Google, il Rapporto di trasparenza mostra un incremento delle richieste di dati degli utenti - TechCompany360

Privacy e sicurezza

Google, il Rapporto di trasparenza mostra un incremento delle richieste di dati degli utenti



Dopo uno stallo semestrale ecco un’impennata nelle domande fatte dai governi circa i navigatori che usano i servizi di Big G

Paolo Longo

22 Lug 2016


In sei mesi oltre 40.000 richieste di accesso ai dati personali degli utenti da parte degli organi di sicurezza governativi. Basterebbe questo numero, comparato alla rilevazione precedente di 35.365 domande, a far capire quanto sia cresciuta la necessità di usare le informazioni prodotte dalla rete per portare avanti indagini locali o di sicurezza internazionale. La cifra è quella che scaturisce dal nuovo Rapporto di trasparenza emesso da Google che, periodicamente, ci informa sull’interesse che i singoli governi pongono sulle identità digitali dei loro cittadini, come prove determinanti che possono rappresentare un punto di svolta per casi complessi, spesso irrisolti. 

Con un’analisi che arriva al dicembre del 2015 dunque, Google ha riscontrato un totale di 40.677 richieste, più di 5.000 rispetto all’indagine conclusa a giugno dello stesso anno. Come se non bastasse, al record già raggiunto se ne affianca un altro, quello sul numero dei profili unici su cui è caduto l’interesse dei controllori: 81.311 contro i 68.908 dei sei mesi anteriori. La compagnia di Alphabet ha spiegato di aver risposto il 64% delle volte alle procedure avviate sulla sua piattaforma, dimostrando così di dar seguito il più possibile a ciò che chiedono gli enti e le organizzazioni. In realtà, si nota una minore reattività di Google in tal senso, visti i picchi passati del 76%, ma tutto può dipendere dall’effettiva utilità e validità delle domande di accesso poste dall’esterno.

In Italia le richieste nel semestre sono state 897, con Google che ha risposto al 41% di esse, per un totale di 1.124 account specificati. In confronto al Rapporto precedente, ci sono state 61 domande in meno, un dato in leggera controtendenza tra quelli dei principali paesi al mondo.

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