Aprono le due Google Cloud Region italiane. Il ruolo dei partner

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Aprono le due Google Cloud Region italiane. Fondamentale il ruolo dei partner



Al via ufficiale le due Google Cloud Region italiane. Già operativa quella di Milano, con tre data center, mentre entro fine anno aprirà Torino. Un investimento che punta a far crescere la digitalizzazione nel sistema Paese e che prevede un importante ruolo per la community dei partner. Importante l’impatto sull’occupazione

Maria Teresa Della Mura

16 Giu 2022


Con l’apertura della Region di Milano, cui farà seguito entro la fine dell’anno quella di Torino, Google non solo amplia, e significativamente, la propria rete infrastrutturale, oggi costituita da 34 region e 103 zone, ma conferma l’intenzione di investire in modo significativo nel nostro Paese, per ora l’unico, nella zona EMEA, a poter contare su due region data center.
Le nuove Google Cloud Region, realizzate in collaborazione con TIM e operative già dal mese di maggio sulla zona di Milano, rappresentano un’opportunità per accelerare il percorso di digitalizzazione non solo delle imprese italiane, ma dell’intero sistema Paese.

Il ruolo delle Google Cloud Region per il sistema Paese

Presente all’evento di lancio delle due region italiane, Thomas Kurian, CEO di Google Cloud sottolinea fin da subito come intenzione della società sia investire nel nostro Paese, rendendo disponibili tecnologia, infrastruttura, capabilities, analytics, strumenti evoluti.
“Tutti i nostri servizi sono disponibili per tutti i clienti in Italia insieme al nostro partner TIM. Vogliamo fornire alle imprese un nuovo modo di digitalizzarsi e digitalizzare il loro business”, è la dichiarazione di Kurian, che evidenzia il percorso evolutivo avvenuto in ambito cloud: “Se inizialmente si pensava che il cloud fosse solo una soluzione a basso costo, oggi abbiamo capito che il cloud aiuta ogni organizzazione a trasformare il proprio business in modo digitale”.
Con le nuove Google Cloud Region, prosegue nella sua analisi Kurian, Google vuole dare una risposta concreta alle esigenze dei clienti in termini di comprensione e utilizzo dei dati, in termini di tecnologie infrastrutturali e di ambienti ibridi, in termini di sicurezza dei dati e dei sistemi e in termini di sostenibilità, tema quest’ultimo sul quale più volte si torna nel corso delle presentazioni.

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Latenza, sicurezza, sovereignity, i pilastri delle Google Cloud Region

“Soprattutto vogliamo darvi un cloud pensato e disegnato per l’Europa, realizzato insieme al nostro partner Telecom Italia, che ha avuto un ruolo chiave su temi centrali quali la sovereignity dei dati. Nessuno avrà accesso ai vostri dati a vostra insaputa o senza il vostro consenso”, è la rassicurazione di Kurian.
Avere disponibili due Region in Italia, ciascuna in grado di fare disaster recvovery sull’altra porta vantaggi molto importanti per il mondo delle imprese.
Ed è Fabio Fregi, Italy Country Manager Google Cloud a metterli in evidenza.
“C’è un tema di bassa latenza, indispensabile per supportare applicazioni che richiedono elaborazione dati real time, c’è un tema di capacità di scalare e sostenere picchi di carico, c’è un tema di disponibilità, di sicurezza, di trust. Molte realtà oggi sono esposte ad attacchi, di conseguenza trust e cybersecurity hanno un ruolo centrale. Le capacità computazionali sono custodite secondo i più stringenti standard di sicurezza, con massimo rispetto di tutto quanto ha a che vedere con il tema della sovranità dei dati”.
E poi spiega:” Le Google Cloud Region italiane riducono la latenza dell’80%. Ogni regione prevede la presenza di tre data center in zone indipendenti, ciascuno grado di fare failover sull’altro e questo aumenta l’affidabilità”.
Spiega Paolo Spreafico, Director of Customer Engineering for Italy: “Il Progetto delle due Region è stato sviluppato a 4 mani con i colleghi americani, tenendo in considerazione ad esempio la necessità di avere un recovery point objective e un recovery time objective compliant con quanto richiedono gli enti regolatori. I tre data center di Milano, ad esempio, si trovano in un’area che descrive un triangolo e sono distanti 10-15 km l’una dall’altra, proprio per garantire non solo il recovery time più rapido, ma anche la minore perdita di dati in caso di failover”.

Focus sulla sostenibilità e sulla crescita delle competenze digitali

C’è un focus molto importante anche sulla sostenibilità. “Da azienda che detiene il più importante numero di datacenter al mondo, siamo molto attenti a questo tema. Siamo carbon neutral dal 2007, dal 2017 compriamo tanta energia sostenibile quanta ne consumiamo e saremo carbon zero nel 2030”, è l’impegno ribadito. Impegno che riguarda evidentemente anche le nuove region.
“Avere grandi infrastrutture significa avere grande responsabilità. I nostri data center hanno un impatto sempre più basso, ma vogliamo anche aiutare tutte le organizzazioni a far sì che le loro operation siano sostenibili. Per questo, attraverso la console di gestione rendiamo disponibili informazioni sull’impatto ambientale e il carbon footprint delle attività: sono informazioni che le imprese possono inserire nel loro bilancio ambientale”.
Ma non è solo una questione tecnologica: “Le infrastrutture sono importanti, ma lo sono anche le competenze digitali. Per questo abbiamo lanciato in Italia tre iniziative che puntano a colmare quel gap che l’indice DESI ha messo impietosamente in luce. La prima si chiama Opening Future, promossa insieme a Banca Intesa e Telecom Italia, che rende disponibili riorse tecniche e percorsi formativi a studenti, startup, piccole e medie imprese. In questo caso l’obiettivo è toccare 20.000 realtà, tra le quali 10.000 PMI. La seconda è Google Cloud Pro programma dedicato agli sviluppatori, per far crescere le loro competenze sul cloud e che dal lancio nel 201 ha già toccato 7.000 sviluppatori hanno aderito. Infine, Italia in Digitale, programma lanciato nel 2020 e indirizzato di nuovo a piccole medie imprese e cittadini, sempre con l’obiettivo di far crescere le competenze digitali nel Paese”.

L’importanza delle partnership

C’è un ulteriore aspetto che qualifica la nascita delle due Cloud Region italiane: quello delle partnership.
Le due region nascono in collaborazione con TIM, che così evidenzia i razionali di questa collaborazione.
“Volevamo una tecnologia in grado di modernizzare i sistemi delle aziende, aiutarle a gestire i loro dati e a metterli in sicurezza. Volevamo creare una infrastruttura che aiuti le aziende in termini di sostenibilità, aumentando anche la capacità dei data center, fondamentale non solo in termini di latenza, ma per ka possibilità di tenere i dati vicino, assicurando che tutto quello che deve rimanere nel Paese, nel Paese resti”, spiega Elio Schiavo, Chief Enterprise and Innovative Solutions Officer di TIM, che così prosegue: “Se vogliamo che le nostre aziende siano più digitali, flessibili e innovative, in grado di portare al mercato prodotti e servizi di eccellenza, dobbiamo lavorare sul fattore tempo. Il tempo è oggi la velocità con cui si accelera un processo. La componente tempo che noi restituiamo al sistema oggi con le nuove Cloud Region ha un valore enorme, perché le aziende hanno bisogno di velocità nel flusso dei dati e di spazio per i loro dati. Per questi motivi questa partnership è super rilevante per il futuro di questo Paese”.
Partner è anche Banca Intesa, che già tre anni fa ha cominciato a lavorare insieme a Google e TIM al progetto.
“Avevamo bisogno di infrastruttura sia su Torino sia su Milano. Volevamo un partner che ci accompagnasse, che ci desse know how e portasse capabilities in termini di analisi e intelligenza artificiale. Soprattutto avevamo in mente un progetto che non riguardasse solo noi, ma avesse anche una ricaduta positiva sui territori. Per questo, lavorare con un partner come TIM ci ha convinti, perché fa parte del Sistema Italia”, spiega a sua volta Enrico Bagnasco, Executive Director Sistemi Informativi Intesa Sanpaolo. “Abbiamo adottato una strategia cloud first e multicloud, che accompagna a un profondo ripensamento dell’infrastruttura e a una revisione e trasformazione applicativa, con focus su centralità dei dati, sicurezza, governance. Alla fine, poteremo su Google Cloud il 60 per cento dei nostri workload e il prossimo anno, quando lanceremo una nuova banca interamente digitale, faremo ancora di più leverage su Google Cloud”.

Il ruolo di ISV e system integrator

Ma partner sono anche tutti quegli ISV e System Integrator chiamati a portare servizi, soluzioni e applicazioni al mondo delle imprese italiane.
Fabio Fregi parla di un modello di business fortemente basato sui partner.
Al momento del lancio ufficiale della Google Cloud Region sono una trentina i partner a bordo, ma già nella giornata precedente, in un incontro dedicato agli operatori di canale, Fregi parla di una folta presenza, con oltre 300 partecipanti.
“Abbiamo una struttura di servizi professionali molto snella. Mettiamo a disposizione dei partner, delle aziende e delle organizzazioni una infrastruttura di eccellenza, ma i progetti implementativi sono in capo ai partner. I nostri partner portano competenza e capacità di implementare. I servizi professionali non sono mai erogati direttamente da Google, ma solo dal partner”, spiega ancora Fregi.
E sempre ai partner spetta il ruolo di raggiungere e far crescere le piccole e medie imprese. “Lavoriamo per rendere il nostro ecosistema di partner nelle condizioni di supportarle e offrire loro soluzioni. Noi rendiamo disponibili le due Google Cloud Region e lavoriamo costantemente per far crescere le competenze, attraverso le iniziative di cui abbiamo già accennato”.

L’impatto sui territori

C’è un ultimo aspetto che bisogna sottolineare in relazione a questo lancio: l’impatto sui territori.
In questo caso è l’Università di Torino a presentare i dati di un’analisi impatto economico e occupazionale legato all’apertura dell’apertura della cloud region. Secondo questo studio, che ha valutato sia le analisi in fase di costruzione sia quelle in fase di installazione, unendole a stime sui tre anni esercizio, le nuove region potranno potenzialmente generare fino a 3,3 miliardi di euro di impatto economico e contribuiranno a creare 65.000 nuovi posti di lavoro entro il 2025 in Piemonte e Lombardia.

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