DS Group, il Ceo e fondatore Quartiero: “In Borsa soltanto con un progetto scalabile” - TechCompany360

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DS Group, il Ceo e fondatore Quartiero: “In Borsa soltanto con un progetto scalabile”



La società fondata nel 1991 vede ora grandi opportunità di business nella Smart economy, una nuova dinamica commerciale fondata sugli strumenti di video-collaborazione che l’emergenza sanitaria ha accelerato

Gianluigi Torchiani

05 Ago 2020


Romeo Quartiero, fondatore e Ceo di DS Group

Trent’anni di attività sul panorama ICT italiano, con alle spalle tante storie di successo, ma con una mentalità sempre da startup, alla ricerca di un’innovazione e di un modello di business che potesse trasformare radicalmente il mercato e la propria esperienza imprenditoriale. Può essere vista così la storia di DS Group, società di consulenza specializzata nella trasformazione digitale omnicanale delle aziende fondata nel 1991 da Romeo Quartiero, oggi Ceo. L’azienda nacque allora con l’obiettivo di sfruttare l’idea alla base della tesi di laurea del fondatore, il DS Lab, un vero e proprio Decision Support System concepito per essere pacchettizzato e commercializzato su scala globale. In effetti nei primi anni Novanta DS Group, che sostanzialmente coincideva con il suo prodotto DS Lab, riuscì a vendere migliaia di copie anche negli Stati Uniti, oltre che in Italia.

La svolta verso la mobility

Con il passare degli anni, però, il DS Lab non riuscì veramente a sfondare sul mercato, così Quartiero decise di effettuare la prima vera svolta della società, facendola spostare sul nascente mercato della mobility. “Sulla scia di quanto succedeva negli Usa, abbiamo colto l’opportunità dei palmari equipaggiati con Windows Ce di Microsoft, comprendendo che ci trovavamo di fronte alla nascita di un nuovo mercato. Da lì è cominciata la nuova era di DS Group, che dalla fine degli anni 90 si è affermata come una società specializzata nella mobility. Ad esempio nel giro di pochi anni ci siamo trovati a collaborare con una società del calibro di Enel, che ha utilizzato i nostri palmari per realizzare il suo progetto di installazione degli Smart meters nelle case degli italiani. Qualche anno dopo abbiamo cominciato a produrre anche il software che girava su questo hardware, ad esempio realizzando la piattaforma per il Postino telematico, dando vita a una collaborazione che dura ancora oggi. Nel 1997, ci siamo anche affacciati nel mondo della sanità, progettando una piattaforma che permetteva di avere una la cartella clinica su tablet, che vinse la sua prima gara all’ospedale di Vimercate”.

L’avventura nel mondo del Fashion

Anche questa prima era di successo di DS Group, molto legata a un brand come Microsoft, ha però avuto termine, una volta mutate le condizioni di mercato. Nel 2011, ad esempio, DS Group decise di uscire dal mercato della sanità, considerato troppo complicato, cedendo il ramo di azienda a Dedalus. Soprattutto, nella mobility, il gruppo puntò verso l’iPad di Apple, riuscendo a proporlo anche ai grandi nomi del fashion e del retail per l’impiego da parte delle reti commerciali e nei punti di vendita. “Nel 2015 ci siamo resi conto che la mobility era diventata un po’ una commodity. Dunque oltre che a seguire i grandi clienti enterprise, abbiamo acquisito una competenza sempre più specifica sul fashion, dove ormai svolgiamo consulenza e innovazione sui processi di business. In particolare l’omnicanalità, ovvero la necessità di andare a creare una sinergia tra i diversi canali di vendita, è diventata un po’ il nostro mantra, il nostro modo distintivo di approcciarci al cliente”.

Un business per il post lockdown: la Smart economy

Proprio in questo senso vanno viste le nuove iniziative che DS Group ha messo in campo a partire dal periodo del lockdown, che puntano a favorire la piena diffusione di una nuova modalità di vendita (ribattezzata Smart economy) fondata sui moderni strumenti di video-collaborazione nel mondo del fashion ma non solo: “In questo periodo dell’anno i brand della moda erano soliti vendere la propria collezione primavera estate 2021 ai buyer, cioè ai negozi indipendenti. Fino al Covid-19, il rituale consolidato prevedeva che i buyer si recassero fisicamente nello showroom aziendale per acquistare le collezioni di proprio interesse. Dal momento che le normative sanitarie non consentono questa modalità, abbiamo cominciato a creare delle soluzioni di show room a distanza, che abbiamo chiamato smart showroom. Abbiamo poi avviato anche un progetto (Smart Boutique), ancora non messo in pratica, che consentirà di vendere anche al consumatore finale le collezioni. In quest’ultimo caso si tratta di un canale che prevede una vendita assistita, con un vero e proprio commesso, un personal shopper, che assiste il cliente a distanza, che può così comperare oppure assistere alla presentazione della nuova collezione o di un look fatto su misura, attraverso applicazioni pensata ad hoc per questa relazione a distanza. L’aspetto importante è che parliamo di un vero e proprio nuovo canale per la distant sales a disposizione delle aziende del fashion (ma non solo) che potrebbe affiancarsi a quelli attualmente esistenti (ecommerce, negozi brandizzati e negozi di terzi)”.

Quotazione in Borsa solo con un progetto replicabile

L’emergenza sanitaria ha insomma portato molto fermento e vitalità per DS Group, che punta a cogliere questa opportunità della Smart economy per fare un definitivo salto di qualità: a fine 2019 il gruppo era composto da circa 130 persone, con un fatturato di 11 milioni di euro, in progresso continuo nell’ultimo biennio. Eppure, il fondatore è deciso a non accontentarsi: “Onestamente posso dire che siamo in costante crescita, i numeri saranno positivi anche in questo 2020, eppure al momento non abbiamo ancora sfondato del tutto, non siamo stati in grado di creare una soluzione scalabile e ripetibile, ed è qualcosa che manca alla mia carriera d’imprenditore”. L’apporto di forze esterne, magari attraverso una quotazione in Borsa, potrebbe essere di aiuto a Ds Group? “Già nel 2012 eravamo stati inclusi tra le 30 aziende Elite, il programma di Borsa italiana che cerca di accompagnare le aziende alla quotazione, ma poi non abbiamo mai fatto il passo. Perché? Quello che dico sempre è che non si tratta di persuadere qualcuno a mettere dei soldi in una azienda quanto, piuttosto, occorre convincere l’imprenditore della bontà di una scelta di questo tipo. Mi spiego: la quotazione in Borsa non è un traguardo, è il momento è in cui un’azienda riceve dei capitali per poi svilupparsi ulteriormente. Ma comunque è il segno di una crescita seria, di una dimensione rilevante e di un valore oggettivo. Allo stesso tempo sia la quotazione che l’accettazione della presenza di un fondo di investimento sono strumenti onerosi, che tolgono un certo grado di indipendenza e costringono l’impresa a dei costi aggiuntivi. Insomma, per fare un passo di questo tipo occorre avere dietro un progetto che abbia una sua replicabilità e scalabilità. Tutta la mia storia di imprenditore è stata una continua riconcorsa in questo senso”.

 

Indipendenza e autonomia per distinguersi nel mercato dell’ICT

Una ricerca che va anche oltre le mode tipiche del mondo ICT: “I grandi trend sono un po’ la maledizione di noi informatici, oggi ad esempio si è poco considerati se non si parla di Industria 4.0. Oppure si parla tanto di Blockchain, a cui invece noi non crediamo più di tanto, oppure si considera il 5G come la panacea di tutti i mali. Noi, invece, restiamo una voce fuori dal coro: quello che vediamo, piuttosto, è la grande possibilità di affermazione del tema del distant sales e della Smart economy. Si tratta di un trend che è senz’altro agli albori, ma per diventare leader occorre sostanzialmente crearsi un nuovo mercato”. Sempre con lo spirito d’indipendenza che la contraddistingue, DS Group punta a continuare a mantenere una politica di autonomia rispetto ai grandi big del mercato Ict: “I system integrator legati a doppio filo ai vendor possono avere senz’altro un bel business, potendo contare quasi in automatico sull’arrivo di grandi clienti. Però poi il vendor mantiene un potere negoziale notevole nei confronti del system integrator stesso. Noi preferiamo andare avanti per la nostra idea, alleandoci tatticamente con i grandi nomi del settore, ma mantenendo la nostra indipendenza”. In questo modo DS Group punta ad avere le carte in regola per competere sul mercato ICT, con la convinzione e la consapevolezza che questo mondo nei prossimi cinque anni sarà sottoposto a mutamenti ancora più distruptive rispetto ai precedenti trenta.