Space Economy fra i principali driver per la competitività del sistema Italia - TechCompany360

Scenari

Space Economy fra i principali driver per la competitività del sistema Italia



Secondo l’Osservatorio del Polimi, il comparto è tra i fattori chiave per la sostenibilità e la ripresa. Ma la ricerca in questo campo può contribuire alla transizione digitale e ecologica, alla mobilità sostenibile, all’inclusione e alla salute

di Redazione

26 Gen 2022


“La Space Economy assumerà un ruolo strategico sempre più rilevante per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e transizione dell’agenda europea e italiana. In questa prospettiva, per l’Italia il 2021 ha rappresentato una tappa fondamentale in cui il settore ha saputo accreditarsi come uno dei fattori chiave per la competitività internazionale e lo sviluppo sociale del Paese. La sfida futura sarà far corrispondere i risultati alle aspettative suscitate”.

Lo affermano Angelo Cavallo e Antonio Ghezzi, Direttori dell’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano, i cui risultati sono stati presentati a al convegno “La Space Economy per la competitività e lo sviluppo sociale del Paese“. Secondo l’indagine, il 2021 è stato un anno importante per la Space Economy italiana, la catena del valore che dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali genera prodotti e servizi innovativi basati sullo spazio, riconosciuta uno dei fattori chiave per la competitività e lo sviluppo sociale del Paese.

Ma quali sono le reali prospettive e opportunità per le aziende del sistema Italia?

L’innovazione della Space Economy

L’utilizzo di dati di origine spaziale per fini commerciali sulla Terra è il pilastro fondante della Space Economy Innovation. La riduzione delle barriere di accesso allo spazio, con la miniaturizzazione dei satelliti, la riduzione dei costi di lancio e regolamentazioni meno stringenti, hanno portato negli ultimi anni alla nascita e rapida crescita di diverse startup che nel 2021, a livello mondiale, hanno raccolto 12,3 miliardi di euro di finanziamenti.

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Le aziende Upstream (industria spaziale) si stanno aprendo al dialogo con attori privati in settori non spaziali e con i policy-maker alla ricerca di nuove opportunità di servizi. Le startup innovative stanno portando innovazione anche nelle modalità di fare impresa nello Spazio. Anche nel Downstream stanno nascendo startup con opportunità a cogliere nell’integrazione di dati, sistemi e tecnologie. Gli attori End-User sono sempre più interessati a tecnologie e servizi spaziali, in particolare grandi player dell’energy&utility e aziende di rilevo del mondo insurance, ma potenzialmente anche real estate, logistica e agricoltura.

Risorse per 1,49 miliardi di euro dal PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede il finanziamento diretto allo Spazio per 1,49 miliardi di euro. Anche se ingenti, le risorse stanziate copriranno solo una quota degli investimenti per alcune linee di intervento: SatCom, Osservazione della Terra, Space factory, Accesso allo Spazio, In-orbit economy e Downstream. Un segnale di per sé positivo per il settore, ma non ancora pienamente maturo nella visione di medio-lungo periodo se si considera il contributo che la Space Economy può dare al raggiungimento degli obiettivi strategici degli stessi PNRR e Green Deal europeo. La ricerca spaziale infatti può contribuire alla transizione digitale e ecologica, alla mobilità sostenibile, all’inclusione e alla salute.

Le nuove infrastrutture SatCom saranno centrali per lo sviluppo della telecomunicazione, della crittografia quantistica, della telemedicina. La protezione del pianeta e la transizione ecologica richiedono applicazioni avanzate di osservazione dallo spazio. La mobilità intelligente e la guida autonoma potranno svilupparsi solo con sistemi satellitari di posizionamento e geo-localizzazione. In questo contesto, l’integrazione delle tecnologie digitali in infrastrutture spaziali di nuova generazione costituisce il cuore della New Space Economy, la frontiera decisiva per lo sviluppo di servizi innovativi ad elevato valore aggiunto.

Porte aperte ai target di sostenibilità

Le tecnologie satellitari sono tra i driver rilevanti per raggiungere i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) – lo strumento adottato a livello globale per valutare la sostenibilità delle attività economiche e sociali. Ad esempio, permettono di realizzare mappe di copertura del suolo per sviluppare modelli climatici o immagini multispettrali e radar per costruire modelli predittivi sulla deforestazione. O ancora di creare mappe di suscettibilità sulle zone a rischio frane, di monitorare i livelli di inquinamento o le dune nel deserto.

L’Osservatorio Space Economy ha studiato l’adozione di applicazioni satellitari per la sostenibilità, analizzando in particolare il contributo dell’Osservazione della Terra, della Navigazione e della Comunicazione ai diversi SDG. Ne emerge come l’Osservazione della Terra può avere un impatto diretto su 10 SDGs e indiretto su altri 6, la Navigazione un impatto diretto su 6 SDGs e indiretto su altri 9, la Comunicazione un impatto diretto su 4 SDGs e indiretto su altri 11. Ad esempio, l’Osservazione della Terra e la Navigazione possono avere un ruolo concreto nell’ottimizzare il suolo agricolo avendo un impatto sull’SDG 2 di “Zero Hunger”. Mentre i sistemi di monitoraggio remoto degli impianti possono influire positivamente sull’SDG 7 di “Affordable and Clean Energy” che si prefigge di garantire l’accesso all’Energia.

Il futuro? Internet satellitare 

Una delle prospettive di sviluppo futuro della Space Economy è rappresentato dall’Internet Satellitare, destinato a diffondersi per coprire le molte aree del mondo non ancora in grado di accedere ad Internet. Il gap tecnologico rispetto all’infrastruttura terrestre (via cavo) potrebbe essere presto colmato, ma secondo l’analisi dell’Osservatorio il vero valore aggiunto di Internet via satellite si otterrà usando in modo complementare i due asset non necessariamente in competizione, agendo a livello di regolamentazione, management ed intento privato, favorendo la nascita di mercati B2C, B2B e B2G che possano trarne vantaggio e stimolarne la crescita tecnologica ed economica.

 

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