Lavoro PA

Tendenze nel lavoro pubblico italiano: crescita occupazionale e lacune nel settore

Come cambia il mercato del lavoro pubblico? Quali le competenze su cui puntare? L’analisi sullo scenario attuale che emerge dalla Ricerca “Lavoro Pubblico 2023” realizzata da FPA raccoglie tutti i numeri aggiornati sui dipendenti pubblici in Italia

Pubblicato il 16 Mag 2023

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I dipendenti pubblici in Italia sono tornati a crescere nel 2022, raggiungendo il valore più alto degli ultimi dieci anni. Tuttavia, la PA ha ancora una forza lavoro insufficiente, mediamente anziana e scarsamente formata, con una carenza di tecnici e professionisti specializzati per affrontare le sfide del PNRR. Inoltre, la crescita del lavoro a tempo determinato e la forte concorrenza sul talento rendono difficile il reclutamento nel settore pubblico. Nonostante ciò, il segnale positivo è che la PA sta dando segnali di cambiamento e tornando ad assumere personale. E’ il quadro tracciato dall’Indagine sul Lavoro pubblico realizzata da FPA, società del Gruppo Digital360, presentata questa mattina a FORUM PA 2023 “Ripartiamo dalle Persone”, la manifestazione in programma da oggi al 18 maggio presso il Palazzo dei Congressi di Roma.

“La Pubblica Amministrazione, anche grazie alla spinta dei fondi europei, oggi appare in evoluzione, ma per accompagnare i grandi processi di trasformazione del paese deve compiere un ulteriore cambio di passo, imparando sul campo il mestiere del datore di lavoro – dichiara Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA – Servono proposte concrete per attrarre nuovi talenti e valorizzare le persone che già lavorano nel pubblico. A FORUM PA faremo la nostra parte, con idee e strumenti pratici come i tavoli di lavoro organizzati con i Direttori personale delle più importanti amministrazioni insieme a manager pubblici e privati per analizzare modelli di successo e nuove idee di una PA che deve ripartire dalle persone“.

Il report completo è disponibile a QUESTO LINK.

I dipendenti pubblici tornano a crescere, ma anche il lavoro a tempo determinato

Nel 2021, il numero di dipendenti pubblici è rimasto stabile a 3.239.000, e nel 2022 ha registrato un aumento di circa +0,8% traguardando il valore il più alto dell’ultimo decennio: 3.266.180 unità. Un aumento soprattutto nel comparto Scuola con 14.400 unità in più (+1,2%) e Sanità con 9.000 persone (+1,3%). Tuttavia, nonostante l’aumento del numero totale di dipendenti, la spesa pro-capite per il reddito dei dipendenti è diminuita, raggiungendo il suo valore più basso dal 2015.

Il numero dei contratti a tempo indeterminato nel settore pubblico è sceso al minimo storico di 2.932.529 persone, mentre i contratti flessibili sono aumentati di 22.000 rispetto all’anno precedente, raggiungendo oltre 437.000. La distribuzione dei contratti flessibili mostra che il 68% di essi è presente nel settore dell’istruzione e della ricerca, con un notevole numero di precari (297.000), seguito dalla sanità (14% con circa 63.000 contratti flessibili).

L’ingorgo di concorsi e la corsa per accaparrarsi talenti

Per quanto riguarda i concorsi pubblici, nel 2021 sono stati assunti oltre 150.000 vincitori di concorso, ma l’8,6% di loro era già dipendente pubblico. Le assunzioni da concorso hanno coinvolto principalmente il settore delle funzioni locali, che ha registrato una percentuale quattro volte superiore di dipendenti già presenti (15,6%). Da metà marzo 2023, il portale InPA è diventato l’unico canale per la pubblicazione dei bandi di concorso, con un totale di 2.210 bandi (767 ancora aperti e 1.443 chiusi) e 34.860 posti disponibili.

Nel confronto tra stipendi pubblici e privati, si osserva che i salari privati crescono più velocemente e si avvicinano a quelli pubblici. Nel 2022, i salari nel settore pubblico sono stati pari a quelli del settore privato, con una netta differenza nell’istruzione e nella ricerca, dove il settore privato ha avuto un indice superiore. Anche nel settore della sanità, i salari nel settore privato sono risultati leggermente superiori.

Infine, i nuovi contratti stipulati nel 2022 introducono importanti cambiamenti nel lavoro pubblico, valorizzando le competenze professionali e creando opportunità per i funzionari esistenti. Questi contratti promuovono la formazione e distinguono tra lavoro agile e lavoro da remoto, dopo l’esperienza diffusa del lavoro da casa.

Come sottolineato da Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA l’indagine mette in luce alcune delle conseguenze della trasformazione del mercato del lavoro giù emerse nel privato. Da un lato, si osserva che i lavoratori attribuiscono meno importanza alla stabilità dell’impiego a vantaggio di elementi come il benessere, la motivazione, la formazione e il lavoro flessibile. D’altro canto, a causa della carenza di personale qualificato, emerge una nuova competizione tra settore pubblico e privato per quanto riguarda i profili tecnici, oltre a una competizione tra diverse amministrazioni a causa dell’elevato numero di concorsi. Questa situazione impone alla Pubblica Amministrazione di diventare un datore di lavoro più attrattivo, adottando nuovi strumenti di promozione dell’immagine aziendale e presentando ai candidati un’offerta completa di welfare aziendale, lavoro intelligente, opportunità reali di sviluppo professionale e compensi adeguati.

Più laureati, ma meno formazione specialistica

Nelle Pubbliche Amministrazioni italiane, l’età media del personale stabile è alta: 50,7 anni nel 2021 contro i 44,2 nel 2001. L’età media di entrata è aumentata da 29,3 a 34,3 anni in vent’anni. I dipendenti pubblici sotto i 30 anni rappresentano solo il 4,8% del totale, riducendosi al 3,6% tra il personale stabile. A confronto, la percentuale di dipendenti stabili sopra i 60 anni è significativa: nello specifico, nei Ministeri è dello 0,7%, mentre nel comparto scolastico arriva al 22,8%.

Inoltre, l’Italia ha un numero di impiegati pubblici inferiore rispetto ad altri paesi europei, sia in rapporto alla popolazione (5,5 impiegati pubblici ogni 100 abitanti) che in rapporto agli occupati (14 impiegati pubblici ogni 100 occupati). Bassa è anche la spesa per la formazione dei dipendenti pubblici che negli ultimi tredici anni è passata da 301 milioni di euro nel 2008 a 158,9 milioni nel 2021. Il numero di giorni di formazione è sceso da 4,9 milioni nel 2008 a 2,9 milioni nel 2021, corrispondenti a meno di un giorno in media per dipendente. Nonostante ciò, la percentuale di laureati nella PA è in crescita, rappresentando il 43,8% del totale, con un aumento del 27,3% rispetto al 2011.

La Pubblica Amministrazione italiana si trova di fronte a sfide complesse, come osserva Andrea Rangone, Presidente di Digital360. In particolare, i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza richiedono competenze tecniche avanzate che spesso non sono ancora presenti nell’ambito pubblico. Tuttavia, le future assunzioni nel settore pubblico, che rappresenta il principale datore di lavoro del Paese, offrono un’opportunità per orientare il sistema educativo verso l’innovazione e le competenze del futuro e quindi un’occasione per formare profili tecnico-specialistici necessari all’Italia per affrontare le sfide della transizione digitale e sostenibile.

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