PNRR: un piano con la digitalizzazione al centro - TechCompany360

Analisi

PNRR: un piano con la digitalizzazione al centro



Green & Blue. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, inviato dal Governo a Bruxelles, ha la sostenibilità e la digitalizzazione al centro dei propri interessi. Per le Tech company si aprono nuove opportunità per supportare la trasformazione dell’intero Sistema Paese

Maria Teresa Della Mura

05 Mag 2021


Le cifre in ballo solo alte: 221 miliardi di euro complessivi, dei quali 191,5 miliardi provengono da NGEU, ripartiti tra sussidi veri e propri (sono 68,9 miliardi erogati a fondo perduto) e prestiti a basso tasso di interesse, e 30,6 miliardi del Fondo Complementare, vale a dire risorse definite con lo scostamento di bilancio votato il 27 aprile scorso. Tutte da utilizzare entro i prossimi 5 anni, vale a dire entro il 2026.
Sono queste le dotazioni economiche sulle quali si basa il PNRR – Piano Nazionale di ripresa e resilienza, stilato dal Governo e inviato a Bruxelles il 30 aprile scorso.
Un piano che lo stesso Presidente del Consiglio Draghi definisce essere “un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze. Il NGEU può essere l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni”.
Del PNRR, il cui testo integrale è consultabile qui, stiamo scrivendo in questi giorni non solo perché si tratta di un tema di estrema attualità, ma soprattutto per capire quale sono gli impatti sui mercati di cui ci occupiamo più direttamente con le nostre testate, come ESG 360, Internet4Things, Industry4Business, Agrifood.tech, EnergyUp, TechCompany360.

La centralità di digitalizzazione e innovazione

L’aspetto più importante che emerge dal PNRR e che coinvolge tutto il mondo delle Tech Company è che il piano si sviluppa intorno a 3 assi strategici condivisi a livello europeo, vale a dire digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.
La Digitalizzazione e l’Innovazione sono dunque centrali in un piano che è articolato in 6 missioni chiave, ciascuna destinataria di fondi e di precisi obiettivi e ambiti di investimento.
Vediamole in sintesi, così come rappresentate dalla tabella inclusa nel piano.

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– Missione 1: “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”. Dispone di un fondo di 40,3 miliardi che diventano 49,86 con il contributo di ReactEU e dello scostamento di bilancio

– Missione 2: “Rivoluzione verde e transizione ecologica”. Dispone di un fondo di 59,33 miliardi che diventano quasi 70 con le altre due dotazioni finanziarie

– Missione 3: “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”. Dispone complessivamente di un fondo di 31,4 miliardi (25,4 da Next Generation EU e 6 dallo scostamento di bilancio)

– Missione 4: “Istruzione e ricerca”. Dispone di un fondo da 30,88 miliardi, che salgono a 33,81 con gli altri fondi complementari.

– Missione 5: “Inclusione e coesione”. Ha in dotazione un fondo da 19,81 miliardi di euro, che salgono a 29,8 grazie a un forte contributo da ReactEU e a quanto arriva dallo scostamento di bilancio.

– Missione 6: “Salute”. Ha a disposizione 15,63 miliardi di euro, che salgono a 20,23 con il contributo degli altri fondi complementari.

Il peso del digitale

Come accennato all’inizio, il digitale ha un ruolo centrale in tutto il PNRR e lo si evince anche da quanto scritto nella prolusione.
“La rivoluzione digitale rappresenta un’enorme occasione per aumentare la produttività, l’innovazione e l’occupazione, garantire un accesso più ampio all’istruzione e alla cultura e colmare i divari territoriali”, si legge. E sempre nell’introduzione al documento si sottolinea come il nostro Paese sia in ritardo in termini di adozione digitale e innovazione tecnologica, come evidenziato dall’ultimo aggiornamento dell’indice DESI, che ci colloca al quartultimo posto nella graduatoria dei 27 Paesi.

Il progetto faro che ispira quanto contenuto nel PNRR è il 2030 Digital Compass, la “bussola per il digitale” stabilita dalla UE, che fissa come obiettivo il raggiungimento di una connettività a 1 Gbps per tutti e la piena copertura 5G delle aree popolate.
Con le progettualità indicate nel PNRR, il nostro Paese si impegna ad accelerare i tempi, raggiungendo gli obiettivi nel 2026 e realizzando concretamente una Gigabit society, grazie anche un “percorso di semplificazione dei processi autorizzativi che riconosce le infrastrutture per la cablatura in fibra ottica e per la copertura 5G come strategiche, velocizzandone così la diffusione sul territorio”.
IL PNRR fa esplicito riferimento alla necessaria trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione (PA) attraverso l’adozione di una strategia cloud first che passa o da una nuova infrastruttura cloud nazionale, il “Polo Strategico Nazionale”, PSN, oppure da un cloud “pubblico” sicuro.
Una trasformazione, si sottolinea nel documento, che “faciliterà lo sviluppo di un nuovo ecosistema di prodotti e servizi per la PA” nella logica di rendere più efficace l’interazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione.
Ci sarà un focus sulla creazione di competenze, nel quadro di una più ampia Strategia Nazionale per le Competenze Digitali, “volta a promuovere un diffuso miglioramento delle competenze della forza lavoro esistente e futura su temi digitali e tecnologici”.
E sempre la transizione digitale viene vista come la chiave per dare nuovo impulso alla competitività del sistema produttivo. “Il nuovo piano per la Transizione 4.0 rafforza il tasso d’innovazione del tessuto industriale e imprenditoriale del Paese e incentiva gli investimenti in tecnologie all’avanguardia; in ricerca, sviluppo e innovazione; e in competenze digitali e manageriali. In particolare, nel settore delle infrastrutture (di trasporto, di distribuzione elettrica, ecc.) le tecnologie digitali rappresentano un nuovo paradigma di qualità ed efficacia nella gestione degli asset, attraverso l’applicazione estensiva di sensori grazie ai quali analizzare i parametri chiave delle infrastrutture nel tempo”.

Detto questo, vediamo qualche dettaglio in più su due settori nei quali le tecnologie digitali sono chiamate a giocare un ruolo chiave e nel quale potrebbero aprirsi spazi interessanti per le Tech Company che lavorano sui progetti di innovazione.

La digitalizzazione e la Missione 1 del PNRR

La Pubblica Amministrazione

Ai fini dell’analisi che stiamo proponendo con questo servizio, la Missione nella quale gli effetti/benefici della digitalizzazione sono più evidenti è la Missione 1.
Ripartita in tre componenti, punta alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, con una dotazione complessiva di 11,15 miliardi di euro; alla digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo, con una dotazione di 23,8 miliardi, cui si aggiungono 0,8 miliardi di React EU e 5,88 miliardi del Fondo complementare; al Turismo e Cultura 4.0, con una dotazione complessiva di 8,13 miliardi.

 

 

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, il focus è sull’automazione e sulla digitalizzazione.
Questa componente include sette voci di investimento e tre riforme:

Investimenti:
– Infrastrutture digitali
– Abilitazione e facilitazione migrazione al cloud
– Dati e interoperabilità
– Servizi digitali e cittadinanza digitale
– Cybersecurity
– Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali
– Competenze digitali di base

Riforme:
– Processo di acquisto ICT
– Supporto alla trasformazione della PA locale
-Introduzione linee guida “cloud first” e interoperabilità

Tradotto in altri termini, questo comporta un cambio di passo deciso sia per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche, sia sulle infrastrutture, sia ancora sull’organizzazione, le procedure, il capitale umano

Il Settore Industriale

Il mondo industriale rientra negli obiettivi della Missione 1. Dei 40,73 miliardi della dotazione, alla “Digitalizzazione, Innovazione e Competitività nel Sistema Produttivo”, vale a dire la Componente 2 della Missione, sono destinati 24,30 miliardi.
A questa cifra, è importante segnalarlo in questo contesto, devono essere aggiunti 5,88 miliardi dei 30,6 del Fondo Complementare, che vanno a integrare il Piano Transizione 4.0, che vale ora 18,45 miliardi di euro.
Per raggiungere l’obiettivo dichiarato, ovvero “promuovere l’innovazione e la digitalizzazione del sistema produttivo” è prevista la realizzazione di un insieme di interventi mirati e complementari atti a rafforzare il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione.

Quattro sono le linee guida della Componente:

  • Favorire la transizione digitale e l’innovazione del sistema produttivo incentivando gli investimenti in tecnologie avanzate, ricerca e innovazione
    • Realizzare investimenti per le connessioni ultraveloci in fibra ottica 5G
    • Rafforzare la partecipazione allo sviluppo dell’economia dello spazio e i sistemi di osservazione della Terra per il monitoraggio dei territori
    • Promuovere lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane anche sui mercati internazionali, anche attraverso strumenti finanziari innovativi

Siamo in presenza di una progettualità che rafforza quanto previsto dal Piano Transizione 4.0: per promuovere la trasformazione digitale dei processi produttivi e l’investimento in beni immateriali nella fase di ripresa post-pandemica sono previste preveda misure di incentivazione fiscale, estese a una platea più ampia di beneficiari.
Tutto questo nella convinzione che attraverso l’aumento di produttività e la maggiore efficienza aumentano anche la competitività e la sostenibilità delle filiere produttive, con positive ricadute sull’occupazione.
Un approfondimento specifico su questo tema è stato pubblicato su Internet4Things.

Le altre Missioni

Anche nelle altre Missioni la digitalizzazione trova ampio spazio.
Lo trova nella “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, nella quale le tecnologie digitali, i dati e i sensori sono cruciali per il monitoraggio dei consumi e degli sprechi per la tracciabilità dei prodotti e dei rifiuti, e per la tutela territoriale.
Lo stesso si può dire della progettualità che riguarda le filiere agroalimentari, con focus specifici sullo sviluppo della logistica per il settore, sul miglioramento della tracciabilità dei prodotti, sull’adozione di tecniche di agricoltura di precisione e di tecnologie di agricoltura 4.0.
Non manca, infine, una componente formativa, volta a creare cultura e consapevolezza sui temi e sulle sfide ambientali.

Quando si parla di energia, poi, nella Componente “Energia rinnovabile, idrogeno, rete e transizione energetica e mobilità sostenibile”, una delle cinque linee strategiche individuate riguarda il potenziamento e digitalizzazione delle infrastrutture di rete, mentre nella Componente 4 della Missione 2, incentrata sulla tutela del territorio e della risorsa idrica si parla di tutela del territorio anche attraverso l’adozione di un sistema avanzato ed integrato di monitoraggio e previsione, che faccia leva sulle soluzioni avanzate di sensoristica, dati e sistemi di elaborazione analitica, per identificare tempestivamente i possibili rischi e i relativi impatti per definire conseguentemente le risposte ottimali.

Sulla carta i punti sui quali lavorare ci sono: la vera sfida sarà, una volta ottenuti i fondi, tradurre nella realtà gli obiettivi, garantire la governance sulla spesa e sulle progettualità, rispettare i tempi, tenendo conto che per ciascun progetto è fissato un cronoprogramma il cui rispetto è determinante per l’erogazione dei fondi.

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