Finanza etica

Tech Company crescono, e il rating ESG ne certifica la sostenibilità

La crescita delle operazioni finanziarie, fusioni, M&A, che interessano le Tech Company, fissa l’attenzione non solo alla qualità dei servizi e forniture offerte, ma anche alla sostenibilità, etica, sociale e ambientale, di questi investimenti

Pubblicato il 04 Nov 2020

Loris Frezzato

esg system integrator

Le Tech Company fanno (o faranno presto) i conti con i criteri ESG nella valutazione dei loro, crescenti, investimenti. I system integrator, i grossi rivenditori, le società di sviluppo, di consulenza ICT e digitale in genere, insomma le Tech Company che accompagnano le aziende nella loro ottimizzazione tecnologica e di metodo per la crescita, sempre di più sono interessate a operazioni finanziarie volte ad aumentare il proprio peso sul mercato, e al loro ruolo di fornitori di tecnologie, si affianca l’interesse del mondo economico e finanziario.

Un mondo che sta progressivamente affinando i propri criteri di valutazione degli investimenti, tra i quali ultimamente sta rientrando proprio il rating ESG, acronimo di Enviromental, Social and Governance, a garanzia di un approccio etico su più fronti al mercato finanziario.

Tech Company oggetto e soggetto di investimenti

Operazioni di consolidamento e di investimenti, quotazioni in borsa ed estensioni verso mercati esteri che sono ormai all’ordine del giorno in un comparto, quello che fino a qualche tempo fa era ascrivibile al canale ICT, che sempre più si connota come bacino di realtà di crescente interesse da parte degli investitori finanziari.

Sono ormai lontani i tempi in cui al panorama italiano del canale ICT veniva diagnosticata dagli analisti quella sindrome da nanismo che lo caratterizzava. Una connotazione e una condizione che strideva al confronto con quanto già avveniva oltre confine, dove le terze parti ICT già godevano di dimensioni consistenti. Rivenditori grandi per aziende grandi, merce estremamente rara per il mercato italiano, il cui substrato economico era ed è rappresentato da aziende di piccole e medie dimensioni, i cui referenti per la fornitura tecnologica erano, di riflesso, operatori con dimensioni simili alle loro, tecnologicamente omniscenti per clienti altamente fidelizzati e strettamente locali.

M&A, il mercato delle Tech Company si consolida

Oggi è diverso. Molto diverso. Anche se le dimensioni delle aziende italiane non sono troppo cambiate rispetto al passato, a cambiare sono le loro esigenze, non più sostenibili dai fornitori di un tempo. Troppe le competenze necessarie per affrontare i temi della trasformazione digitale necessaria per stare al passo con il mercato, troppe e impossibili da trovare all’interno di un unico fornitore.

Le forniture stesse sono cambiate, è subentrato il cloud, che ha aperto tutto un mondo fatto di servizi, dove il business tradizionale, di tipo transazionale, che sosteneva il canale di qualche anno fa, ormai non ha più spazio.

Competenze, dimensioni, mercati: le spinte alle operazioni finanziarie delle Tech Company

I system integrator, i rivenditori, si trasformano e trovano il modo di confederare competenze complementari, molto specifiche, sui nuovi temi che l’evoluzione tecnologica solleva. Diventano vere e proprie Tech Company, in grado di soddisfare le esigenze dei propri clienti, con competenze, strutture, forze a garanzia del percorso di innovazione nel quale vogliono essere accompagnate.

Da qui la crescente concentrazione tra i nomi della system integration italiana e non. Acquisizioni, partecipazione da parte di fondi di investimento, sia nazionali sia esteri. I criteri sono quelli di aumentare la propria struttura dimensionale, la sommatoria del parco clienti, l’estensione verso nuovi mercati geografici, l’incameramento di competenze specifiche altrimenti troppo dispendiose in termini di tempo e risorse per aumentare il proprio ventaglio d’offerta.

Le grandi offerte, gli acquisti di aziende in difficoltà economica per fare massa, stanno lasciando il posto a nuovi criteri di scelta. Oculati e proiettati su disegni ben precisi di crescita futura.

Tech Company e indice ESG: per distinguersi sul mercato

Oggi nuovi criteri si aggiungono nella scelta delle società con cui si intende lavorare o su cui si vuole investire. La sostenibilità tanto richiesta su più fronti, e che sempre più appare nei criteri di sviluppo futuro del mondo business, sta diventando un elemento di scelta prioritaria da parte del mercato, spinta anche dalle indicazioni/vincoli che appaiono nei piani di crescita economica internazionale, seguendo gli indicatori definiti dall’ONU, come gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile all’interno dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritto da 193 Paesi membri.

Non ultimi, per quanto riguarda l’Europa, i suggerimenti per gli investimenti dei fondi a sostegno della crisi economica causata dalla pandemia da Covid.

Il rating ESG va proprio in questa direzione. Certificare la sostenibilità, etica, ambientale e di corretta gestione, degli investimenti finanziari. ESG, ricordiamolo, è acronimo dei tre fondamenti su cui si vorrebbero basare i criteri per la certificazione di un investimento sostenibile.

Finanza etica, nuovo indice di scelta per investitori e clienti

La E di ESG sta per Environmental, l’aspetto dell’indice che prende in considerazione i diversi aspetti ambientali che possono emergere dall’operazione finanziaria prospettata o attuata. Significa, quindi, pesare quanto l’operazione stessa può incidere in termini di sicurezza alimentare, di crescita della popolazione e di temi su cui ultimamente sono fissi i riflettori anche mediatici, ossia la quantità e il controllo delle emissioni di anidride carbonica, l’impatto sul climate change e, di conseguenza, i rischi o i vantaggi a sostegno della biodiversità.

La S di ESG è l’iniziale di Social, che dirime l’impatto che l’operazione finanziaria può avere sull’ambito sociale, valutandone il peso sui diritti umani e sulle condizioni del lavoro equo, gli standard di rispetto delle condizioni di uguaglianza e l’esclusione del lavoro minorile.

Infine, la G di Governance, che all’interno del rating ESG certifica la qualità della governance stessa e nel contempo quella dei consigli di amministrazione e della loro diversità, guardando ai diritti degli azionisti e a una corretta remunerazione del top management e del comitato esecutivo e del consiglio di amministrazione.

Elementi, tutti, che vanno a concorrere a un ulteriore criterio nella valutazione della scelta di un investitore, che vada al di là del mero peso finanziario, ma che sia garanzia di una crescita economica che tenga altamente conto dell’inclusione sociale e del rispetto e la tutela dell’ambiente.

Il ruolo attivo delle Tech Company

ESG rappresenta quindi un insieme di criteri che valorizzano le aziende e le operazioni finanziarie in genere definendone gli aspetti etici, a cui si sta sempre più prestando attenzione. Un elemento distintivo, quindi, i cui termini devono essere accuratamente controllati per potere godere della certificazione. E in questo contesto, le Tech Company possono ricoprire un ruolo passivo, di aziende certificate, ma anche essere protagonisti attivi, puntando a soluzioni, strumenti, metodi e percorsi digitali utili alla misurazione dei singoli elementi che concorrono all’ottenimento della qualifica ESG.

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