Strategie

F5: così supportiamo la trasformazione delle applicazioni enterprise



La sicurezza e la migrazione al cloud del parco applicativo delle aziende enterprise sono l’orizzonte privilegiato di F5. Che, grazie anche a una serie di acquisizioni, ha ricalibrato la propria offerta

Gianluigi Torchiani

Pubblicato il 13 Mar 2023


Marco Urciuoli, Country manager Italia di F5 Networks

La strategia resta quella di sempre: ottimizzare e mettere in sicurezza le applicazioni aziendali, in particolare quelle del mondo enterprise. Ma, rispetto al recente passato, gli adattamenti tecnologici hanno dovuto essere molteplici, visto l’avanzare di fenomeni come IoT e cloud. Il vendor F5, nato ormai nel lontano 1996 con focus sul load balancing applicativo, oggi è sempre più focalizzato sulla trasformazione digitale e sulla migrazione delle applicazioni verso il cloud, nonché sulla loro protezione.

Come racconta Marco Urciuoli, dallo scorso 3 ottobre Country manager del gruppo in Italia, “Il mondo della cybersecurity è in grande ascesa, si fa grande attenzione alla sicurezza perimetrale, al cloud, ovvero aspetti sicuramente giusti e importanti. Il next step è quello di andare sulle applicazioni, dunque occorre andare a mettere in sicurezza persone e dati, spostando il focus sulla sicurezza applicativa”.

Una sfida che F5 si sente in grado di giocare, forte dei suoi 2,7 miliardi di fatturato a livello globale e di una filiale italiana che può contare su un team di circa 20 persone. “F5 si occupa di rendere le applicazioni performanti e sicure. Parliamo dunque delle applicazioni monolitiche, ma anche di quelle moderne, sviluppate con i microservizi. Ma anche le API, che rappresentano sempre di più una porta d’ingresso che deve essere messa in sicurezza. Dunque oggi abbiamo la possibilità di mettere in sicurezza qualsiasi tipo di applicazioni, ovunque esse risiedano”, evidenzia Urciuoli.

Un cambiamento strutturale per il mondo applicativo

Un concetto che è stato ribadito da Paolo Arcagni, Director Solutions Engineer di F5: “La chiave del messaggio di F5 non è cambiata in questi 25 anni: si tratta sempre di rendere le applicazioni sicure, veloci e affidabili. Nel frattempo, però, sono cambiate le applicazioni, che prima erano monolitiche e risiedevano fisicamente nel data center. La complessità della gestione è oggi notevolmente aumentata rispetto al passato: i microservizi danno la possibilità di gestire le applicazioni in molteplici cloud, che nel 90% dei casi è stato adottato dalle grandi aziende. Aumentando in maniera evidente la superficie d’attacco”.

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A spingere il business di F5 c’è anche la crescente diffusione dell’IoT, grazie a soluzioni che sono in grado di abilitare l’edge computing e la raccolta e l’elaborazione dei dati a livello locale.
In questo senso alcune acquisizioni hanno consentito a F5 di conservare una posizione di leadership sul mercato: nel 2018 c’è stata quella di Nginix, realtà del mondo open source che ha permesso a F5 lo sviluppo di applicazioni moderne in ottica multicloud. Nel 2021 c’è stata poi l’acquisizione della startup Volterra, specializzata nella gestione del multicloud e nell’edge computing.

Grazie a queste mosse F5 può continuare a seguire i suoi clienti, in buona parte di classe enterprise, con una presenza diffusa in tutti i mercati verticali (tra cui l’energy, come dimostra il caso Snam).

Il ruolo del canale

Il canale indiretto, con circa una quindicina di partner principali in Italia, gioca però un ruolo fondamentale nella strategia F5, tanto da veicolare praticamente tutto il fatturato: “Il nostro obiettivo è seguire il percorso di trasformazione digitale dei nostri clienti. In questo senso il canale ha un ruolo estremamente importante. Anzi, F5 è basata sul canale, che lavora con noi su tutto il mercato. Siamo consapevoli che in questi anni F5 ha fatto trasformazione digitale estremamente importante, che ha richiesto un notevole sforzo interno e che stiamo chiedendo anche ai nostri partner. Stiamo perciò investendo nel partner enablement, ma guardiamo anche al recruitment di nuovi partner che siano pronti ad affrontare nuove sfide digitali. Mi riferisco a realtà cloud native, magari meno skillate nella parte legacy, che siano pronte ad abbracciare un modello a sottoscrizione diverso da quello di prodotto”.

Per il futuro F5 guarda con particolare attenzione ai service provider, che sono alle prese con l’implementazione delle reti 5 G: in quest’ottica il nuovo Big-IP Next è concepito per aiuta i service provider a sviluppare le proprie reti 5G stand-alone, nonché ad automatizzare le operazioni e ad adottare architetture moderne.

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