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Triban (Var Group – Yarix): trasformare l’incertezza in asset strategico con la governance della cybersecurity



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Rudi Triban, head of Cyber Security Consulting di Var Group – Yarix, analizza come la governance della cybersecurity debba evolvere in una priorità strategica per affrontare l’incertezza strutturale dettata da IA e nuove normative

Pubblicato il 26 feb 2026



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Rudi Triban, Head of Cyber Security Consulting di Var Group – Yarix

L’evoluzione delle minacce digitali e la rapidità con cui il panorama tecnologico si trasforma impongono oggi un cambio di rotta drastico nella gestione della sicurezza informatica. Durante l’evento “Cybersecurity: immaginare l’imprevedibile“, promosso dall’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Rudi Triban, head of Cyber Security Consulting di Var Group – Yarix, ha tracciato le linee guida per una moderna governance della cybersecurity. Il punto di partenza di questa riflessione non è una soluzione tecnologica isolata, ma la consapevolezza che il terreno su cui le imprese si muovono è intrinsecamente instabile.

L’incertezza come condizione strutturale del business moderno

Per comprendere la direzione che le aziende devono intraprendere, è necessario innanzitutto ridefinire il concetto stesso di rischio. Secondo l’analisi proposta da Triban, le imprese non si trovano più ad affrontare emergenze passeggere, poiché «l’incertezza non è più un’anomalia temporanea, ma bensì è un contesto strutturale su cui operano le nostre imprese». Questa stabilità precaria è alimentata da molteplici fattori che agiscono simultaneamente.

L’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale ha ridefinito sia la velocità degli attacchi sia l’ampiezza delle superfici di esposizione, rendendo i perimetri aziendali più vulnerabili e difficili da presidiare. A questo si aggiunge un ecosistema di dipendenze tecnologiche estremamente complesso e l’introduzione di nuove responsabilità legali e operative derivanti da quadri normativi stringenti come la NIS2 e il regolamento DORA. In un panorama così frammentato, l’obiettivo primario non può più essere l’azzeramento del rischio, che risulterebbe impossibile, ma la sua gestione consapevole. La domanda centrale per il management diventa quindi come governare questo scenario in modo efficace e sistemico.

L’integrazione del rischio cyber nei processi decisionali

Il primo pilastro fondamentale per una solida governance della cybersecurity risiede nel superamento della visione puramente tecnica della sicurezza. Finché la protezione dei dati e dei sistemi rimane confinata esclusivamente nei dipartimenti IT, l’azienda non potrà mai raggiungere una vera stabilità operativa. La cybersecurity deve invece essere pienamente integrata nel sistema decisionale dell’impresa.

Questo passaggio avviene quando il rischio cyber viene tradotto in un linguaggio comprensibile per il vertice aziendale, ovvero in termini di impatti operativi e reputazionali. Quando la sicurezza entra a far parte delle priorità strategiche, si assiste alla nascita di una governance reale. Questo processo richiede che il management assuma una piena consapevolezza della minaccia, arrivando a gestirla con lo stesso rigore e la stessa attenzione metodologica riservata a qualsiasi altro rischio finanziario o di mercato.

Resilienza organizzativa e gestione della crisi

Oltre alla visione strategica, la governance necessita di una traduzione pratica in termini di chiarezza organizzativa. Molto spesso, l’instabilità che segue un attacco informatico non è causata solo dall’azione malevola in sé, quanto dall’ambiguità interna all’organizzazione colpita. La mancanza di ruoli definiti, l’incertezza sulle responsabilità e l’improvvisazione dei processi decisionali durante l’emergenza sono i fattori che esasperano le conseguenze di un incidente.

Per costruire una difesa efficace, è essenziale agire preventivamente, stabilendo regole chiare prima che si verifichi l’evento critico. Una governance solida si fonda sulla definizione di:

  • livelli di accettazione del rischio specifici per ogni asset aziendale.
  • Meccanismi di escalation precisi per garantire una comunicazione rapida ai vertici.
  • Procedure decisionali standardizzate che eliminino l’incertezza operativa in fase di crisi.

La gestione dell’ecosistema e della filiera

Un errore comune nella valutazione della propria postura di sicurezza è ritenere che il perimetro da proteggere coincida solo con le infrastrutture informatiche di proprietà. Nella realtà economica attuale, le aziende coincidono sempre più con la propria filiera. Questo significa che la superficie di rischio si estende ben oltre i confini fisici o digitali dell’impresa, includendo:

  • fornitori di servizi cloud e infrastrutture esterne.
  • Partner strategici che condividono dati o accessi ai sistemi.
  • Terze parti che operano all’interno della catena del valore.

Governare questo scenario significa mappare in modo meticoloso ogni dipendenza critica. Non è sufficiente una valutazione iniziale; la resilienza dell’intero ecosistema deve essere monitorata costantemente attraverso esercitazioni pratiche e test condotti in contesti concreti. La sicurezza del singolo diventa così dipendente dalla sicurezza del sistema in cui è inserito, rendendo la vigilanza sulla filiera un elemento imprescindibile della strategia aziendale.

Dalla compliance alla maturità manageriale

Il dibattito normativo, dominato dall’introduzione di NIS2 e DORA, rappresenta indubbiamente un motore potente per la crescita del settore. Rudi Triban sottolinea come la compliance sia un acceleratore fondamentale per stimolare gli investimenti e favorire gli adeguamenti tecnologici necessari. Tuttavia, è fondamentale non confondere l’adempimento normativo con l’obiettivo finale dell’impresa.

«Le normative spingono sicuramente verso una maggiore responsabilità, ma la vera differenza la fa la maturità manageriale dell’azienda» afferma Triban, evidenziando come la conformità sia solo un punto di partenza. La stabilità d’impresa si ottiene solo quando la sicurezza cessa di essere percepita come un obbligo burocratico e diventa parte integrante della visione strategica. In questo scenario, la governance della cybersecurity si trasforma in un fattore di competitività: un’azienda che sa gestire l’imprevedibile è un’azienda capace di operare con continuità in un mercato globale sempre più interconnesso e vulnerabile.

L’approccio suggerito dall’head of Cyber Security Consulting di Var Group – Yarix invita dunque a guardare oltre la risposta tecnica immediata. La sfida per le imprese italiane è quella di elevare il dibattito sulla sicurezza a livello di consiglio di amministrazione, trasformando la protezione dei dati da costo necessario a pilastro della resilienza operativa.

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