Analisi

Rating ESG: cos’è, come si calcola e perché è un vantaggio per le TechCompany saperlo comunicare

Environmental, Social and Governance sono i tre parametri con cui si valuta il livello di sostenibilità delle aziende. In attesa che arrivino una regolamentazione e un’authority analoghe a quelle che oggi vigilano sui mercati azionari, ecco come orientarsi: perché il rating ESG è importante anche per le Tech Company

Pubblicato il 06 Nov 2022

Carmelo Greco

Criteri di Rating ESG

L’attenzione che oggi si registra intorno al tema Rating ESG (Environmental, Social and Governance) è di per sé la dimostrazione di come la sostenibilità abbia oggi assunto un valore misurabile, affiancando le metriche tradizionali di natura squisitamente finanziaria.

Da quando nel 2005 l’acronimo è stato coniato, in occasione della conferenza Who Cares Wins che riunì a Zurigo investitori ed enti governativi da tutto il mondo, la rilevanza del rating di sostenibilità è cresciuta in maniera esponenziale.

Lungo la strada di questa crescita, un ruolo determinante ha avuto la definizione nel 2015 dei Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite, l’insieme dei 17 obiettivi di sostenibilità globale sintetizzati in Agenda 2030.

Inoltre, l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, i cui contenuti sono stati sostanzialmente confermati alla Cop26 di Glasgow tenutasi a novembre 2021, ha contribuito a dare un orizzonte universale agli sforzi delle singole organizzazioni.

Infine, l’Action Plan elaborato dalla Commissione europea nel 2018 ha intenso incentivare gli investimenti sostenibili integrando i criteri ambientali, sociali e di buon governo societario come fattori determinanti per l’orientamento dei capitali, la gestione dei rischi e il miglioramento della trasparenza nelle attività economico-finanziarie.

ESG, le ricerche analizzate da Google Trends
Le ricerche ESG analizzate con Google Trends

Cosa significa Rating ESG

Analogamente a quanto avviene con il rating di merito creditizio, che consente di misurare l’affidabilità di uno strumento finanziario, di un’impresa e perfino di uno Stato (sono assai noti ad esempio quelli assegnati dalle agenzie S&P, Moody’s e Fitch ai vari Paesi), il Rating ESG punta a individuare il livello di sostenibilità di un’impresa in base alle tre dimensioni sintetizzate nell’acronimo ESG: Environmental (ambiente), Social (sociale) e Governance (governo).

Il paragone tra i due modelli di rating, tuttavia, finisce qui. Nel primo caso, infatti, la valutazione della classe di merito prevede un arco temporale definito per appurare la solidità finanziaria dell’azienda o del prodotto finanziario.

Come viene calcolato il rating ESG

Il Rating ESG, invece, non ha standard quantitativi e qualitativi universalmente riconosciuti, a meno che non si considerino alcuni parametri di sostenibilità inclusi nelle date simbolo del 2030 per il raggiungimento degli obiettivi SDGs e del 2050 per l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica come soglie di riferimento non solo per gli Stati, ma applicabili anche al ciclo di vita delle aziende.

A questo va aggiunto che, mentre per il rating creditizio esistono regolamenti e authority come l’ESMA (European Securities and Markets Authority) nel caso dell’Europa, non vi è ancora niente di tutto questo per i parametri ESG.

La stessa ESMA ha sollecitato l’anno scorso la Commissione europea ad adottare quanto prima una regolamentazione univoca dei Rating ESG onde evitare quei fenomeni di greenwashing che potrebbero vanificare gli sforzi verso una sostenibilità effettiva e non di facciata.

Rating ESG: due metodologie di valutazione

Ci sono due approcci alla metodologia di valutazione del rating ESG: la prima prende in considerazione l’impatto di un’azienda sul benessere dei suoi stakeholder: dipendenti, fornitori, clienti, comunità locali e ambiente. L’azienda che decide di adottare il rating ESG lo fa perché intende rinunciare a attività dannose per gli stakeholder. L’investimento è sostenuto dagli azionisti.

La seconda metodologia misura l’impatto dei fattori sociali e ambientali sull’azienda che all’interno di un quadro di fattori di rischio, come ambientali o sociali e per questo finanziariamente rilevanti, adotta una pianificazione strategica che si basa su investimenti mirati o su modifiche delle attività operative.

Questo approccio ha un costo più elevato per l’azienda poiché affronta i fattori di rischio ESG ma ha anche il vantaggio di far ottenere, sul lungo termine, maggiori benefici finanziari anche per gli azionisti. Le agenzie di rating ESG, solitamente adottano più quest’ultimo metodo proprio come l’agenzia MSCI.

Quali sono i tre aspetti principali presenti in tutti i rating ESG?

Gli indicatori ESG o indici di sostenibilità sono comuni a tutti i sistemi di rating della sostenibilità e seguono le logiche sottostanti:

  • la “E” di Environmental comprende i fattori ambientali,
  • la “S” di Social gli indicatori che riguardano gli impatti sociali interni ed esterni dell’organizzazione,
  • la “G” di Governance i fattori che incidono sull’etica e la trasparenza del governo societario.

Gli indici di sostenibilità per Ambiente, Sociale e Governance

In base a questa tripartizione, quindi, tutto ciò che attiene all’Ambiente come:

  • riduzione delle emissioni di CO2,
  • miglioramento dell’efficienza energetica,
  • ottimizzazione delle risorse,
  • contrasto agli sprechi.

Ciò che, invece, si riferisce alla dimensione Sociale come:

  • politiche aziendali di inclusione sociale,
  • rispetto per la diversità,
  • gender neutrality,
  • pari opportunità,
  • benessere dei dipendenti,

Dimensione che abbraccia anche a 360 gradi l’impegno dell’organizzazione a favore delle comunità e di tutti gli stakeholder con cui interagisce, siano essi clienti, fornitori, cittadini o istituzioni.

Nella Governance, infine, confluiscono le buone prassi ispirate a criteri morali condivisi che facciano prevalere principi quali:

  • rispetto dei diritti degli azionisti,
  • retribuzione congrua dei dirigenti,
  • composizione equilibrata nei consigli di amministrazione,
  • assenza di conflitti di interesse,
  • trasparenza nelle decisioni e nelle scelte aziendali,
  • approccio meritocratico nella selezione delle risorse umane e nell’avanzamento di carriera.

Nonostante l’assenza nell’ESG, almeno per il momento, di normative e organismi di sorveglianza paragonabili a quelli che vigilano sui mercati finanziari, ciò non toglie che le tre macro voci che compongono gli indici di sostenibilità godano di una ampia convergenza a livello internazionale.

Come è calcolato il rating ESG

Se c’è una sostanziale unità di vedute sui tre fattori ESG, lo stesso non si può dire dei modelli di calcolo del rating ESG a tutt’oggi disponibili, per cui valutatori diversi, possono misurare le performance della stessa azienda nella stessa categoria in maniera diversa.

Uno studio di qualche anno fa condotto dal MIT Sloan School of Management, rilevava che la correlazione degli score sul merito creditizio di agenzie come Moody’s e S&P è pari al 99%, mentre quella delle agenzie specializzate in Rating ESG presentava una correlazione media del 61%.

Da allora è aumentata l’offerta di soluzioni e piattaforme che cercano di standardizzare i criteri di definizione oggettiva della sostenibilità ai quali le aziende possono attenersi.

In una ricerca recente The Forrester New Wave: ESG Ratings, Data, And Analytics, Q3 2022 Forrester ha valutato nove fornitori tra i più significativi: Bloomberg, Clarity AI, EcoVadis, FactSet, Moody’s, MSCI, RepRisk, S&P Global e Sustainalytics mentre nella ricerca di settembre 2021, dal titolo New Tech: Sustainability Management Software, Q3 2021, ha raggruppato una quarantina di fornitori software che propongono sistemi digitali di misurazione, analisi e reportistica degli indicatori di sostenibilità legati ai parametri ESG.

Entrambi gli studi partono dal presupposto che anche la strada per ottemperare a metriche di natura non finanziaria necessiti di strumenti evoluti che facilitino il compito delle aziende che intendono percorrerla.

Tra le soluzioni messe sotto la lente da Forrester, ve ne sono alcune in grado di calcolare soprattutto le emissioni di gas serra, altre che riescono a integrare anche gli elementi sociali e di governance, e altre ancora focalizzate nella gestione dei rischi operativi connessi a salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

I punteggi dei criteri ESG

Le società di rating ESG non adottano gli stessi approcci di misurazione anche se hanno in comune l’obiettivo la riduzione del rischio di investimento. Alla base c’è l’ipotesi che la qualità ESG migliori la performance finanziaria riducendo i fattori sociali e ambientali che rappresentano un rischio per il modello di business o le operazioni dell’azienda.

Ad esempio, MSCI sostiene che i suoi rating: “supportano la mitigazione del rischio ESG e la creazione di valore a lungo termine”. Sustainalytics misura “il grado di rischio del valore economico di un’azienda”.

La riduzione del rischio non è l’unico obiettivo di un rating ESG. Alcune agenzie progettano i loro punteggi per prevedere i rendimenti. Ad esempio, HIP sostiene che i suoi rating: “sono correlati a rendimenti migliori a parità di rischio”.

I rating ESG sono generalmente riportati su base letterale o numerica: MSCI, ad esempio, utilizza una scala di 7 punti da AAA a CCC analoga a quella utilizzata dalle principali agenzie di rating. Altre, come ISS, utilizzano una scala a 12 punti da A+ a D-, simile al sistema di valutazione in vigore nel mondo educativo anglosassone. Un altro sistema di punteggio utilizzato è su base percentile su scala da 1 a 100, dove 100 può rappresentare un’ alta qualità ESG (positiva) o un alto rischio ESG (negativo).

Ogni agenzia di Rating ESG fornisce i suoi punteggi

Secondo la ricerca Keep the Change: Analyzing the Increase in ESG Ratings for U.S. Equities condotta e pubblicata da DE Shaw & Co. nell’aprile 2022, in cui sono stati analizzati i punteggi ESG aggregati di tutte le società Russell calcolati da MSCI tra gennaio 2015 e dicembre 2021, è stato notato un miglioramento del 18% del rating ESG anche senza reali cambiamenti strutturali.

Ad esempio: i rating assegnati da MSCI sono migliorati anche di 12 punti, tanto che la ricerca li definisce come una “inflazione del punteggio” ma appunto senza che le organizzazioni siano intervenute con miglioramenti apprezzabili. In alcuni casi MSCI ha eliminato i punteggi relativi ai temi chiave per “efficienza energetica”, ha ridotto le valutazioni per le “emissioni tossiche” e “salute e sicurezza” e ha aumentato la valutazione per lo “sviluppo del capitale umano”, determinando così punteggi medi più elevati.

Le aziende che hanno aumentato la divulgazione delle loro attività di miglioramento dei criteri EGS, ad esempio, rendendo note le proprie emissioni di carbonio hanno ottenuto maggiori possibilità di upgrade del punteggio anche se ciò non ha coinciso con il fatto che le performance siano poi effettivamente migliorate.

Come si ottiene il rating di sostenibilità

Come abbiamo potuto apprezzare, alcune agenzie di rating ESG utilizzano un approccio relativo, altre utilizzano un approccio assoluto, infine altre ancora si rivolgono a un approccio misto. MSCI ESG utilizza un approccio relativo ad esempio, mentre, Sustainalytics usa un approccio assoluto, poiché valuta le performance ESG degli emittenti in modo indipendente.

Ma mettendo da parte per un attimo le metodologie, ciò che risulta evidente è che oggi la valutazione dei criteri ESG di un’azienda, almeno in Europa, deve tenere conto di alcuni parametri imprescindibili accanto a valutazione dell’impatto ambientale, valutazione del rischio ESG e impronta di carbonio e cioè i requisiti normativi che esponiamo di seguito in una breve panoramica.

Requisiti normativi per il rating Esg: la Tassonomia Eu

Tassonomia dell’UE: la necessità di dare a ogni parola il suo giusto contesto e significato, nasce come strumento utile a raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici dell’UE per il 2030 e gli obiettivi introdotti dall’European green deal, per indirizzare meglio gli investimenti verso progetti e attività sostenibili.

L’Europa ha iniziato quindi a chiedersi come fosse possibile avere un linguaggio comune e convergente su una chiara definizione di sostenibilità e di conseguenza di cosa non lo fosse. La Tassonomia Ue si propone come un un sistema di classificazione comune per le attività economiche sostenibili e si snoda lungo sei assi:

  • mitigazione dei cambiamenti climatici;
  • adattamento ai cambiamenti climatici;
  • uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine;
  • transizione verso un’economia circolare;
  • prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  • protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Requisiti normativi per il Rating ESG: cos’è l’SFDR

SFDR:  cioè Sustainable Finance Disclosure Regulation anche conosciuto come Regolamento europeo nr. 2019/2088 entrato in vigore il 10 marzo 2021 che rappresenta la prima parte del Piano sulla finanza sostenibile europea. L’SFDR si pone come obiettivo di uniformare i requisiti dei report sui prodotti finanziari per fermare il greenwashing finanziario.

Requisiti normativi per il Rating ESG: cos’è l’MiFID II

MiFID II: Markets in financial instruments directive II (2014/65/EU), direttiva entrata in vigore in tutta l’Unione europea dal 3 gennaio 2018. Regolamenta l’obbligo di trasparenza per chi gestisce gli investimenti ma anche la separazione tra attività di consulenza indipendente e consulenza per conto di una impresa assicurativa o di un istituto di credito.

Requisiti normativi per il Rating ESG: cos’è il TCFD

TCFD: Task Force on Climate-related Financial Disclosure è stata costituita dal Financial Stability Board (FSB) nel 2015. La presiede Michael R. Bloomberg coadiuvato da 32 esperti del settore finanziario e produttivo. Il Final Report, pubblicato nel 2017 include 11 raccomandazioni in quattro aree tematiche: governance, strategia, gestione dei rischi, metriche e target.

Rating ESG, dopo la Cop di Parigi è Net Zero

Net Zero: o anche neutralità climatica. Con l’accordo di Parigi del 2015 si sono puntualizzati gli interventi per ottenere al 2050 un pareggio tra le emissioni di CO2 e la rimozione di anidride carbonica dall’atmosfera al fine di contenere l’aumento della temperatura media globale di 1,5°C entro la fine secolo. Gli interventi adottati per ridurre le emissioni di gas serra in 5 step su base volontaria sono progettati scientificamente con il partneriato Science Based Target initiative (SBTi) promosso dallo UN Global compact (UNGC), World Resource Institute (WRI), CDP (Carbon Disclosure Project) e WWF e a cui hanno aderito su scala globale 3.943 organizzazioni che hanno avanzato il commitment di cui 1.885  con target approvati. Le aziende italiane in fase commitment sono 66 di cui 43 con target approvati.  Il commitment dal 15 luglio 2022 è accettato solo per obiettivi allineati alla riduzione di 1,5°C.

La richiesta dell’SBTi mira al taglio della media del 90% delle emissioni GHG assolute ma tiene anche conto del settore industriale, tanto che sono contemplati obiettivi “hard to abate” cioè difficili da raggiungere, come in agricoltura o aviazione.

Gli interventi nell’ambito di Net Zero convergono verso la decarbonizzazione del portafoglio, cioè proporre agli investitori aziende che hanno introdotto come sistema di gestione la sostenibilità su base scientifica.

Chi rilascia i rating ESG?

Le aziende che vogliono ottenere un rating di sostenibilità riconosciuto da una platea quanto più ampia possibile devono anzitutto selezionare, tra le agenzie di rating di sostenibilità presenti sul mercato, quelle che possono vantare una maggiore esperienza in materia.

Il criterio della “maturità” è anche uno, seppure non l’unico, tra quelli considerati da Forrester nel suo studio per determinare su quale vendor di Sustainability Management Software sia opportuno orientarsi. Questo metodo, in assenza di una normativa specifica, deve essere associato all’adesione a community e reti formate da aziende che puntano a raggiungere obiettivi di sostenibilità condivisi.

Quali sono le agenzie di rating ESG

Ci sono decine di agenzie di rating ESG e tra le più importanti possiamo citare:

  • MSCI, acronimo di Morgan Stanley Capital Investment, con il supporto di oltre 200 analisti pubblica rating ESG su 8.500 società (14.000 emittenti) a livello globale. La sua attività principale è la compilazione di indici di borsa da concedere in licenza alle società di gestione degli investimenti.
  • ISS ESG è una filiale di Institutional Shareholder Services, si avvale di oltre 200 analisti e pubblica valutazioni su 11.800 emittenti e 25.000 fondi. ISS ESG fornisce valutazioni e servizi di consulenza alle società su come migliorare la qualità della governance. Nel 2020, Deutsche Börse ha acquisito la maggioranza (80%) di ISS.
  • Sustainalytics di proprietà di Morningstar (acquisita nel 2020) con oltre 200 analisti pubblica valutazioni ESG su oltre 13.000 società.
  • Refinitiv, rebranding del fornitore di dati ThomsonReuters, si avvale di oltre 700 analisti e calcola i punteggi ESG di 11.800 società.
  • FTSE Russell pubblica valutazioni su 7.200 titoli che, come MSCI, concede in licenza alle società di gestione degli investimenti.

Altre società note sono S&P Global, Vigeo Eiris (di proprietà di Moody’s Investor Services), HIP e TruValue Labs.

Rating ESG per le Tech Company

Una ricerca di KPMG condotta tra i CEO delle più importanti aziende Tech nel mondo ha rilevato che appena il 26% delle organizzazioni ha incorporato l’ESG come parte della pianificazione strategica. Come fa notare Andreas Bubenzer-Paim su Forbes esistono: “potenti strumenti finanziari che il settore può adottare o su cui può lavorare per cambiare lo status quo”.

Tra gli strumenti più interessanti si fa riferimento ai SSL ovvero i Sustainability Linked Loans ossia i prestiti legati alla sostenibilità e che sono vincolati al raggiungimento di obiettivi ESG. Per questo motivo, il mancato raggiungimento fa scattare penali o aumento degli interessi. I proventi degli SSL possono essere usati per la crescita dell’azienda. Dunque una netta differenza con i “Green Bond” che finanziano progetti “verdi”.

I vantaggi del rating ESG per le Tech Company

Tra i tanti vantaggi, se ne possono ricordare almeno alcuni. Anzitutto, presentarsi al mercato come azienda sostenibile incontra i desiderata di un consumatore sempre più attento ai temi dell’ambiente e del clima. Le scelte quotidiane d’acquisto spesso sono orientate da un giudizio sull’impatto ecologico che l’impresa ha (o non ha) agli occhi di chi compra i suoi prodotti.

La brand reputation, quindi, oggi non può prescindere da un’esplicita formalizzazione del proprio posizionamento rispetto ai parametri ESG. Inoltre, un uso più consapevole delle proprie risorse, grazie a efficienza energetica e diminuzione degli sprechi, comporta di conseguenza un risparmio per l’intera organizzazione.

E che dire poi delle politiche che valorizzano il capitale umano e che si possono sintetizzare nella “S” di Social? Un’azienda che si occupa del benessere dei suoi lavoratori riesce a incrementare la loro produttività e a ottenere performance migliori.

Così come le relazioni con fornitori e clienti caratterizzate da un approccio collaborativo sono all’origine di partnership più fruttuose e meno conflittuali. Il che si traduce in transazioni lineari e in minori spese per l’ufficio legale. Infine, un modello di governance trasparente crea rapporti solidi e senza attriti che si riverberano naturalmente in una maggiore fiducia da parte del mercato e degli investitori. Ne deriva che avere un buon Rating ESG non serve solo al pianeta, ma in buona sostanza anche agli affari.

Comunicare i rating ESG: il Bilancio di sostenibilità

I criteri ESG sono monitorati da stakeholder e investitori come elementi essenziali per comprendere il bilanciamento tra profitto e sostenibilità di un impresa.

Ne consegue che il perno attorno a cui ruotano aziende dotate di rating ESG, stakeholder e investitori è la comunicazione trasparente. Più l’azienda riesce a condividere chiaramente il proprio approccio sostenibile verso la società e l’ambiente, più sarà premiata.

Tra gli strumenti di comunicazione principali troviamo il Bilancio di sostenibilità o Bilancio sociale o Report CSR (Rendiconto della Corporate Social Responsibility).

Con il Bilancio sociale l’impresa comunica a stakeholder e investitori il suo impegno verso un profitto etico, che tenga conto, perciò delle ragioni ambientali e sociali, soprattutto in rapporto con il territorio.

Il Bilancio di sostenibilità in Italia è obbligatorio per circa 200 aziende, ossia per quelle organizzazioni che rientrano nel D.Lgs. n. 254/2016 (Direttiva Europea 95/2014) che si riferisce a aziende quotate con oltre 500 dipendenti e con ricavi netti delle vendite e delle prestazioni per un totale superiore a 40 milioni di euro o stato patrimoniale totale superiore a 20 milioni di euro (settore bancario-assicurativo).

Per tutte le altre tipologie di aziende, il Bilancio sociale, dunque extra finanziario, può essere proposto come metodo di comunicazione su base volontaria.

Le linee guida seguite per la compilazione del Bilancio di sostenibilità sono impostate dal GRI (Global Reporting Initiative) in inglese per la versione più aggiornata.

I vantaggi della comunicazione dei rating ESG e del Bilancio sociale

Nel documento Linee guida per la rendicontazione di sostenibilità nelle PMI di Confindustria, sono stati raccolti i benefici  (ma anche un percorso chiaro) che possano stimolare le piccole e medie imprese a apprezzare i vantaggi  della comunicazione della rendicontazione non finanziaria. Tra i principali:

  • risk assessment e mitigazione dei rischi (finanziari e non finanziari);
  • accesso più agevole ai rapporti con la Pubblica Amministrazione;
  • miglior accesso al mercato del credito e alle risorse finanziarie;
  • migliore capacità di attrarre e fidelizzare le persone con le giuste competenze;
  • sviluppo di una filiera sostenibile (sia con i propri fornitori che come fornitori);
  • supporto dai propri stakeholder chiave e migliore legittimazione sociale;
  • facilitazione nelle aggregazioni di imprese;
  • miglioramento dell’immagine e brand reputation.

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