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Incubatori e acceleratori in Italia, la situazione nel 2023

Servono ad accompagnare soggetti imprenditoriali in via di costituzione e aziende alle prime armi verso lo sviluppo delle idee e dello stesso business. Social Innovation Monitor, team di ricerca del Politecnico di Torino, pubblica ogni anno un report che fa il punto sulla situazione. Ecco i risultati dell’ultimo

Pubblicato il 16 Mar 2023

Carmelo Greco

Incubatori acceleratori

Gli incubatori e acceleratori d’impresa sono in tutto 237 e occupano un totale di circa 1.700 dipendenti. Ma, cosa ancora più importante, servono a creare occupazione, poiché aiutano le idee imprenditoriali a fiorire e svilupparsi, comprese quelle che alimenteranno le tech company di domani. Sono più di 3.600 le startup che hanno usufruito finora dei loro servizi e 550 milioni di euro il fatturato complessivo di incubatori e acceleratori registrato nel 2022. È l’istantanea che si ricava dal report di Social Innovation Monitor (SIM), team di ricerca con base al Politecnico di Torino coordinato dal professor Paolo Landoni. SIM pubblica periodicamente uno studio approfondito in materia, grazie a una banca dati costantemente aggiornata e alle survey che propone a un campione rappresentativo di soggetti interessati.

I servizi offerti da incubatori e acceleratori

L’ultimo report, diffuso in questi giorni, fa una mappatura di quali sono gli incubatori e gli acceleratori presenti attualmente in Italia, con un’analisi dei principali servizi offerti. Tra questi rientrano:

  • accompagnamento manageriale tramite la redazione di business plan, costituzione societaria, sviluppo del modello di business, mentoring, marketing, supporto alle vendite e internazionalizzazione;
  • spazi fisici, inclusi servizi condivisi;
  • formazione imprenditoriale e manageriale;
  • supporto alla ricerca di finanziamenti, ivi compreso l’aiuto nel dialogo con gli investitori;
  • servizi amministrativi, legali e giuridici;
  • supporto nella gestione della proprietà intellettuale;
  • supporto nello sviluppo di relazioni di networking con centri di ricerca, università, enti statali, aziende e altre imprese incubate;
  • supporto allo sviluppo e allo scouting di tecnologie;
  • servizi di valutazione dell’impatto sociale e ambientale delle incubate;
  • formazione e consulenza su business ethics e Corporate Social Responsibility.

Definizione di incubatore e acceleratore

Lievi differenze, ma un obiettivo comune

La ricerca prende le mosse dalla definizione stessa di incubatore e acceleratore, che si possono distinguere per la tipologia di soggetto supportato e per alcune caratteristiche ricorrenti nell’uno o nell’altro caso. L’incubatore prevalentemente affianca team imprenditoriali che ancora non si sono trasformati in società oppure organizzazioni appena costituite, quindi nella fase di early stage. L’acceleratore, invece, supporta soprattutto realtà già avviate, seppure da poco tempo, e ha un tempo di accompagnamento di solito minore rispetto agli incubatori. Nella sostanza non esistono definizioni condivise e univoche, visto che entrambi hanno i medesimi obiettivi. Semmai le differenze riguardano il contesto in cui nascono e si sviluppano incubatori e acceleratori: universitario, corporate, open innovation ecc.

Gli incubatori certificati e gli acceleratori CDP

Un discorso a parte è quello degli incubatori certificati iscritti in un’apposita sezione speciale del Registro delle imprese ai sensi dell’art. 25, comma 5, del DL 179/2012, integrato successivamente con il Decreto del 22 dicembre 2016 del ministero dello Sviluppo economico. A oggi sono 60 gli incubatori certificati e per sapere quali debbano essere i requisiti per potersi iscrivere si può consultare la guida sintetica predisposta dal sistema camerale.

Quest’anno la ricerca ha analizzato anche gli acceleratori creati a partire dal 2021 da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) nella Rete Nazionale Acceleratori. Alla fine del 2022 risultavano avviati 16 acceleratori della rete. Realizzati in partnership con altri soggetti, sono distribuiti uniformemente sul territorio italiano: 5 nel nord-ovest della penisola, 4 nel nord-est, 4 nelle regioni del centro e 3 al sud.

Suddivisione per tipologia supportata

Una classificazione ulteriore delle tipologie di incubatori e acceleratori è quella che si riferisce al sostegno riconosciuto, o meno, alle organizzazioni a significativo impatto sociale e ambientale. In base a questa suddivisione, si distinguono Business Incubator, Mixed Incubator e Social Incubator. In queste ultime, più del 50% di organizzazioni incubate possiede peculiarità riconducibili a un significativo impatto sociale e ambientale.

Incubatori e acceleratori, novità e trend

In generale, il report attesta una lieve crescita degli incubatori e degli acceleratori, passati dai 229 del 2021 ai 237 del 2022. Il 55% si trova in Italia settentrionale, con solo la Lombardia che ne ospita 57, seguita da Emilia Romagna (29) e Lazio (22). Sebbene al Sud il numero sia inferiore, pari al 18% del totale, tuttavia vanno segnalati gli incrementi a doppia cifra di Campania (da 6 a 16) e Puglia (da 7 a 14). Il che significa sia opportunità per le nuove iniziative imprenditoriali in questa parte del paese, sia per quanti possono entrar a far parte degli incubatori e degli acceleratori come dipendenti.

Basti pensare che la popolazione nazionale dei lavoratori è quasi triplicata, passando da 577 agli attuali 1.700. Numeri che tengono conto delle dimensioni ridotte di queste organizzazioni, visto che circa il 67% ha 5 o anche meno collaboratori e che il fatturato medio è pari a 0,60 milioni di euro. Una media che un numero ristretto di incubatori e acceleratori porta a 2,33 milioni di euro, ma che effettivamente si colloca sotto nella maggior parte delle realtà considerate.

Se si guarda, infine, al totale dei finanziamenti erogati, si scopre che è stato di 155 milioni di euro, con una media di 1,97 milioni di euro per progetto. Media che si abbassa alla “mediana” 0,20 se si esclude la percentuale dei 25 incubatori e acceleratori che hanno dato a ciascuna delle organizzazioni più di 1 milioni di euro.

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