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Ecco perché la Russia bloccherà Facebook



Ultimatum del governo al social network che dovrà rispondere alle norme nazionali sulla conservazione dei dati personali all’interno del paese

Paolo Longo

02 Ott 2017


Facebook rischia grosso. Dopo la censura avvenuta in Cina, dove anche le piattaforme proprietarie WhatsApp e Instagram sono inaccessibili, Zuckerberg si appresta a chiudere battenti pure a Mosca, a seguito di un inasprimento delle norme in materia di conservazione dei dati personali diffuse da Alexander Zharov, a capo del Federal Service for Supervision of Communications, Information Technology and Mass Media, in lingua il cosiddetto Roskomnadzor.

 

“La legge vale per tutti – ha detto Zharov – chi non è d’accordo può smettere di fare business in Russia”. La normativa a cui si appella il governo è datata 2014 ed è a regime sin dal 2015 ma solo negli ultimi tempi ha subito un rafforzamento nell’ottica di stringere la morsa contro le compagnie straniere che fatturano un bel po’ all’interno dei confini.

La norma prevede che chiunque operi in Russia e gestisca dati sensibili in maniera digitale debba memorizzarli su server fisicamente localizzati nel paese. Nessun mirroring, nessuna duplicazione ma la necessità di ospitare su un hardware nazionale le informazioni manipolate. Come anticipato, la legge è in vigore da oltre due anni ma le multinazionali hanno sempre fatto muro continuando a lavorare come all’estero, cioè sfruttando principalmente il cloud con base un po’ dove capita.

 

In realtà c’è già chi, come Twitter, Apple, Booking.com, Google e Uber, ha annunciato di aver avviato il percorso di migrazione indicato da Mosca in contrasto con l’impasse di Facebook e in precedenza di LinkedIn, già bloccato nel novembre del 2016 e portato dinanzi al tribunale. L’effetto censura su Facebook avrebbe però conseguenze più ampie, vista la popolarità di cui gode presso la popolazione.

 

L’idea del Roskomnadzor è quella di far rispettare la burocrazia ma pure di avvantaggiare le concorrenti locali, come Vkontakte e Odnoklassniki, che da sempre fanno il verso alla statunitense con il vantaggio di essere nate in Russia e di rispettare a priori il diktat dell’autorità federale.

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