Targa Telematics, da startup della new economy a player internazionale della smart mobility - TechCompany360

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Targa Telematics, da startup della new economy a player internazionale della smart mobility



Nel 2020 non si è fermata e ha continuato a investire nei progetti e nelle persone. Ed è per questo che Targa Telematics è pronta a giocare un ruolo chiave nell’ecosistema della nuova mobilità. Ne parla il CEO Nicola De Mattia

Maria Teresa Della Mura

09 Mar 2021


Quando si parla di innovazione nel mondo dell’automotive, l’IoT (Internet of Things) ha sicuramente un ruolo di primo piano. Tra i player che stanno facendo la differenza in questo settore c’è una tech company tutta italiana, nata come startup e oggi citata persino da Gartner, nel proprio report “Scenarios for the IoT Marketplace 2020”, come azienda in grado di fornire una gamma di soluzioni a elevato contenuto tecnologico, “finalizzate al risparmio economico, alla transizione verso soluzioni più intelligenti e sostenibili, oltre al monitoraggio delle prestazioni e alla possibilità di effettuare analisi dei big data”.
Per capire chi sia Targa Telematics e come si fa a far crescere una startup in un settore competitivo quale quello dell’automotive, abbiamo intervistato Nicola De Mattia, CEO della società.

La nascita nel boom della new economy

“Siamo nati nel 2000 come startup con l’aiuto di un venture capital, che all’epoca si chiamava Kiwi. Era un momento entusiasmante, durante il quale prese vita un arcipelago di aziende IT grazie alla lungimiranza e al piano industriale di Elserino Piol. Il progetto poi si è perso nel tempo e noi siamo tra i pochi sopravvissuti dell’epoca, insieme, ad esempio, a YOOX”.
De Mattia definisce Targa Telematics una vera e propria IoT Company, con una specifica focalizzazione su mondo Automotive: “Sostanzialmente, disegniamo e sviluppiamo piattaforme digitali Cloud, per fornire servizi IoT a diversi segmenti di mercato: dal fleet management, al mercato assicurativo alla smart mobility”.
Targa Telematics si focalizza dunque su tutte le tecnologie e i servizi che stanno abilitando la trasformazione nel settore della mobilità, fornendo non solo soluzioni end-to-end, ma piattaforme digitali per supportare la trasformazione digitale delle imprese che operano in questo comparto.

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Anticipatori di un mercato che nasce sul valore dei dati

“Va detto che 20 anni fa, l’IoT come lo intendiamo oggi non esisteva – riconosce Nicola De Mattia -. All’epoca si parlava di machine-to-machine, ma l’idea di poter usare i dati come facciamo oggi non era nel pensiero, più ancora che nella possibilità. All’epoca però avevamo già individuato che ci fosse del potenziale in questa modalità di costruire valore. Forse siamo partiti troppo lunghi”.
All’inizio del 2000, in effetti, le tecnologie alla base dell’IoT non erano ancora sufficientemente mature, né lo era il mercato, che non aveva la corretta percezione del valore creato.
“Avevamo sbagliato il timing, ma il nostro pregio è stato quello di essere particolarmente testardi: abbiamo continuato a tenere questo progetto industriale come obiettivo”.
Il mercato ha cominciato a dare i primi segni di sostanziale interesse verso il 2012, quando Targa Telematics sigla il primo contratto con un car rental per un’adozione massiva delle proprie tecnologie applicate alla sua flotta.
“È stato sicuramente un early adopter, che ha però aperto la strada all’adozione dei nostri servizi da parte di tutti quei segmenti di mercato che ora rappresentano le linee di business principali: noleggiatori a lungo e breve termine, grandi flotte aziendali. Nel corso degli anni abbiamo acquisito una base clienti costituita da Blue Chips, sui quali abbiamo continuato a costruire valore e ad aumentare il business generato in collaborazione con loro”.
È su questo punto che già emerge la differenza tra Targa Telematics e altre aziende attive nel settore: un’organizzazione disegnata per servire grandi clienti.

Una crescita media del 48% all’anno per Targa Telematics

Oggi Targa Telematics è una realtà da 40 milioni di euro di fatturato che, come ben spiega De Mattia, viene comunque considerata una piccola azienda. “In ogni caso negli ultimi cinque anni, tolto il 2020 che è stato per tutti un anno molto particolare, siamo cresciuti con un tasso medio organico del 48%, abbiamo connesso 500.000 veicoli e ne contiamo altri 700.000 non ancora connessi, sui quali sono già installate le nostre soluzioni”.
Secondo De Mattia, Targa Telematics ha competenze interne, livello organizzativo e processi aziendali evoluti di altissimo livello, paragonabili a quelli di una grande azienda, “ma se parliamo di flessibilità velocità, ambiente lavorativo, motivazione e fame di risultati siamo assolutamente una piccola azienda”.
Non ci tiene a essere il nano più alto in un mondo di lillipuziani, per questo “abbiamo programmi di crescita vorticosi e soprattutto opportunità di crescita concrete su cui siamo fiduciosi e che dovrebbero farci ripartire già da quest’anno”.

Nel 2020 nessun taglio agli investimenti, ma preparazione per il futuro

E anche se il 2020 non è stato facile, Targa Telematics ha scelto di non tagliare alcun investimento, “anzi, abbiamo rispettato tutti i piani di espansione a cominciare dal dagli hiring plan, aumentando il personale del 20%. L’attività non si è mai fermata e abbiamo continuato ad acquisire nuovi clienti: semplicemente la parte esecutiva dei progetti, la loro partenza è stata posposta per le restrizioni operative dei nostri clienti. Adesso siamo pronti a liberare tutta l’energia accumulata nei mesi scorsi”.
Per questo motivo De Mattia parla di un obiettivo di crescita del 40% sia per quest’anno sia per il prossimo, “gettando il cuore oltre l’ostacolo del COVID”. Una crescita anche in questo caso organica, perché “anche se abbiamo sempre le antenne alte per intercettare eventuali opportunità, non ne abbiamo in programma a breve”.

Il 2020 ha accelerato alcuni trend della mobility

Guardando all’anno che ci siamo lasciati alle spalle, De Mattia considera COVID-19 un freno temporaneo, che si è trasformati di fatto in un acceleratore di alcuni trend che già si intravvedevano, come Smart Mobility, Sharing Economy, “la mobilità in tutte le sue accezioni, intesa però come modalità di fruizione dei mezzi di trasporto. Su questo si innesta poi il grande tema della mobilità elettrica, che rappresenta un elemento incredibile di attrazione di investimenti”.

La mobility come polo di attrazione di una crescita giocata sulle tecnologie digitali

Sul settore automotive, Nicola De Mattia evidenzia che siano in campo investimenti mai visti da tantissimi anni a questa parte sul settore, sia e soprattutto pubblici, ma anche privati.
“L’elemento chiave, trainante di questa trasformazione della mobilità sono le nuove tecnologie digitali. E noi ci troviamo al centro di una catena del valore che si sta ricreando. Tutti i Player stanno trasformandosi per conquistare una posizione privilegiata e intercettare il maggior valore possibile in uno scenario nel quale noi siamo comunque al centro”.
Se parliamo di mobilità elettrica, ad esempio, è vero che anche grazie agli incentivi statali l’attenzione oggi è altissima, “ma è un settore nel quale c’è un bisogno estremo di tecnologia e di capacità di fornire informazioni sulla migrazione all’elettrico. Non si passa semplicemente dal termico all’elettrico: le vetture hanno caratteristiche completamente diverse e devono essere gestite in maniera diversa. Nel B2B bisogna capire, in base ai task, quali veicoli termici possono essere sostituiti con l’elettrico e quali sono le modifiche operative da portare sulle flotte per gestirle. Bisogna pianificare l’implementazione alle infrastrutture di ricarica: è un processo complesso, che noi siamo in grado di abilitare”.

Il ruolo dell’ecosistema

Per De Mattia, Targa Telematics si trova comunque al centro di un ecosistema, del quale fanno parte attori nuovi, come i New Mobility Player, vale a dire i fornitori di servizi innovativi di mobilità, “ma nel quale ancor di più si assiste alla trasformazione ed evoluzione di aziende che già facevano parte dell’ecosistema, gli incumbent”.
A partire, ad esempio, dai produttori di veicoli, oggi sempre più spostai verso formule diverse di fruizione della macchina – a partire dal Why-Buy – in ottica pay per use. Oppure dagli operatori del noleggio, settore nel quale la distinzione tra long term e short term si fa sempre più sottile, con aziende che danno ad esempio la possibilità di sottoscrivere un contratto nel quale il modello della vettura può cambiare in base al tipo di utilizzo: familiare durante la settimana, van se serve un trasporto speciale, macchina sportiva per un fine settimana fuori.
O ancora le compagnie assicurative, che diventano noleggiatori, con forme innovative nelle quali addirittura il chilometraggio della vettura può far parte del welfare aziendale.
Per non parlare delle Pubbliche Amministrazioni, oggi molto attente ai servizi di car sharing.
“Noi serviamo comuni come Roma, Genova, Palermo, con soluzioni che comprendono sia la gestione dei mezzi, sia le funzioni di billing, vale a dire tutta la gestione dei pagamenti”.
“Tutte queste trasformazioni – prosegue De Mattia – partono dalla selezione di una piattaforma IoT per costruire la loro offerta”.
Un’offerta che in prospettiva può esplorare anche ambiti ancora non toccati nell’ambito della servitizzazione e della monetizzazione del dato e del bene.
Tutto questo richiede però anche competenze nuove e su questo De Mattia non ha dubbio: data scientist e ingegneri sono le figure più richieste in un mercato che oggi guarda ai dati come leva per la creazione del valore.

Verso un Green sostenibile economicamente

Quanto al Green, tematica forte quando si parla di mobilità, De Mattia è molto chiaro: “Le nostre tecnologie consentono di coniugare la sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica: senza la seconda, il primo obiettivo rischia di restare velleitario. Ma è un obiettivo raggiungibile. Pensiamo ad esempio al car sharing. Tutti sostengono che i servizi di car sharing non sono remunerativi. In realtà, con gli strumenti di gestione giusti, basati su tecnologie digitali estremamente efficienti, è possibile arrivare a renderli sostenibili anche economicamente”.