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IA e IoT in Italia: la strategia Fastweb+Vodafone per l’AIoT e la sovranità del dato



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Il nuovo polo ridefinisce l’integrazione tra intelligenza artificiale e oggetti connessi. Attraverso supercomputer e LLM proprietari, l’obiettivo è trasformare i dati grezzi in insight strategici per le aziende italiane. Carocci Silvagni (Fastweb-Vodafone): “Non si può neanche pensare a un servizio o prodotto IoT che non sia progettato con la sicurezza by design come priorità assoluta”

Pubblicato il 21 apr 2026



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Gianpiero Carocci Silvagni, Manager of 5G & IoT Products per Fatsweb+Vodafone
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La convergenza tra l’Internet of Things e l’intelligenza artificiale sta ridisegnando i confini della trasformazione digitale per le imprese. Durante l’ultimo convegno “IoT meets AI: nuove opportunità, nuove responsabilità”, organizzato dall’Osservatorio Internet of Things degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, è emerso chiaramente come il mercato stia chiedendo molto più della semplice trasmissione di bit.

La nuova realtà industriale nata dall’unione tra Fastweb e Vodafone si inserisce in questo scenario non come una mera operazione finanziaria, ma come una risposta strutturale a bisogni tecnologici complessi. Gianpiero Carocci Silvagni, manager of 5G & IoT Products per il gruppo, ha delineato una strategia che punta a superare il concetto tradizionale di rete per approdare a una gestione integrata e intelligente del dato, definibile oggi come AIoT.

Una trasformazione strategica per l’ecosistema AIoT

La fusione tra i due colossi delle telecomunicazioni rappresenta un cambio di paradigma nel panorama italiano. Secondo Carocci Silvagni, l’operazione è stata «una trasformazione strategica profonda che indirizza molto bene i bisogni che affiorano dal mercato proprio in questo periodo storico». L’obiettivo dichiarato è quello di mettere a disposizione delle aziende una serie di asset interni che permettano di mantenere il controllo, lo sviluppo e la governance della roadmap tecnologica, elementi fondamentali per chi opera nel settore dell’AIoT.

Storicamente, Vodafone ha consolidato una posizione di eccellenza nella connettività globale gestita, un servizio che, come ricordato dal manager, «Gartner ha premiato come leader nel suo Magic Quadrant per 11 anni di seguito in maniera incontrastata». Questa eredità viene ora integrata con la capillarità e l’infrastruttura di Fastweb, creando un’offerta esclusiva per il mercato italiano che continua a proporre quel «best of breed della connettività» come base di partenza per servizi di valore superiore. Il passaggio cruciale risiede nella capacità di non limitarsi alla fornitura dell’infrastruttura di trasporto, ma di intervenire attivamente nella catena del valore del dato.

Carocci Silvagni sottolinea che la nuova realtà si trova in una posizione privilegiata per accompagnare i clienti in un percorso che va dalla trasmissione del dato «fino ad arrivare alla elaborazione, trasformazione e valorizzazione di quel dato affinché diventi un insight rilevante e abilitante di nuovi modelli di business».

Questa visione si riassume nella volontà di essere un attore rinnovato che non punta più soltanto a connettere le macchine, ma a «dare un senso alle cose connesse».

L’infrastruttura sovrana: Next AI Factory e il modello MIIA

Al centro della proposta per l’AIoT si colloca l’infrastruttura computazionale. La sovranità tecnologica e la gestione locale dei dati sono diventate priorità assolute per le aziende italiane ed europee. In questa direzione, il gruppo ha investito nella realizzazione della Next AI Factory, descritta da Carocci Silvagni come «il primo e al momento il più potente supercomputer basato su Nvidia in Italia».

Questa infrastruttura non è un semplice centro di calcolo, ma il nucleo produttivo di una nuova generazione di servizi di intelligenza artificiale integrati nell’Internet of Things.

Grazie alla potenza di calcolo della Next AI Factory, è stato addestrato un Large Language Model (LLM) proprietario denominato MIIA. Le caratteristiche di MIA rappresentano, secondo il manager, una «peculiarità distintiva più unica che rara» nel panorama attuale. Il modello è infatti:

  • interamente addestrato in lingua italiana.
  • Sviluppato su contenuti italiani all’interno del territorio nazionale.
  • Totalmente conforme alle normative vigenti del settore.

L’integrazione di un LLM sovrano all’interno di un’architettura AIoT permette alle aziende di elaborare informazioni sensibili con la garanzia che il dato non lasci mai i confini nazionali o i perimetri di sicurezza prestabiliti.

L’infrastruttura si avvale di diversi data center di ultima generazione distribuiti capillarmente sul territorio e interconnessi tra loro, garantendo una bassa latenza necessaria per le applicazioni industriali più avanzate.

Cybersecurity by design: la tutela dell’integrità del dato

Un sistema AIoT non può prescindere da una protezione robusta, specialmente quando gli oggetti connessi diventano nodi critici di una rete industriale o civile. Carocci Silvagni è categorico su questo punto: «In questa epoca non si può neanche iniziare a pensare a un servizio o prodotto IoT che non sia progettato con la sicurezza by design come priorità assoluta».

La strategia del gruppo per garantire questa tutela è passata attraverso l’acquisizione di 7Layer, una realtà italiana specializzata nella cybersecurity.

L’integrazione di competenze interne specifiche consente di monitorare l’intero ciclo di vita del dato. A supporto di questa struttura opera il SOC (Security Operations Center), il quale ha il compito di osservare e prevenire minacce dal punto di vista operativo e dell’esercizio. Avere la governance interna della sicurezza permette di offrire alle aziende clienti una tutela che non è un modulo aggiuntivo, ma una componente nativa dell’offerta IoT. In questo modo, la trasformazione digitale non viene percepita come un rischio, ma come un’evoluzione protetta dei processi aziendali.

Partnership e tecnologie di frontiera: verso l’Agentic AI

L’unione tra Fastweb e Vodafone ha generato anche una rete di partner tecnologici e system integrator molto più ampia e specializzata rispetto al passato. Questo ecosistema è considerato il terzo pilastro fondamentale per il successo nel mercato dell’AIoT, poiché permette di mettere a fattor comune competenze diverse per affrontare la complessità della digitalizzazione. La sinergia tra questi asset interni ed esterni porta naturalmente verso le nuove frontiere dell’innovazione.

Nello specifico, il gruppo guarda con attenzione a tecnologie come l’Edge AI e l’Agentic AI. L’integrazione tra la potenza di calcolo distribuita (Cloud e Edge) e l’intelligenza artificiale capace di agire in autonomia (Agentic) rappresenta l’evoluzione logica per chi possiede sia la rete che l’intelligenza che la governa. Carocci Silvagni definisce queste tecnologie come la «naturale sinergia di asset che abbiamo internamente», segnando la rotta per i progetti futuri.

Un ulteriore elemento facilitatore in questa roadmap è l’adozione dell’IPv6 sulla rete IoT. Sebbene per un operatore le evoluzioni tecnologiche rappresentino inizialmente dei costi, il manager chiarisce che si tratta di «costi che l’operatore fa sempre a investimento, vedendo il ritorno nell’innovazione e nell’evoluzione che rappresenta». L’IPv6 è dunque visto come un’opportunità strategica e una direzione intrapresa per garantire la scalabilità necessaria a un mondo in cui il numero di dispositivi connessi è destinato a crescere in modo esponenziale.In sintesi, la proposta che emerge dall’analisi di Carocci Silvagni si fonda su quattro elementi cardine: una connettività best-in-class, un’infrastruttura Cloud AI sovrana, una cybersicurezza integrata e una rete solida di partnership. Per le aziende che intendono avviare progettualità IoT di rilievo, questo set di asset rappresenta il nuovo standard di riferimento per navigare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

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