Metà delle auto connesse hanno problemi di sicurezza - TechCompany360

IoT

Metà delle auto connesse hanno problemi di sicurezza



I ricercatori di IOActive hanno individuato i principali rischi che mettono in pericolo i veicoli connessi alla rete

Paolo Longo

11 Ago 2016


Che il panorama delle auto connesse non fosse così privo di rischi lo sapevamo già, ma per IOActive le cose sono più serie del previsto. I ricercatori dell’agenzia di sicurezza hanno infatti stilato un documento, chiamato “Commonalities in Vehicle Vulnerabilities”, in cui evidenziano i principali rischi che ad oggi possono colpire le auto connesse, mettendo a rischio non solo la vita dei passeggeri ma anche quella degli altri veicoli. Secondo gli studiosi, il problema principale dei mezzi interconnessi è la possibilità che un soggetto terzo si intrufoli nel sistema di bordo, sia per prendere il controllo del veicolo (o almeno, di parti limitate) che per evidenziare o nascondere malfunzionamenti della macchina, così da recare un danno evidente per la salvaguardia delle persone. Facciamo un esempio: se da qualche giorno il mezzo ha una perdita di olio e non me ne sono mai accorto, il computer di bordo dovrebbe segnalarlo. Se un hacker riuscisse a entrare nel sistema e a nascondere l’avviso in questione, causerebbe danni evidenti al possessore e farebbe peggi nel caso di notizie sullo stato dei freni, cuscinetti e così via.

Per IOActive, eventualità del genere sono reali ma, per fortuna, evitabili in qualche modo. Il motivo principale è che per inserire un malware o crearsi un ingresso nei comandi di bordo, un hacker dovrebbe accedere almeno una volta fisicamente al veicolo. Una delle porte principali verso l’infrastruttura è rappresentata dallo stereo che, grazie al comune supporto USB può accettare chiavette e cavi di collegamento, utili a chi ha scopi ben poco etici. Chiaramente il panorama delle auto connesse ha bisogno di studiare periodicamente le falle e i bug sfruttabili da malintenzionati. Abbiamo ancora negli occhi quanto accaduto nel 2015, quando Charlie Mille e Chris Valasek avevano individuato delle pesanti vulnerabilità a bordo delle Jeep Cherokee, che se solo fossero state collegate perennemente alla rete avrebbero potuto causare guasti anche maggiori.

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