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Cloud: dalla sovranità digitale alla private AI. Perché l’Europa deve accelerare



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L’AI è ormai un’infrastruttura strategica. La distinzione tra public e private AI ridefinisce temi di controllo, sicurezza e costi. Per l’Europa, la sfida passa dalla sovranità digitale: infrastrutture, governance e normative devono convergere per garantire autonomia, conformità e competitività nel nuovo scenario globale dell’intelligenza artificiale

Pubblicato il 28 gen 2026

Massimo Bandinelli

marketing manager di Aruba Cloud



Private AI sovranità digitale
Massimo Bandinelli, marketing manager di Aruba Cloud

Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2024 il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 58% rispetto all’anno precedente. Numeri che certificano un passaggio chiave: l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia emergente, ma un’infrastruttura invisibile che incide su decisioni, servizi pubblici, sicurezza, sanità, industria e comunicazione. La sfida non è più se adottarla, ma come farlo in modo sostenibile, sicuro e coerente con i valori europei.


Public AI e private AI: due modelli, due livelli di controllo

In questo scenario si rafforza la distinzione tra public AI e private AI. La prima offre potenza, accessibilità immediata e scalabilità, ma si fonda su modelli e infrastrutture non direttamente controllabili dagli utenti. I dati possono transitare o risiedere fuori dall’Europa e il livello di trasparenza su conservazione e utilizzo resta spesso limitato, con implicazioni rilevanti sul piano normativo e strategico.


Private AI: governabilità, sicurezza e conformità

La private AI nasce invece per operare in ambienti dedicati e protetti, su infrastrutture riservate e sotto il pieno controllo dell’organizzazione. Questo significa sapere dove sono i dati, chi vi accede e secondo quale quadro normativo. Non è una scelta ideologica, ma una necessità concreta per settori che gestiscono informazioni sensibili o critiche – dalla sanità alla finanza, dalla giustizia alla pubblica amministrazione – dove sicurezza, riservatezza e conformità non sono negoziabili.


Costi prevedibili e pianificazione strategica

Un ulteriore vantaggio della private AI riguarda la gestione economica. I servizi pubblici a consumo possono generare costi variabili e difficili da stimare nel tempo. Una piattaforma privata, invece, consente di definire un perimetro di spesa chiaro e scalabile, facilitando la pianificazione degli investimenti e l’allocazione delle risorse nel medio-lungo periodo.


Sovereign by design: la nuova frontiera europea

Questa evoluzione apre una questione più ampia sul ruolo dell’Europa nello scenario digitale globale. Con la crescita dell’AI, anche la sua governance deve restare sotto regolamentazione europea. Da qui il concetto di sovereign by design: non basta che i dati siano fisicamente in Europa, devono essere gestiti da un ecosistema progettato fin dall’origine secondo principi di sovranità, indipendenza normativa e controllo diretto su infrastrutture, software e processi.


Senza sovranità digitale non esiste Private AI

La Private AI presuppone una reale sovranità digitale. Servono data center, cloud, capacità di calcolo e storage pensati per contesti isolati e sicuri. È un cambio di paradigma che va oltre la tecnologia e tocca temi come fiducia, protezione degli asset strategici e autonomia decisionale di Stati e organizzazioni nel definire il proprio futuro digitale.


Infrastrutture AI su misura per le organizzazioni

Le organizzazioni hanno bisogno di risorse di calcolo dedicate: server con GPU, GPU on demand e architetture AI progettate sulle reali esigenze operative. Ambienti pronti all’uso o facilmente personalizzabili permettono di concentrarsi sull’evoluzione dei modelli, non sulla complessità tecnica. La possibilità di eseguire modelli open source o proprietari in spazi completamente isolati diventa così un pilastro della sovranità e della riservatezza dei dati.


Normative europee: un punto di partenza, non di arrivo

Il quadro normativo europeo si sta muovendo in questa direzione con GDPR, NIS2, Data Act, AI Act ed eIDAS 2.0, che definiscono un modello basato su diritti, sicurezza e accountability. Ma le regole da sole non bastano. Senza investimenti rapidi in infrastrutture sovrane e competenze, l’Europa rischia di restare indietro rispetto a chi controlla le grandi piattaforme globali.


La scelta dell’AI è una scelta di giurisdizione

Serve un cambio di approccio da parte di istituzioni, imprese e pubbliche amministrazioni. La domanda chiave non è solo “quale AI adottare”, ma “su quale infrastruttura e sotto quale giurisdizione farla crescere”. La selezione dei partner tecnologici diventa quindi una decisione strategica, tanto quanto quella dei modelli di intelligenza artificiale.


Il futuro dell’AI europea si gioca ora

Nei prossimi mesi, la differenza la farà la capacità di implementare un’AI efficace per i propri obiettivi, proteggendo al tempo stesso i dati: infrastrutture adeguate ai workload, processi chiari e una governance solida. È su questo terreno che si deciderà il futuro dell’intelligenza artificiale europea.


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