Analisi

Competenze e certificazioni IT, la guida 2022 a quelle più richieste

La domanda continua di competenze necessita di percorsi formativi che attestino il possesso oggettivo di conoscenze e abilità in linea con i nuovi scenari. Per orientarsi in un’offerta che vede la compresenza di certificazioni IT vendor neutral e vendor specific, occorre una mappa ragionata

Pubblicato il 06 Giu 2022

Carmelo Greco

certificazioni IT

Negli ultimi anni la domanda di competenze ICT è esplosa insieme all’aumento vertiginoso di soluzioni e tecnologie in grado di abilitare la digital transformation delle aziende. Anche la pandemia, seppure abbia contratto in alcune sue fasi la capacità di spesa di gran parte del tessuto economico mondiale, ha contribuito a incrementare il fabbisogno tecnologico delle imprese a supporto di processi chiave come il lavoro ibrido e la supply chain, solo per fare due esempi. Un fabbisogno che oggi non si limita a cercare profili “tradizionali” appartenenti al campo dell’Information Technology, ma punta a reperire skill, anche comprovati da idonee certificazioni IT, che rispondano ai mutati scenari digitali. A febbraio di quest’anno, l’Osservatorio Competenze Digitali a cui aderiscono AICA, Anitec-Assinform, Assintel, Assinter Italia e l’Università di Milano Bicocca in veste di partner scientifico, ha stilato un indice di novità delle professioni CEN (Comitato europeo di normazione) con un ranking da 0 a 100 frutto di 3 parametri: vacancy trend, novità nello skill-set, variazione della rilevanza nel core-set. Ai primi 5 posti si collocano cloud computing, data specialist, solution designer, data scientist, information security manager. Le rimanenti posizioni dell’indice sono occupate, nell’ordine, da:

  • Product owner
  • IoT
  • Scrum master
  • DevoOps expert
  • Service manager
  • Business information manager
  • Enterprise architect
  • Information security specialist
  • Project manager
  • Robotics
  • Systems architect
  • ICT operation manager
  • Digital consultant
  • Developer
  • Test specialist

L’Osservatorio, nella sua analisi, sottolinea che il carattere innovativo di ciascuna delle professioni presenti nell’elenco deriva non soltanto dall’evoluzione delle hard skill associate a ciascuna, ma anche da una maggiore richiesta di soft skill. Agli esperti di cloud computing, per esempio, il mercato chiede ovviamente la conoscenza delle principali piattaforme cloud, ma vuole allo stesso tempo che siano in grado di interloquire con i clienti per indirizzarli verso le soluzioni più adatte al loro caso specifico.

Il legame necessario tra competenze IT e certificazioni

L’indice dell’Osservatorio non copre tutta la domanda di competenze IT emergenti. Se lo si sovrappone a quelle che Randstad ha identificato nel suo ultimo report e che si concentra sulle skill oggi maggiormente richieste, mancherebbero all’appello artificial intelligence e machine learning, augmented reality e virtual reality, blockchain e user interface/experience design. In realtà, alcune di queste, come intelligenza artificiale e machine learning, si possono considerare parte del bagaglio dei data specialist e dei data scientist. Altre, come augmented/virtual reality e blockchain, rappresentano nicchie rispetto al mercato italiano a cui l’indice fa riferimento. In ogni caso, l’offerta delle Tech Company, siano esse software house, system integrator, ISV (Independent Software Vendor) o MSP (Managed Service Provider), può variare molto in termini di specializzazione, fino a comprendere voci che potrebbero non essere comprese in nessuno dei due elenchi, dai microservizi ai nuovi linguaggi di programmazione. E con l’offerta, a variare sono anche le certificazioni IT di cui ciascuna Tech Company può fregiarsi, collegate al personale che vi lavora e che le possiede. Rispetto alla domanda crescente di competenze tecnologiche il tema delle certificazioni infatti riveste un ruolo cruciale, anche se talvolta risulta sottovalutato. Un sondaggio condotto da Syneto in collaborazione con Focus Management e diffuso nel 2022 ha interpellato 350 IT manager di piccole e medie imprese italiane. Alla domanda sul numero di certificazioni possedute, quasi il 40% del campione ha risposto nessuna, mentre il 44,23% ha affermato di averne da una a tre. Sul versante dei corsi di formazione, il 54,49% ha dichiarato di non aver partecipato a nessuna sessione online e il 42,95% a nessun corso in aula. Trattandosi di PMI, il cui core non sempre è la tecnologia, queste percentuali non solo sono comprensibili ma, a maggior ragione, implicano che i partner con cui collabora questa tipologia di organizzazione suppliscano portando in dote quelle competenze certificate di cui le aziende clienti sono sprovviste.

Differenza tra certificazioni vendor neutral e vendor specific

Nel panorama delle certificazioni IT si distinguono due macro categorie, le vendor neutral e le vendor specific. Le prime consentono di acquisire delle competenze che non si riferiscono a soluzioni e prodotti specifici di un fornitore, a differenza delle seconde. Ciò non toglie che esistano alcune certificazioni che, pur essendo rilasciate da un vendor, godano comunque di un riconoscimento universale per la posizione di leadership detenuta sul mercato dal soggetto che le rilascia. La Cisco Academy, per esempio, è ormai sinonimo di networking, così come le certificazioni di VMware tendono a coincidere con la virtualizzazione dei data center in generale. Sul fronte delle certificazioni vendor specific va fatta poi un’ulteriore distinzione tra quelle riconosciute alla Tech Company in quanto partner, solitamente suddivise in base ai metalli del medagliere (gold, silver, bronze) e quelle che, invece, attestano le competenze professionali del singolo. Microsoft, per esempio, assegna il marchio di gold o silver partner alle aziende che dimostrano expertise sulle sue soluzioni in aree che vanno dall’Application Development alla Cloud Platform, dal DevOps alla Security. Allo stesso tempo, le sue certificazioni riguardano i requisiti tecnici di singoli profili quali lo sviluppatore, il data engineer, il data scientist e così via. Per il professionista che desidera entrare a far parte di una Tech Company che propone ai suoi clienti tecnologie di un determinato vendor, è fondamentale avere conoscenze certificate in merito. Chi, al contrario, vuole dare priorità alle certificazioni vendor neutral, deve orientarsi su quelle organizzazioni che non sono legate a un brand in particolare.

La classifica Indeed delle 21 certificazioni IT più popolari

Recentemente Indeed, il noto motore di ricerca utilizzato per trovare lavoro, ha fatto una lista delle 21 certificazioni IT, sia vendor neutral sia vendor specific, che attualmente risultano essere tra le più popolari nel mondo. Ecco quali sono.

  1. AWS Certified Solutions Architect – Associate

La domanda di questa certificazione è guidata dalla diffusa adozione dei servizi cloud di AWS. Il corso dura 4 ore, ma presuppone almeno un anno di esperienza pratica nella progettazione e distribuzione di sistemi scalabili, altamente disponibili e con tolleranza ai guasti sulla piattaforma AWS. A cui va aggiunta la conoscenza approfondita di almeno un linguaggio di programmazione di alto livello e una formazione di Architecting on AWS. Maggiori informazioni cliccando qui.

  1. Certified Data Privacy Solutions Engineer (CDPSE)

La certificazione CDPSE convalida le competenze e le conoscenze tecniche necessarie per valutare, costruire e implementare soluzioni complete per la privacy. Offerta dall’Information Systems Audit and Control Association (ISACA), tra i requisiti per accedere all’esame richiede almeno tre anni di esperienza nella governance e nell’architettura della privacy, nonché nel ciclo di vita dei dati.

  1. Certified Cloud Security Professional (CCSP)

Questa certificazione, rilasciata dagli esperti di cybersecurity dell’International Information System Security Certification Consortium (ISC)², garantisce competenze e conoscenze tecniche avanzate per progettare, gestire e proteggere i dati, le applicazioni e le infrastrutture nel cloud. Per accedere all’esame, bisogna avere almeno cinque anni di esperienza lavorativa cumulativa nel settore informatico, di cui tre nel campo della sicurezza informatica.

  1. Certified Data Professional (CDP)

La certificazione CDP, offerta da ICCP, prevede cinque livelli e consente di specializzarsi in aree quali business analytics e data analytics, design, data governance, integration e management.

  1. Certified Ethical Hacker (CEH)

La certificazione CEH v11 si concentra sui più recenti strumenti, tecniche e metodologie di hacking di livello commerciale utilizzati dagli hacker e dai professionisti della sicurezza informatica per violare legalmente un’organizzazione. Si contrappone alle attività criminali dei black hat hacker e serve a verificare la vulnerabilità dei sistemi aziendali di fronte a potenziali attacchi. La certificazione è proposta da EC-Council.

  1. Certified Information Security Manager (CISM)

Proposta da ISACA, la stessa associazione che rilascia la certificazione CDPSE, dimostra la capacità di creare, implementare e gestire i sistemi di sicurezza di un’azienda. In particolare, si concentra sui temi dell’information security governance, del program development e del management, dell’incident management e del risk management. Per accedere all’esame sono necessari cinque anni di esperienza nei sistemi informativi maturati nell’arco degli ultimi dieci anni.

  1. Certified Information Systems Auditor (CISA)

Sempre ISACA offre la certificazione CISA che dimostra la competenza in materia di audit, controllo e sicurezza. È riconosciuta a livello globale come la certificazione principale nell’ambito dell’information security audit control. Prima di poter sostenere l’esame CISA, bisogna avere superato un esame di livello base e attestare almeno cinque anni di esperienza nel settore.

  1. Certified Information Systems Security Professional (CISSP)

Quest’altra certificazione, rilasciata da (ISC)², riconosce la capacità di progettare, implementare e gestire un programma di sicurezza informatica di alto livello. Come per le altre, presuppone un’esperienza pregressa di cinque anni nel campo della sicurezza informatica e di tre anni come security manager.

  1. Certified in Risk and Information Systems Control (CRISC)

La certificazione convalida la capacità di gestione del rischio mettendo in grado chi la ottiene di definire un programma di risk management basato sulle migliori pratiche con cui identificare, analizzare, valutare, dare priorità e rispondere ai rischi. La propone ISACA a coloro che possiedono almeno tre anni di esperienza in due dei quattro settori previsti dall’esame (governance, IT risk assessment, risk response and reporting, information technology and security).

  1. Certified ScrumMaster (CSM)

Attesta il possesso dei principi e delle pratiche Scrum ed è offerta da ScrumAlliance che si pone come ente di riferimento per apprendere un modello di framework tra i più diffusi. La certificazione CSM è la prima all’interno del quadro certificatorio Scrum che contempla vari livelli.

  1. Cisco Certified Network Professional (CCNP)

È una delle certificazioni più note sulle tecnologie di rete aziendali e consente ai professionisti di scegliere una specializzazione tra CCNP Enterprise, Data Center, Security, Service Provider e Collaboration. I programmi e i requisiti per partecipare e accedere agli esami sono reperibili qui. In Italia esiste una rete capillare di enti di formazione accreditati che consente di frequentare i corsi in presenza.

  1. CompTIA (A+, Cloud+, Security+)

CompTIA è probabilmente uno degli organismi di formazione nelle aree IT più longevi. Le sue certificazioni A+, Cloud+ e Security+ rappresentano degli attestati su competenze informatiche trasversali che godono di ampio consenso sul mercato e che dimostrano il possesso di skill fondamentali.

  1. Google Certified Professional Cloud Architect

È la certificazione del colosso di Mountain View che dimostra la capacità di saper progettare, sviluppare e gestire risorse sulla sua architettura cloud. Ne esistono altre, come per esempio quella di Google Cloud Professional Data Engineer. Tra i requisiti per l’esame, l’azienda raccomanda almeno tre anni di esperienza nel settore, di cui almeno un anno nell’attività di progettazione e gestione di soluzioni Google Cloud Paltaform.

  1. Global Information Assurance Certification (GIAC)

È una certificazione con quattro livelli, da quello introduttivo all’esperto. Consente di dimostrare l’apprendimento approfondito e l’esperienza effettiva in materia di cybersecurity coprendo temi come cyber defense, penetration testing, digital forensics e incident response. Consultando il sito GIAC si possono trovare i dettagli sui livelli di certificazione e sui requisiti per l’esame.

  1. Information Technology Infrastructure Library (ITIL)

Le certificazioni ITIL raggruppano un insieme di linee guida sull’IT service management e sull’implementazione di best practice che servono ad allineare le attività IT alle esigenze del business. Si tratta di un modello vendor neutral che è stato di proprietà di Axelos (joint venture tra il governo britannico e Capita) fino al 2021, quando Axelos è stata acquisita da PeopleCert. Sul sito di quest’ultima oggi si possono trovare tutte le informazioni riguardanti le certificazioni ITIL.

  1. Microsoft Certified Azure Solutions Architect Expert (MCSA)

È la certificazione della multinazionale di Redmond che sancisce le competenze nella progettazione di soluzioni cloud e ibride su Microsoft Azure e comprende calcolo, rete, storage, monitoraggio e sicurezza. Per una panoramica sulle certificazioni offerte da Microsoft per Azure, è possibile visitare la pagina dedicata.

  1. Microsoft Technology Associate (MTA)

Sono le certificazioni di Microsoft suddivise in IT infrastructure, database e developer. Si rivolgono ai professionisti che intendono intraprendere una carriera nell’infrastruttura desktop, nell’infrastruttura server o nel cloud computing privato. Maggiori informazioni cliccando qui.

  1. Oracle MySQL Database Administration

Le certificazioni MySQL di Oracle sono offerte in tre livelli: database 5.7, database 8.0 e specialista dell’implementazione. Si focalizzano sulle competenze relative all’infrastruttura cloud di Oracle e prevedono requisiti specifici per ciascun percorso che si possono rinvenire cliccando qui.

  1. Project Management Professional (PMP)

È una delle certificazioni universalmente adottate dai project manager. Rilasciata dal Project Management Institute (PMI), la PMP è suddivisa in tre metodologie di gestione dei progetti: ciclo di vita predittivo (waterfall), agile e approccio ibrido. Un’altra certificazione molto diffusa per il project management è quella di Prince2. In alternativa, la norma UNI 11648 definisce i requisiti di conoscenza, abilità e competenza del project manager. La certificazione inerente può avvenire tramite uno degli organismi riconosciuti in Italia da Accredia.

  1. Salesforce Certified Development Lifecycle and Deployment Designer

La certificazione del più grande vendor di soluzioni CRM è pensata per i professionisti che possiedono le competenze e l’esperienza necessarie nel DevOps, nella gestione del ciclo di vita delle applicazioni e sui temi della governance. Per accedere all’esame bisogna possedere una laurea quadriennale e almeno due anni di esperienza in diverse aree IT. Per maggiori dettagli, si possono consultare le pagine sulla formazione del sito di Salesforce.

  1. VMware Certified Professional – Data Center Virtualization (VCP-DCV 2022)

Non poteva mancare, in questo elenco, la certificazione del vendor mondiale leader nella virtualizzazione. La certificazione di riferimento VCP-DCV di VMware conferma le competenze nell’implementazione, nella gestione e nel troubleshoot di un’infrastruttura vSphere. Per i requisiti e i piani formativi, si rimanda all’apposita sezione del sito di VMware.

Questi 21 suggerimenti non esauriscono ovviamente le opportunità di certificazioni IT presenti oggi sul mercato, ma si possono considerare un buon punto di partenza sia per le Tech Company in cerca di skill e di talenti sia per quanti intendono lavorare come professionisti in un settore continuamente in espansione qual è, appunto, quello dell’Information Technology.

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