Rating ESG (rating di sostenibilità), cos’è, come si calcola e perché è importante per le TechCompany - TechCompany360

Analisi

Rating ESG (rating di sostenibilità), cos’è, come si calcola e perché è importante per le TechCompany



Environmental, Social and Governance sono i tre parametri con cui si valuta il livello di sostenibilità delle aziende. In attesa che arrivino una regolamentazione e un’authority analoghe a quelle che oggi vigilano sui mercati azionari, ecco come orientarsi: perché il rating ESG è importante anche per le Tech Company

Carmelo Greco

14 Gen 2022


L’attenzione che oggi si registra intorno al tema Rating ESG (Environmental, Social and Governance) è di per sé la dimostrazione di come la sostenibilità abbia oggi assunto un valore misurabile, affiancando le metriche tradizionali di natura squisitamente finanziaria. Da quando nel 2005 l’acronimo è stato coniato, in occasione della conferenza “Who Cares Wins” che riunì a Zurigo investitori ed enti governativi da tutto il mondo, la rilevanza del rating di sostenibilità è cresciuta in maniera esponenziale. Lungo la strada di questa crescita, un ruolo determinante ha avuto la definizione nel 2015 dei Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite, l’insieme dei 17 obiettivi di sostenibilità globale sintetizzati in Agenda 2030. Inoltre, l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, i cui contenuti sono stati sostanzialmente confermati alla Cop26 di Glasgow tenutasi a novembre 2021, ha contribuito a dare un orizzonte universale agli sforzi delle singole organizzazioni. Infine, l’Action Plan elaborato dalla Commissione europea nel 2018 ha intenso incentivare gli investimenti sostenibili integrando i criteri ambientali, sociali e di buon governo societario come fattori determinanti per l’orientamento dei capitali, la gestione dei rischi e il miglioramento della trasparenza nelle attività economico-finanziarie.

Cosa significa Rating ESG

Analogamente a quanto avviene con il rating di merito creditizio, che consente di misurare l’affidabilità di uno strumento finanziario, di un’impresa e perfino di uno Stato (sono assai noti ad esempio quelli assegnati dalle agenzie S&P, Moody’s e Fitch ai vari Paesi), il Rating ESG punta a individuare il livello di sostenibilità di un’impresa in base alle tre dimensioni sintetizzate nell’acronimo. Il paragone tra i due modelli di rating, tuttavia, finisce qui. Nel primo caso, infatti, la valutazione della classe di merito prevede un arco temporale definito per appurare la solidità finanziaria dell’azienda o del prodotto finanziario. Nel dicembre scorso, ad esempio, Fitch ha promosso con una tripla B i nostri titoli di Stato, prevedendo una crescita del Pil italiano pari a +6,2%. Il Rating ESG, invece, non ha standard quantitativi e qualitativi universalmente riconosciuti, a meno che non si considerino le date simbolo del 2030 per il raggiungimento degli obiettivi SDGs e del 2050 per l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica come soglie di riferimento non solo per gli Stati, ma applicabili anche al ciclo di vita delle aziende. A questo va aggiunto che, mentre per il rating creditizio esistono regolamenti e authority come l’ESMA (European Securities and Markets Authority) nel caso dell’Europa, non vi è ancora niente di tutto questo per i parametri ESG. Tanto che la stessa ESMA ha sollecitato l’anno scorso la Commissione europea ad adottare quanto prima una regolamentazione univoca dei Rating ESG onde evitare quei fenomeni di greenwashing che potrebbero vanificare gli sforzi verso una sostenibilità effettiva e non di facciata.

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Quali sono i fattori ESG

Nonostante l’assenza nell’ESG, almeno per il momento, di normative e organismi di sorveglianza paragonabili a quelli che vigilano sui mercati finanziari, ciò non toglie che le tre macro voci che compongono gli indici di sostenibilità godano di una ampia convergenza a livello internazionale. In particolare, le logiche sottostanti a ciascuna di esse prevedono che la “E” di Environmental comprenda i fattori ambientali, la “S” di Social quelli che riguardano gli impatti sociali interni ed esterni dell’organizzazione, la “G” di Governance i fattori che incidono sull’etica e la trasparenza del governo societario. In base a questa tripartizione, quindi, tutto ciò che attiene alla riduzione delle emissioni di CO2, al miglioramento dell’efficienza energetica, all’ottimizzazione delle risorse e al contrasto agli sprechi rientra sotto il cappello ambientale (Environmental). Ciò che, invece, si riferisce alle politiche aziendali di inclusione sociale, rispetto per la diversità, gender neutrality, pari opportunità e, complessivamente, benessere dei dipendenti fa parte della dimensione sociale. Dimensione che abbraccia anche a 360 gradi l’impegno dell’organizzazione a favore delle comunità e di tutti gli stakeholder con cui interagisce, siano essi clienti, fornitori, cittadini o istituzioni. Nella Governance, infine, confluiscono le buone prassi ispirate a criteri morali condivisi che facciano prevalere principi quali il rispetto dei diritti degli azionisti, la retribuzione congrua dei dirigenti, la composizione equilibrata nei consigli di amministrazione, la mancanza di conflitti di interesse, la trasparenza nelle decisioni e nelle scelte aziendali, l’approccio meritocratico nella selezione delle risorse umane e nell’avanzamento di carriera.

Come si calcola il rating ESG

Se c’è una sostanziale unità di vedute sui tre fattori ESG, lo stesso non si può dire dei modelli di calcolo del rating ESG a tutt’oggi disponibili. Del resto, ciò vale anche per un mercato altamente regolamentato come quello finanziario, tant’è vero che le agenzie di rating che operano in questo mercato sono più di una. Con la differenza, però, rilevata tramite uno studio di qualche anno fa condotto dal MIT Sloan School of Management, che la correlazione degli score sul merito creditizio di agenzie come Moody’s e S&P è pari al 99%, mentre quella delle agenzie specializzate in Rating ESG presentava una correlazione media del 61%. Da allora è aumentata l’offerta di soluzioni e piattaforme che cercano di standardizzare i criteri di definizione oggettiva della sostenibilità ai quali le aziende possono attenersi. Una ricerca di Forrester del settembre scorso, dal titolo New Tech: Sustainability Management Software, Q3 2021, ad esempio ha raggruppato una quarantina di fornitori che propongono sistemi digitali di misurazione, analisi e reportistica degli indicatori di sostenibilità legati ai parametri ESG. Lo studio parte dal presupposto che anche la strada per ottemperare a metriche di natura non finanziaria necessiti di strumenti evoluti che facilitino il compito delle aziende che intendono percorrerla. Tra le soluzioni messe sotto la lente da Forrester, ve ne sono alcune in grado di calcolare soprattutto le emissioni di gas serra, altre che riescono a integrare anche gli elementi sociali e di governance, e altre ancora focalizzate nella gestione dei rischi operativi connessi a salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Come si ottiene il rating di sostenibilità

Le aziende che vogliono ottenere un rating di sostenibilità riconosciuto da una platea quanto più ampia possibile devono anzitutto selezionare, tra le agenzie di rating presenti sul mercato, quelle che possono vantare una maggiore esperienza in materia. Il criterio della “maturità” è anche uno, seppure non l’unico, tra quelli considerati da Forrester nel suo studio per determinare su quale vendor di Sustainability Management Software sia opportuno orientarsi. Questo metodo, in assenza di una normativa specifica, deve essere associato all’adesione a community e reti formate da aziende che puntano a raggiungere obiettivi di sostenibilità condivisi. Uno dei progetti più noti è probabilmente la Science Based Targets Iniziative (SBTi) di cui fanno parte 2356 imprese di tutto il mondo, appartenenti a 50 settori diversi, tra quelle che hanno espresso un commitment e quelle che hanno già fissato dei target dal punto di vista dell’abbassamento della temperatura. Le aziende italiane aderenti, alla fine dell’anno scorso, ammontavano a 31, ma il numero è destinato a crescere velocemente man mano che aumenta il valore assegnato dagli investitori nei confronti dei soggetti che adottano gli standard ESG, ma anche per gli indubbi vantaggi che l’adozione del rating di sostenibilità porta a chi se può fregiare.

I vantaggi del rating ESG per le Tech Company

Tra i tanti vantaggi, se ne possono ricordare almeno alcuni. Anzitutto, presentarsi al mercato come “azienda sostenibile” incontra i desiderata di un consumatore sempre più attento ai temi dell’ambiente e del clima. Le scelte quotidiane d’acquisto spesso sono orientate da un giudizio sull’impatto ecologico che l’impresa ha (o non ha) agli occhi di chi compra i suoi prodotti. La brand reputation, quindi, oggi non può prescindere da un’esplicita formalizzazione del proprio posizionamento rispetto ai parametri ESG. Inoltre, un uso più consapevole delle proprie risorse, grazie a efficientamento energetico e diminuzione degli sprechi, comporta di conseguenza un risparmio per l’intera organizzazione. E che dire poi delle politiche che valorizzano il capitale umano e che si possono sintetizzare nella “S” di Social? Un’azienda che si occupa del benessere dei suoi lavoratori riesce a incrementare la loro produttività e a ottenere performance migliori. Così come le relazioni con fornitori e clienti caratterizzate da un approccio collaborativo sono all’origine di partnership più fruttuose e meno conflittuali. Il che si traduce in transazioni lineari e in minori spese per l’ufficio legale. Infine, un modello di governance trasparente crea rapporti solidi e senza attriti che si riverberano naturalmente in una maggiore fiducia da parte del mercato e degli investitori. Ne deriva che avere un buon Rating ESG non serve solo al pianeta, ma in buona sostanza anche agli affari.