intervista

Branchesi (Everpure): “scegliere la strada giusta, non quella facile”



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Empatia, rigore, ascolto e responsabilità sono i tratti distintivi dello stile di leadership di Alessio Branchesi, oggi alla guida di Everpure Italia. Dalle origini all’esperienza sviluppata in ambito commerciale, fino alle scelte manageriali, la sua visione coniuga attenzione alle persone e crescita del business, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione dell’azienda senza rinunciare a identità e valori

Pubblicato il 23 mar 2026



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Alessio Branchesi, country manager di Everpure

Alessio Branchesi, country manager Italia di Everpure – nuovo nome di Pure Storage – azienda specializzata nel data management, ha fatto dell’empatia il cardine della propria idea di leadership. Per lui, la dimensione commerciale non è mai stata una questione di “pura vendita”, ma la capacità di trasformare i bisogni in soluzioni.

Il suo ruolo alla guida della filiale italiana di un grande gruppo multinazionale poggia su un principio semplice: la leadership non vive soltanto di competenza o della capacità di prendere decisioni difficili, ma è prima di tutto servizio e richiede lucidità, attenzione, presenza, delega, rispetto e responsabilità. A sostenerlo c’è una disciplina personale fatta di meditazione, concentrazione e una costante cura dell’ascolto.

Le radici di un approccio fondato sulle relazioni

Civitavecchia è il punto di partenza: una città portuale, abbastanza grande da allargare lo sguardo del giovane Alessio Branchesi e abbastanza raccolta da insegnargli presto il valore delle relazioni sincere. In quel contesto scopre di avere una naturale predisposizione alla condivisione, alla capacità di mettersi nei panni degli altri. Da qui nasce la scelta professionale di misurarsi con il mondo commerciale.

“In questa prima fase, ho venduto di tutto, dalle case alle barche: ogni esperienza era per me un banco di prova per le mie capacità relazionali. Poi è arrivata la tecnologia, come opportunità di crescita: un settore che richiedeva professionalità, preparazione e un livello di specializzazione altissimo. Mi sono trasferito a Roma, con poco in tasca e tanta curiosità: nei primi anni affiancavo i colleghi, prendevo appunti su ogni telefonata e su ogni incontro. Ho imparato a capire le esigenze dei clienti e a tradurle nelle soluzioni più adatte. Senza ascolto, la vendita si riduce a un esercizio di stile; per me, invece, è un patto di fiducia. Il contratto arriva solo dopo”.

Il passaggio dall’attività per piccoli system integrator alle grandi multinazionali segna un cambio di scala e di metodo. Negli anni dell’euforia IT, Branchesi comprende come processi, obiettivi e responsabilità possano convivere con energia e ambizione; affina la dimensione manageriale, maturando l’idea che guidare significhi anche strutturare, misurare e far crescere, sempre mettendo l’ascolto al centro.

Da quel momento il suo percorso accelera, accompagnato da una crescita significativa in diversi gruppi internazionali: “Se ripenso a quel periodo, la costante è stata sempre la stessa: imparare dal contesto e dalle persone. Nelle aziende locali ho capito quanto contino la prossimità e la fiducia; nelle multinazionali ho acquisito rigore commerciale e ho iniziato a leggere i numeri, dando più disciplina al lavoro”.

La scelta di costruire

Un percorso che lo conduce in Everpure (precedentemente Pure Storage), quando il team in Italia conta appena tre persone. Alessio Branchesi decide di scommettere su una realtà ancora agli inizi nel nostro Paese, ma già capace di esprimere un’impostazione quasi imprenditoriale: un’azienda in cui poter incidere davvero sulle scelte e sulla cultura.

“È stato quasi un salto nel vuoto, ma ho deciso di rischiare perché sentivo che avrei avuto l’occasione di costruire qualcosa. Nonostante arrivassi da un grande gruppo, con un ruolo di forte responsabilità e alla guida di un team numeroso, ho scelto di ripartire da zero perché credevo nel progetto. E non era solo una scelta professionale, ma anche di valori”.

Entrare in una struttura così snella permette a Branchesi di portare la sua idea di leadership in un contesto ancora tutto da plasmare. Significa costruire un’impronta solida e riconoscibile, che non è soltanto un tratto culturale, ma anche una leva di business. Rispetto, coesione e responsabilità collettiva si riflettono nel modo in cui l’azienda si muove sul mercato, reagisce ai cambiamenti, interpreta le strategie globali e sostiene il proprio ritmo di crescita.

I risultati arrivano quando le persone sono motivate

Per Alessio, ad esempio, la qualità di un team non si misura soltanto dai risultati, dalle competenze o dai titoli. “Credo che la forza di un’azienda si riconosca da come viene trattata la persona più giovane o quella più fragile. Non sopporto chi approfitta del ruolo o dell’inesperienza degli altri; deve esserci assoluta parità tra chi è appena arrivato e chi ha vent’anni di esperienza. Le differenze di ruolo sono necessarie, ma il rispetto è dovuto a tutti allo stesso modo”. Un principio che Branchesi considera non negoziabile.

A fare davvero la differenza è la disponibilità a contribuire a un risultato comune: è lì che si misura la differenza tra un team coeso e un semplice organigramma. “I risultati arrivano quando le persone sono motivate, quando esiste un’intesa reale, con il giusto equilibrio tra esperienza e freschezza – puntualizza Alessio -. Solo così, il contributo nasce spontaneamente. Quando l’ambiente è sano, le persone danno il massimo, si supportano, si mettono a disposizione, si impegnano anche solo per rendere l’ufficio più accogliente. Sono piccoli gesti, ma fanno una differenza enorme. Non si possono pretendere, accadono quando il team sta bene”.

Superare la comfort zone

Questo stile di leadership viene riconosciuto anche a livello corporate. Nel giugno 2024, in una fase di evoluzione per l’azienda, emerge infatti la necessità di affidarsi a un manager capace di tenere insieme direzione strategica e coesione del team: è in questo contesto che ad Alessio Branchesi viene affidato il ruolo di country manager ad interim, poi ufficializzato nel novembre dello stesso anno.

Per lui si tratta di un passaggio inatteso, lontano dalla propria comfort zone, fino a quel momento legata soprattutto alla vendita operativa e alla relazione diretta con i clienti. Ed è proprio in questa fase che la sua idea di leadership, intesa come servizio, responsabilità e coerenza, compie un ulteriore salto di qualità.

“Fino a quel momento non avevo mai pensato di assumere la guida della sede italiana – ricorda -, ma in quella fase ho sentito che era la cosa giusta da fare”.

Il nuovo ruolo richiede di interpretare correttamente le indicazioni della corporate e, allo stesso tempo, di calarle nel contesto locale. Una sfida che Alessio affronta a partire da un principio per lui essenziale: rendere chiaro il senso delle scelte.

“Quando si spiega il motivo di una decisione, anche l’esecuzione diventa più naturale – osserva -. Cerco sempre di far capire il motivo per cui vale la pena impegnarsi in una certa direzione e tengo a offrire una prospettiva più ampia del semplice ‘compito di oggi’. È quello che io stesso cerco in un leader: comprendere il perché, non soltanto il cosa”.

Seguire la strada giusta anziché quella più comoda

L’assunzione del ruolo di country manager diventa così il naturale prolungamento del suo modo di intendere il lavoro e di farsi carico delle proprie scelte, anche quando risultano difficili o impopolari. “Preferisco seguire la strada giusta piuttosto che quella più comoda: è questo che mi permette di dormire sereno. Mi fermo spesso a chiedermi quale sia il vero obiettivo e se quello che stiamo facendo serva davvero. Prendersi il tempo per riflettere aiuta a migliorare e a capire con più nitidezza la direzione da prendere. A volte basta intervenire su un dettaglio per ottenere un risultato completamente diverso”.

Allo stesso modo, Alessio Branchesi non rinuncia a seguire in prima persona la selezione delle persone da inserire in azienda, pur affidandosi ai processi e ai team competenti. “La scelta dei collaboratori incide direttamente sul clima interno e sul modo in cui la società crescerà negli anni. Mi piace partecipare a questo percorso, non per imporre il mio punto di vista, ma per assumermi fino in fondo la responsabilità della valutazione, anche quando non si tratta di ruoli che riporteranno direttamente a me”.

Ne deriva una guida che non punta a esercitare autorità, ma a offrire una direzione comprensibile e motivata, in cui la delega coincide con un atto di fiducia. Per Alessio significa riconoscere la competenza e legittimare l’autonomia. “Ognuno in azienda ha il 100% della mia fiducia – sottolinea -, ma la delega funziona solo quando è chiara, quando si definiscono bene le aspettative e poi si lascia spazio. Perché crescere sul mercato è un impegno condiviso: si vince e si perde insieme”.

La visione per il futuro di Everpure

Guardando al futuro, Alessio Branchesi immagina una Everpure Italia più grande, più strutturata e più ricca di opportunità, a partire dal rafforzamento del team fino ad arrivare a un’organizzazione capace di muoversi sul mercato con sempre maggiore profondità.

“Everpure non è solo un nome, è un impegno ad aiutare le organizzazioni a riprendere il controllo della loro risorsa più preziosa, i dati, in un panorama AI sempre più complesso. Questo è il momento giusto per allineare il nostro nome e il nostro marchio al valore che offriamo oggi e al futuro che stiamo costruendo. Vogliamo crescere, arricchendoci con chi si unirà a noi dall’esterno, senza perdere ciò che ci ha resi quello che siamo, cioè una società in cui si sta bene”.

Oltre la crescita interna, anche la traiettoria globale di Everpure è chiara: una direzione che va oltre lo storage tradizionale e punta a integrare intelligenza artificiale, automazione e capacità di interpretare i dati in modo più profondo e contestuale.
L’azienda sta, infatti, investendo nell’Enterprise Data Cloud, una piattaforma che consente di gestire i dati in maniera unificata, rendendo le informazioni pronte per i carichi di lavoro legati all’AI. Allo stesso tempo, sta ampliando l’offerta di servizi in abbonamento e modelli as a service, e consolidando partnership con i grandi hyperscaler grazie alle tecnologie flash ad alte prestazioni.

L’equilibrio come scelta quotidiana

In uno scenario di crescita che si annuncia sempre più intenso, Alessio Branchesi sa di poter contare anche su una routine personale che considera indispensabile. “Da quasi dieci anni medito ogni mattina. Mi ha insegnato a gestire un compito alla volta, a restare concentrato su ciò che faccio e a mantenere alta l’attenzione e la capacità di ascolto, anche quando gli stimoli si moltiplicano. Non è una formula magica, ma una disciplina”.

Questa ricerca di misura riguarda anche la vita fuori dall’ufficio: la famiglia, gli amici, il bisogno di recuperare energie per non perdere lucidità. Alessio non la considera un lusso, ma una condizione necessaria per reggere la pressione del ruolo. “Quando vengono meno questi spazi, il rischio è il logoramento. La pressione fa parte del lavoro, ma bisogna trovare un punto d’appoggio per sostenerla”, riflette.

Questa dimensione non resta confinata alla sfera personale, ma si riflette anche nel suo modo di guidare gli altri, nell’invito a rallentare quando serve e a rimettere a fuoco l’obiettivo reale, senza lasciarsi schiacciare dall’urgenza del momento.

Per Alessio Branchesi la leadership diventa così una pratica quotidiana, un modo di essere prima ancora che di guidare: non gesti eclatanti, ma coerenza, attenzione e ascolto.

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