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DevOps e automazione: Sourcesense spiega come ridurre i tempi di rilascio da settimane a minuti



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L’automazione dei processi e la cultura collaborativa riducono drasticamente i tempi di rilascio. Eugenio Marzo illustra come le metodologie DevOps trasformino le infrastrutture complesse in asset dinamici per il business moderno attraverso l’Open Source

Pubblicato il 30 mar 2026



DevOps
Eugenio Marzo, Senior Execution Manager dell'area DevOps e Cloud Native Infrastructure presso Sourcesense

L’efficienza operativa e la rapidità di risposta alle esigenze del mercato rappresentano oggi i pilastri fondamentali per qualsiasi realtà aziendale che intenda mantenere un vantaggio competitivo. In un recente incontro di approfondimento professionale condotto da Beatrice, Eugenio Marzo, senior execution manager dell’area DevOps e Cloud Native Infrastructure presso Sourcesense, ha delineato i contorni di una trasformazione che coinvolge tanto lo sviluppo quanto la gestione delle infrastrutture.

L’analisi di Marzo non si limita a una rassegna tecnica, ma esplora le implicazioni strategiche di una metodologia di lavoro che punta a risolvere criticità storiche legate alla velocità, alla sicurezza e alla precisione dei rilasci software. Attraverso l’esame di casi studio reali nel settore bancario e dei trasporti, emerge un quadro chiaro di come l’automazione possa ridefinire radicalmente i tempi tecnici di esecuzione,trasformando procedure che un tempo richiedevano settimane in operazioni completabili in meno di un’ora.

La trasformazione dei processi: automazione e controllo deterministico

L’adozione di metodologie DevOps non è un fenomeno recente per le realtà più strutturate. Marzo evidenzia come il percorso di Sourcesense sia iniziato già nel 2012, collaborando con clienti di rilievo per snellire i processi di setup infrastrutturale. Uno degli esempi più significativi riguarda un importante istituto bancario per il quale l’azienda è diventata il centro di competenza per le metodologie DevOps.

L’obiettivo primario di questo intervento è stato il rifacimento delle “fabbriche di sviluppo” e l’ottimizzazione dell’interazione con il rilascio del software, intervenendo direttamente sulla gestione delle configurazioni.

Il risultato più evidente di questa strategia è misurabile attraverso la drastica riduzione dei tempi di messa in produzione. Marzo riferisce che, per questo specifico cliente, è stata sviluppata un’automazione integrale dei cluster di una soluzione middleware. Prima di questo intervento, il rilascio dei cluster produttivi richiedeva circa due settimane di lavoro manuale e coordinamento. Con l’introduzione dei nuovi automatismi, i tempi sono scesi drasticamente: «Abbiamo creato gli automatismi necessari a far sì che i cluster produttivi venissero rilasciati al posto di due settimane in 30 minuti, con il controllo di quello che accadeva, per avere un approccio deterministico al rilascio delle infrastrutture».

Questo approccio deterministico garantisce che ogni rilascio sia replicabile e privo di errori umani, aumentando la stabilità complessiva del sistema.

Gestione della complessità in ambienti multi-fornitore

Un altro aspetto critico affrontato durante l’implementazione del DevOps riguarda la gestione di ecosistemi tecnologici estremamente eterogenei. Nelle grandi organizzazioni, non è raro trovarsi a gestire centinaia di professionisti e una moltitudine di fornitori esterni, ognuno con le proprie specificità tecnologiche. La necessità di una piattaforma centralizzata diventa quindi un requisito indispensabile per garantire la coerenza dei flussi di lavoro.

Secondo quanto dichiarato da Marzo, la sfida consiste nel curare una varietà di tecnologie che devono essere compilate e rilasciate in modo uniforme. «Parliamo di centinaia di sviluppatori e diversi fornitori che hanno avuto il bisogno di usufruire di una piattaforma centralizzata» spiega il manager, indicando come la risposta a questa esigenza sia stata l’installazione e il mantenimento di uno stack completo di CI/CD (Continuous Integration e Continuous Deployment).

Questo sistema permette di standardizzare le procedure di rilascio, indipendentemente dalla tecnologia sottostante o dal team di sviluppo coinvolto, garantendo una manutenzione costante su un arco temporale che, nel caso citato, supera ormai il decennio.

L’impatto diretto sul Time to Market

Il valore fondamentale che il DevOps apporta al business risiede nella sua capacità di accelerare l’espressione di un’azienda sul mercato. Marzo è molto esplicito nel definire quale sia il problema principale che questa metodologia si propone di risolvere: il miglioramento del time to market. La velocità di rilascio del software, se accompagnata da rigorosi standard di sicurezza, permette a un’impresa di reagire prontamente alle evoluzioni della domanda e della concorrenza.

Le infrastrutture moderne devono essere non solo automatizzate, ma anche facilmente espandibili. Quando un’azienda è in grado di creare e scalare le proprie risorse infrastrutturali in tempi rapidi, acquisisce una flessibilità che si traduce direttamente in competitività commerciale. Come sottolineato nell’intervista: «se rilasci il software velocemente e in sicurezza, se crei le tue infrastrutture in maniera automatizzata e quindi sei più veloce a espanderle, sei anche più veloce a esprimerti sul mercato».

Cultura Open Source e Site Reliability Engineering

Un secondo caso studio rilevante riguarda un cliente operante in settori diversificati, che spaziano dal comparto bancario a quello dell’aviazione, fino alla gestione dell’identità digitale. In questo scenario, l’adozione del DevOps si è basata su un utilizzo consapevole di tecnologie open source, che rappresentano il cuore pulsante dell’area guidata da Marzo. La collaborazione non si è limitata alla fornitura di toolchain, ma ha coinvolto i reparti di architettura e ingegneria del cliente, già orientati verso questo tipo di approccio metodologico.

In contesti così ampi e critici, il supporto alle infrastrutture assume sfumature diverse. Oltre alla pura metodologia, Sourcesense ha messo in campo team dedicati di SRE (Site Reliability Engineer). Queste figure professionali hanno il compito di supportare le infrastrutture assistendo i gruppi che si occupano dell’esercizio quotidiano, garantendo che l’affidabilità dei sistemi rimanga elevata nonostante la velocità dei cambiamenti introdotti dalle pipeline di automazione.

L’area DevOps, infatti, è cresciuta fino a comprendere diverse specializzazioni, dai product expert agli sviluppatori, arrivando a contare oggi circa cento professionisti.

La sfida delle competenze: il modello della DevOps Academy

La rapida espansione del settore e la complessità delle tecnologie coinvolte hanno reso difficile il reperimento di figure professionali già formate sul mercato. Per ovviare a questa carenza, la strategia descritta da Marzo punta con decisione sulla formazione interna. La DevOps Academy, giunta alla sua quinta edizione, rappresenta lo strumento principale per scalare numericamente e qualitativamente il team.

L’approccio formativo scelto non è puramente accademico, ma si basa su un equilibrio tra teoria e applicazione pratica. Alcuni punti chiave del modello educativo includono:

  • Un corpo docente composto da cinque istruttori che ruotano per garantire una presenza costante accanto agli studenti.
  • Un percorso formativo caratterizzato da track “abbastanza dense” che mescolano concetti teorici e attività laboratoriali.
  • L’inserimento immediato nelle attività progettuali non appena gli studenti acquisiscono la necessaria fiducia nelle proprie competenze.

Questa metodologia permette ai nuovi talenti di «imparare sul campo a spendere quello che hanno imparato durante l’Academy», accelerando il loro inserimento produttivo. Marzo sottolinea la validità di questo investimento notando come tutto il personale delle precedenti edizioni sia stato ricollocato con successo in attività progettuali. L’Academy è dunque considerata l’elemento fondamentale che ha permesso di raggiungere e superare la soglia dei cento collaboratori nell’area DevOps.

In definitiva, l’esperienza di Sourcesense evidenzia come il DevOps non sia un traguardo tecnologico statico, ma un percorso di evoluzione continua che richiede investimenti sia in termini di strumenti open source che di capitale umano. La capacità di trasformare processi manuali lenti in flussi automatizzati e deterministici rimane la chiave per permettere alle aziende di muoversi alla velocità richiesta dall’economia digitale contemporanea.

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