio, e da lì l’espansione non si è più fermata, coinvolgendo UK, USA, Francia e ora l’Italia, presieduta da Gianpaolo Sticotti, in qualità di channel manager, ma a tutti gli effetti con il ruolo di responsabile della filiale, che si è da subito attivato per dare un impulso allo sviluppo del mercato e del canale del brand, già da un anno presente nella Penisola attraverso la distribuzione di Tech Data. «E i prossimi step saranno la Germania, il Far East e l’Australia – spiega Sticotti -. Un’espansione che segue un riconoscimento anche da parte degli osservatori del mercato, con Gartner che ci ha definito per il secondo anno di fila “cool vendor” nell’ambito del workspace aggregator, che sta prendendo velocemente piede proprio in tema dell’accesso remoto, mobility, BYOD. Ossia consentire agli utenti, ovunque essi siano e con qualunque dispositivo, con qualsiasi sistema operativo, di accedere ai servizi e alle applicazioni che risiedono sul data center e che possono essere on premise, presso un service provider oppure su Azure, vista la forte sinergia che abbiamo con Microsoft o, ancora, su Amazon o sul cloud IBM».

Gianpaolo Sticotti. channel manager di Awingu

Ostacoli aggirati

La logica è quella di svincolare gli utenti che devono fare accesso remoto alle applicazioni, dalla liturgia delle credenziali, VPN, driver da installare, manutenzione e compatibilità varie. È infatti sufficiente un browser e l’installazione dell’appliance Awingu su una macchina virtuale.
Dirlo è semplice, ma è invece ritenuto essenziale il ruolo un canale che vada presso il cliente, spieghi l’utilizzo, effettui la configurazione della macchina, installi l’applicazione. Un canale che comprende anche gli ISV, i quali, anche se non hanno scritto le proprie applicazioni in SaaS, possono ottenere la possibilità di averne ugualmente l’accesso via cloud e da remoto. Ovviando, tra l’altro, alle problematiche di sicurezza dei clienti derivanti dall’utilizzo di piattaforme “consumer” di condivisione, come può essere la versione base di Dropbox, spesso utilizzata dagli utenti ma eludendo le policy di sicurezza definite dalle aziende. Con Awingu si aggira l’ostacolo accedendo alla stessa schermata di chi deve condividere il documento e lavorandoci insieme, apportando modifiche in tempo reale.

«Tutto ciò avviene in maniera estremamente snella dal punto di vista dell’utente – riprende Sticotti -, consentendogli di utilizzare applicativi da macchine con sistemi operativi anche obsoleti, con la salvaguardia completa di investimenti pregressi, rendendo utilizzabile qualsiasi client, dal più nuovo al più vecchio, senza doverlo appesantire per l’uso dell’applicazione, dal momento che passa tutto via browser. Si toglie così l’incombenza di manutenere e gestire i client, sui quali, tra l’altro, allo spegnimento non resterà alcuna traccia delle applicazioni e dei file utilizzati, essendo accessibili attraverso una “finestra” aperta sul browser. Una sorta di streaming dell’applicazione».

Partner già attivi

Il target elettivo è la medio-piccola impresa, con esigenze di mobilità e di accesso alle applicazioni difficili da soddisfare con la maggior parte delle applicazioni esistenti, che richiederebbero investimenti architetturali da grande azienda per la condivisione sicura dei file, altrimenti effettuata con strumenti troppo consumer per poterne garantire affidabilità e sicurezza.
Il tutto per soli 7 euro al mese per singolo utente.  Già alcuni partner sono a bordo: S2E, Microsys, Teleion, DevData ed Edist, reperibili attraverso il “partner locator” sul sito del vendor, i quali hanno già preso contatti con i clienti, sperimentando il prodotto e avviato progetti e che sono al lavoro sul percorso di certificazione. Questi sono supportati attraverso il nostro partner program, che prevede deal registration e, assicura Sticotti, «margini impressionanti, a partire dal 30%».

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