ll mercato dell’intelligenza artificiale sta attraversando una trasformazione radicale che ne sposta il baricentro dai laboratori accademici direttamente al cuore dei processi aziendali. Negli ultimi diciotto mesi, l’accessibilità della tecnologia ha aperto una fase di adozione diffusa che costringe i responsabili dei sistemi informativi a definire rapidamente regole di governance chiare.
All’interno di un recente dibattito tecnico animato da specialisti e leader di prodotto dell’azienda Everpure, sono emersi gli elementi chiave di questa transizione, evidenziando come l’evoluzione stia ridisegnando non solo il modo in cui viene generato il codice software, ma anche la gestione stessa delle infrastrutture informative. Il fulcro di questa evoluzione è rappresentato dall’architettura nota come AI agentica B2B, un paradigma che supera la logica dei semplici assistenti conversazionali per introdurre sistemi capaci di operare in autonomia sui flussi di lavoro.
Indice degli argomenti
Dal vibe coding all’automazione: la nuova era della programmazione
Fino a pochi mesi fa, l’approccio predominante alla programmazione assistita dall’intelligenza artificiale era guidato dal concetto di “vibe coding“. In questa modalità, l’utente si limitava a descrivere in linguaggio naturale il risultato desiderato a un modello conversazionale per ottenere un’applicazione pronta, un processo che richiedeva comunque un certo background informatico per essere ottimizzato ma che riduceva drasticamente i tempi di sviluppo.
Il superamento del modello conversazionale
Oggi lo scenario è mutato e il concetto stesso di “vibe” ha lasciato il posto a soluzioni strutturate. Come evidenziato da Rob Quast, principal technologist di Everpure, l’adozione dell’AI agentica B2B si riflette già nelle metriche dei grandi fornitori tecnologici come Anthropic, i quali dichiarano che una quota compresa tra il 60% e il 70% del proprio codice viene sviluppato direttamente tramite agenti autonomi. Non si tratta più di formulare una domanda o richiedere una correzione estemporanea, ma di affidare alla macchina un obiettivo finale, lasciando che sia il sistema a individuare e applicare la soluzione logica idonea.
La democratizzazione dello sviluppo in azienda
Questo cambiamento non elimina la figura del programmatore tradizionale, ma ne amplifica le capacità trasformandolo in un super-sviluppatore dotato di strumenti più potenti. Al tempo stesso, l’AI agentica B2B permette l’ingresso nel ciclo di sviluppo a figure professionali precedentemente escluse a causa della barriera linguistica dell’informatica. Ian Saunders, principal field solution architect per AI/ML e analytics di Everpure, cita il caso concreto di una specialista di dashboarding che, sfruttando questi nuovi sistemi in un solo pomeriggio, è riuscita a realizzare un prototipo funzionante da presentare alla dirigenza, aggirando mesi di trafile burocratiche e analisi di fattibilità che avrebbero altrimenti bloccato l’iniziativa sul nascere.
I rischi della transizione: Shadow IT e qualità dei dati
L’introduzione diffusa di queste tecnologie comporta rischi strutturali per la sicurezza delle informazioni aziendali. Il fenomeno ricalca le dinamiche dello Shadow IT che caratterizzò l’adozione del cloud quindici anni fa, quando gli sviluppatori acquistavano autonomamente risorse infrastrutturali all’insaputa dei responsabili tecnologici.
La vulnerabilità delle informazioni sensibili
Oggi il rischio si sposta sui dipendenti che utilizzano i propri account personali di piattaforme come ChatGPT per elaborare informazioni interne. Se l’utilizzo di strumenti esterni è sicuro per verificare la disponibilità pubblica di un dato, diventa una violazione delle policy nel momento in cui vengono caricati documenti protetti o proprietari. La gestione della governance deve quindi stabilire chi, come, dove e quando può impiegare questi strumenti, evitando che l’innovazione si trasformi in una falla di sicurezza.
Il principio del Garbage In, Garbage Out
I modelli di intelligenza artificiale applicati ai processi industriali non pensano autonomamente, ma eseguono catene complesse di istruzioni logiche ed eliminano le barriere tradizionali di catalogazione dei file. Questo rende fondamentale la fase di preparazione del dato. Per evitare che il sistema generi allucinazioni o errori sistematici su larga scala, le organizzazioni devono adottare la regola dell’80/20. Tale approccio prevede che l’AI agentica B2B gestisca l’80% del lavoro operativo e ripetitivo di base, mentre l’apporto umano resta vincolato all’ultimo 20% del processo, dove risiedono le informazioni strategiche, riservate e protette da segreto industriale.
L’architettura tecnologica: API-First e livelli semantici
Per implementare con successo soluzioni di AI agentica B2B, l’infrastruttura sottostante deve rispondere a requisiti di pulizia e standardizzazione. Molti fallimenti nel settore derivano dalla frammentazione dei metodi di comunicazione tra macchine, che porta gli agenti digitali a tentare ripetutamente l’esecuzione di un comando senza successo.
L’efficienza delle interfacce standardizzate
Le aziende che poggiano su un’architettura nativamente orientata alle API partono da una posizione di netto vantaggio competitivo. Le interfacce di programmazione pulite rappresentano il canale più diretto per consentire agli agenti di navigare nei sistemi senza incontrare barriere sintattiche. L’efficienza dell’interazione permette all’intelligenza artificiale di sbloccare il valore reale dei dati archiviati, trasformando i depositi informativi in risorse dinamiche.
Il ruolo del semantic layer nella cybersecurity
Il consolidamento di queste architetture richiede l’introduzione di un livello semantico capace di interpretare le relazioni tra le informazioni aziendali. Non è sufficiente concedere a un agente l’accesso generico a una rete di condivisione file. Strumenti avanzati di classificazione dei dati, come la tecnologia Kontxtual sviluppata da 1touch.io e integrata nei piani strategici di Everpure, consentono di identificare con precisione la natura sensibile delle informazioni e i vincoli di privacy collegati. Questa visibilità profonda è l’unico strumento efficace per garantire la resilienza informatica in un panorama in cui anche le minacce esterne e gli attori statali utilizzano a loro volta sistemi di AI agentica B2B per orchestrare attacchi automatizzati e penetrare i perimetri difensivi.
Evitare il fallimento dei progetti pilota: un cambio di prospettiva
Gran parte delle iniziative aziendali legate all’intelligenza artificiale si interrompe prima di raggiungere la fase di produzione industriale. Questo tasso di insuccesso è riconducibile a un errore metodologico nella pianificazione degli investimenti.
L’illusione dell’infrastruttura
La tendenza diffusa tra i decisori aziendali è quella di concentrare l’attenzione e il budget sull’acquisto di hardware, sul potenziamento dei cluster di calcolo e sul reperimento di unità di elaborazione grafica. Come spiegato da Ian Saunders, questo focus precoce sulle macchine oscura l’obiettivo reale: «Si concentrano sulle macchine prima ancora di aver compreso e misurato il vero valore per il business, ed è per questo che gran parte dei progetti pilota in ambito IA fallisce miseramente prima della produzione».
La mappatura dei processi quotidiani
L’opportunità di scaricare il carico di lavoro quotidiano sugli agenti autonomi non dipende dalla potenza di calcolo, ma dalla capacità dell’organizzazione di analizzare le proprie routine. Le imprese faticano a tradurre le attività dei dipendenti in flussi logici dettagliati. Per delegare un compito a un sistema automatizzato, è necessario prima scomporlo in passaggi lineari e schematici che un computer possa interpretare. L’introduzione dell’AI agentica B2B richiede quindi uno sforzo di introspezione operativa prima ancora che un investimento tecnologico. Rob Quast sintetizza il percorso d’integrazione suggerendo di identificare le mansioni ordinarie e ripetitive per automatizzarle, liberando così risorse umane per le attività strategiche del futuro.
L’adozione degli strumenti e la familiarizzazione con i sistemi operativi devono avvenire in contesti protetti, escludendo inizialmente i dati sensibili. L‘intelligenza artificiale non nasce per sostituire il pensiero originale o le competenze umane, ma per supportarle nei segmenti operativi in cui la logica binaria offre i rendimenti migliori. L’esperienza sul campo dimostra che l’efficacia maggiore si ottiene quando lo strumento viene integrato come un moltiplicatore delle capacità esistenti.
Ian Saunders traccia un parallelo immediato con la cultura tecnologica popolare per descrivere l’effetto di questa democratizzazione all’interno delle organizzazioni: «Per chi non ha abilità da sviluppatore è incredibilmente democratizzante; è come poter usare un “cheat code” e immettere il famoso codice segreto di Contra sul Nintendo NES: su, su, giù, giù, select, start!».



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