Analisi

IBM Consulting: è il momento di valorizzare anche il Made In Italy Digitale



A colloquio con Gianni Margutti, Managing Partner di IBM Consulting.
Per accompagnare la trasformazione digitale e la trasformazione di business delle imprese italiane servono competenze tecnologiche, di processo e di industria.

Maria Teresa Della Mura

Pubblicato il 04 Dic 2022


È passato poco più di un anno da quando IBM ha trasformato Global Business Services in IBM Consulting, una realtà il cui compito principale è accompagnare le aziende nei percorsi di trasformazione digitale.
IBM Consulting è presente in 150 Paesi, Italia compresa, con 160.000 dipendenti, la cui attività poggia su due pillar fondamentali: da un lato le tecnologie, cloud ibrido e intelligenza artificiale, dall’altro il focus su percorsi di trasformazione sempre più business-oriented.

Abbiamo incontrato Gianni Margutti, Managing Partner di IBM Consulting, per cercare di capire qual è il ruolo che la società vuole giocare nel non semplice panorama delle imprese italiane.

“L’ambizione di IBM Consulting è supportare la trasformazione di business dei nostri clienti. Una trasformazione abilitata da un lato da una strategia multicloud ibrida, dall’altro dall’Intelligenza Artificiale. Due leve che poggiano a loro volta su un comun denominatore rappresentato dalla capacità di dar valore ai dati dei nostri clienti”.

IBM Consulting partner della business transformation

Emerge subito, è chiaro, il focus su una trasformazione non solo e non “semplicemente” digitale, ma molto più profonda, che punta a un ripensamento dei modelli operativi e di business, con un approccio decisamente “open”.
“Parliamo di tecnologie IBM laddove queste abbiano senso per il cliente, ma anche di tutte quelle tecnologie che appartengono a un ecosistema aperto”.
Da qui le collaborazioni con tutti i principali Hyperscaler oppure le partnership con i principali ISV presenti sul mercato.
Per IBM Consulting c’è massima attenzione alla costruzione di un ecosistema con aziende che giocano non più il ruolo di competitor bensì di partner. E la lista dei nomi comprende oggi realtà come Adobe, Salesforce, SAP, o ancora AWS e Microsoft Azure per parlare degli hyperscaler, in una relazione che si sta dimostrando win-win sia per i clienti, sia per la stessa IBM Consulting che vede il proprio business in robusta crescita su questi fronti.
“Noi siamo l’attore che entra in scena quando è necessario portare trasformazioni di business e lo facciamo grazie a solide competenze di industria e ad altrettanto solide competenze tecnologiche.”

Aver organizzato la propria attività con un focus specifico sull’industria e sulle relative verticalizzazioni è un punto qualificante della strategia di IBM Consulting. La focalizzazione, le competenze verticali sono indispensabili per acquisire una comprensione profonda delle aziende, delle sfide dei mercati nei quali operano e delle reali esigenze che guidano i loro percorsi trasformativi. Senza questa profondità di comprensione è impossibile essere rilevanti, di questo IBM Consulting è sicura.

Gli ecosistemi aperti e la metodologia Garage

Fondamentale, per IBM Consulting, è dunque muoversi in un ecosistema aperto, nel quale trova ampio spazio la metodologia Garage, che rappresenta il cuore dell’approccio di IBM all’innovazione. Un approccio di co-creazione, che aiuta le imprese in un percorso che parte dalle esigenze di innovazione e trasformazione e passa dalla definizione delle strategie alla fase implementativa vera e propria, scalando all’interno delle organizzazioni stesse.
“Garage è di fatto il catalizzatore dell’innovazione che viene scaricata a terra nei confronti dei clienti. E nel Garage fondamentale è poter lavorare in un ecosistema aperto, nel quale si possa valorizzare il gioco di squadra e nel quale molti attori collaborano per supportare il business del cliente: qualcuno ha la tecnologia abilitante, qualcuno le competenze e le capacità di trasformazione, qualcuno soluzioni software specifiche per indirizzare determinati problemi di business”.
Lavorare con la metodologia Garage, è l’assunto da cui parte IBM, consente di velocizzare il tempo di realizzazione degli MVP (Minimum Viable Products) e di lavorare in maniera incrementale in un’ottica di innovazione continua.
“Con la metodologia Garage nessun progetto parte da un foglio bianco, ma dagli elementi abilitanti tecnologici, sia del portafoglio dei prodotti IBM, sia del nostro ecosistema, così come da asset sviluppati da noi. Questo consente di accelerare i cicli di sviluppo e arrivare più facilmente agli MVP”.

Abbiamo già avuto modo di sottolineare come l’attenzione ai diversi segmenti di industria e di mercato sia qualificante nella strategia di IBM Consulting. Ma quali sono i settori sui quali la società ha acceso i propri riflettori?
Oltre al mondo manifatturiero, uno degli ambiti nei quali IBM Consulting è particolarmente coinvolta è la Pubblica Amministrazione, tanto da considerarsi, nelle parole di Margutti, “uno degli attori che sta portando la trasformazione digitale all’interno della PA. Stiamo riprendendo processi e procedure ormai obsoleti, ridisegnandoli e riscrivendoli in ottica cloud. Qui stiamo mettendo in campo le nostre competenze di disegno, sviluppo, erogazione e gestione di architetture e applicazioni cloud”.
“Nell’ambito del retail o dei consumer good stiamo aiutando le imprese a trasformare il loro modo di operare, in ottica di maggiore efficienza, grazie a workflow intelligenti, vale a dire soluzioni e tecnologie che consentono di essere più efficaci, di ridurre il time to market, diminuire gli sprechi ed essere più sostenibili”.
Analogamente, il volano che si è innescato ha coinvolto anche il mondo dei Financial Services, nel quale emergono richieste che guardano all’ottimizzazione dei processi e al ridisegno di architetture applicative efficienti abilitate dal cloud. Una trasformazione di lungo respiro, destinata a durare nel tempo.

Il focus sulla sostenibilità tra gli obiettivi 2023

Un aspetto centrale nelle strategie di IBM Consulting è quello legato alla sostenibilità.
Guardando al prossimo anno, infatti, Margutti se da un lato si dice ottimista rispetto all’ipotesi che i percorsi di trasformazione mantengano l’effervescenza attuale anche nel 2023, è tuttavia consapevole che qualche “aggiustamento di tiro” sarà necessario, anche in considerazione del momento contingente.
E non è un caso che l’attenzione alla sostenibilità sia cresciuta, anche sulla spinta di fattori esogeni e contingenti, legati agli scenari socio-politici ed economici attuali.
Ecco dunque che le imprese di tutti i settori manifestano nuove esigenze, e in qualche caso anche urgenze, rispetto a tematiche di risparmio energetico, di riduzione dei consumi, di ottimizzazione dei flussi e minimizzazione dell’impatto, che coinvolgono intere filiere.
“Questo credo sarà un filo conduttore nel 2023 e credo possa rappresentare un catalizzatore di investimenti più selettivi che possano dare risultati immediati”.

Esportare anche il Made In Italy digitale

In tutto questo, c’è un elemento di valore di più ampio respiro.
Le azioni abilitate dai servizi di IBM Consulting non aiutano “solo” le singole imprese nei loro percorsi di innovazione e trasformazione, ma possono acquisire una valenza sistemica, di valorizzazione dell’eccellenza del Paese.
Margutti spiega: “Così come l’Italia ha avuto successo nell’esportare la propria manifattura, allo stesso modo può e deve avere un ruolo nell’esportare ciò che è in grado di fare nell’ambito di contesti complessi, come quelli delle aziende che ripensano e ridefiniscono i propri processi. Questo significa andare al di là dei nostri confini. Noi lo stiamo vedendo su alcune progettualità sviluppate con i nostri clienti: riusciamo a portare soluzioni realizzate per realtà italiane anche alle consociate che operano in Europa e nel mondo. Questo significa esportare anche il made in Italy tecnologico e digitale”.

 

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