Oscar Di Montigny: “Flowe, better being plat-firm nel nome dell’Innovability” - TechCompany360

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Oscar Di Montigny: “Flowe, better being plat-firm nel nome dell’Innovability”



Il presidente della nuova iniziativa nata da una costola di Banca Mediolanum: “Abbiamo l’ambizione di coniugare innovazione e sostenibilità in una proposta nuova, orientata a una nuova economia e a un nuovo sistema di pensiero più che a una nuova generazione di utenti”

Antonello Salerno

07 Lug 2020


“Flowe nasce da un’aspirazione prima che da un’esigenza; quasi da una vocazione – direi – prima che da una missione. L’aspirazione a un mondo più sano, più giusto, più bello, più rispettoso, più vero. E a chi si domanda se questa vocazione sia compatibile con la mission di una banca, la mia risposta è certamente sì, almeno per la nostra banca. Si tratta di una sfida che vale a maggior ragione la pena di affrontare, cambiando il modo di fare le cose a cui siamo abituati. Le aziende oggi più che mai devono recitare un ruolo attivo nel sistema sociale, non possono più esimersi dall’avere una visione del mondo: è il cosiddetto brand activism. Vale verso l’interno di un’organizzazione e vale verso l’esterno, verso il mercato in cui l’organizzazione opera e l’intera industria di cui fa parte.. Le aziende, e in particolare le banche, che ne siano consapevoli o meno, che lo vogliano o meno, recitano un ruolo attivo, orientante, nella società civile, che va ben al di là della sola dimensione economica con cui si manifestano. Da questo deriva una imprescindibile responsabilità di operare nel rispetto di etica e valori civici”. A parlare è Oscar di Montigny, Chief Innovation, Sustainability e Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e presidente di Flowe, la neonata startup innovativa fintech del gruppo Mediolanum, app di mobile banking che nasce con l’intenzione di unire finance, gaming, education e entertainement in una experience  tecnologicamente avanzata e strettamente correlata ai principi della sostenibilità, e che ha tra i propri simboli quello della carta di credito che, unica al mondo – anziché essere fatta di plastica – è fatta di legno. Una risposta ad alcune iniziative di successo che si stanno affermando in tutta Europa, come N26 e Revolut, ma anche la creazione di una proposta totalmente nuova, che mette insieme i valori e i principi di una visione del mondo improntata alla sostenibilità con quelli di una fintech.

Oscar, ci racconta come è nata l’idea di Flowe?

Nasce prima di tutto dai valori di Banca Mediolanum in cui mi sono sempre riconosciuto e identificato. I valori di un’ azienda di famiglia con tradizioni solide, e che con questa iniziativa ha da subito compreso che i tempi erano maturi per una scelta importante, che era giunto il momento di fare un passo in più.. Flowe non è solo una risposta a un bisogno di mercato, di un’analisi prospettica. Di certo lo scenario sta cambiando e ci sono una serie di nuovi attori che lo stanno reinterpretando in chiave innovativa, andando incontro a nuove generazioni caratterizzate da stili di consumo completamente diversi rispetto a quelli a cui eravamo abituati. Una situazione particolarmente rischiosa per chi non saprà cogliere i segni del cambiamento. Flowe nasce dall’analisi di questo contesto, dallo scouting di nuovi modelli e possibilità durante numerosi viaggi, incontri e missioni esplorative in giro per il mondo, dalla Silicon Valley al Far East. Puntiamo a creare una banca all’avanguardia, anticipatrice di ciò sta per arrivare. Abbiamo l’ambizione di aver individuato per primi l’onda migliore da cavalcare e che ci tenga al riparo da eventuali tsunami che potrebbero coinvolgere chi non accetta l’idea del cambiamento.

E’ quindi semplicemente la risposta di una banca tradizionale a ciò che sta succedendo sul mercato?

No, non siamo soltanto questo. Siamo una realtà che finora non esisteva. Un’azienda piattaforma, una better being plat-firm, fortemente community based, orientata a un nuovo sistema di pensiero più che una nuova generazione di utenti. Offriamo un modello di interazione con il sistema finanziario su propositi valoriali molto alti, che partono dai principi dell’innovazione e della sostenibilità, ma che di benessere individuale ed evoluzione sociale. Puntiamo sull’importanza del singolo individuo come nucleo centrale della società, fornendo contenuti educativi oltre ai servizi finanziari, orientandoci su in percorso che si basa su temi come l’ambiente, la collettività, il lavoro.

Quali competenze e quali esperienze sono state necessarie per dare vita a questo progetto?

A noi piace parlare di Innovability, crasi di Innovation e Sustainability. E’ il nostro imprinting originario, alla base della nostra value strategy. Perché l’innovazione fine a se stessa risulterebbe sterile. È necessario capire che, in ordine di priorità, l’innovazione è utile solo se ha un ruolo propulsivo orientato alla sostenibilità, che altrimenti – senza questa forza – da sola farebbe fatica ad affermarsi. L’innovazione esprime la forza, la sostenibilità da l’orientamento; la sostenibilità incarna i valori, l’innovazione li esprime con potenza ed efficacia. La carica innovativa delle nuove proposte di business deve nella nostra visione farsi portatrice di un valore in più. L’innovazione più fare da acceleratore alla sostenibilità, e la sostenibilità può dare una base valoriale all’innovazione. La nostra value strategy è quella di dire ai nostri clienti che ci interessano come Persone, come esseri umani, e non soltanto come protagonisti di una user experience semplice o innovativa.

Rimando all’aspetto tecnologico, qual è oggi la sfida che siete chiamati ad affrontare?

La sfida è quella di offrire sempre il meglio, e di fare in modo che funzioni al massimo. Siamo un’avanguardia che deve essere agile e capace di cambiare pelle per sposare l’innovazione, senza lentezze, sapendo rinnovarsi in corsa. La tecnologia è un grande abilitatore per il business, la user experience deve essere sempre al centro dei nostri sforzi, ma a noi si impone una scelta in più: di fronte ai tre livelli di innovazione, evolutiva, incrementale e disruptive, noi con Flowe vogliamo sposare quest’ultima. Tra le cose che ci distinguono maggiormente vi è la procedura di onboarding: totalmente digitale e che richiede tra gli 8 e i 12 minuti per essere operativi.

Perché Mediolanum ha deciso di dare a Flowe la forma di una società indipendente dalla capogruppo?

Flowe nasce da una costola di Banca Mediolanum, che per noi è come una corazza. Mentre la decisione di renderci indipendenti dal punto di vista societario deriva dalla necessità di essere un’azienda il più possibile agile e libera di agire nel nuovo mondo. Cerchiamo di far convivere queste due dimensioni virtuosamente, adeguandoci anche al fatto che c’è anche bisogno di uno stile narrativo nuovo, slegato da quello tradizionale. Un enorme merito per questa operazione va alla proprietà, che ha avuto coraggio e forza di volontà accettando questo sganciamento che non è né sostitutivo di quello originario né migliorativo, ma è semplicemente evolutivo di questo a cui diviene complementare quando necessario. Quando si va alla conquista di un mondo nuovo, chi parte viene guardato da chi rimane con atteggiamenti differenti: c’è chi pensa che gli esploratori siano dei pazzi, c’è chi li guarda con invidia, c’è chi si augura che non tornino mai più, e infine c’è chi si augura che tornino carichi di doni. Noi oggi siamo fortemente sostenuti da Mediolanum, e siamo in viaggio vero una terra in cui sono convinto che troveremo prosperità e abbondanza sia per Flowe che per Mediolanum stessa

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Puntiamo a espanderci in Italia e in prospettiva alla scalabilità a livello europeo, chiudendo il primo anno di attività con diverse decine di migliaia di utenti.