Tech Leader

Enrico Signoretti (Cubbit): Senza sovranità dei dati l’Europa perderà la sfida dell’AI



Indirizzo copiato

Dalla dipendenza tecnologica europea al ruolo dello storage distribuito per garantire la sovranità dei dati: l’analisi il vicepresident di Cubbit sul futuro dell’infrastruttura digitale e dell’intelligenza artificiale

Pubblicato il 30 gen 2026



sovranità dei dati techcompany360

Il panorama tecnologico europeo si trova oggi a un bivio fondamentale, stretto tra la necessità di innovazione accelerata e l’imperativo di proteggere il proprio patrimonio informativo. Negli ultimi vent’anni, il divario tra gli Stati Uniti e l’Europa è diventato una voragine, alimentata principalmente dalla leadership nordamericana nei servizi digitali. In un dialogo approfondito tra Baseline ed Enrico Signoretti, VP & Product Partnerships di Cubbit, emerge una disamina lucida su come la sovranità dei dati rappresenti l’unica via per recuperare il terreno perduto.

L’intervista mette in luce una realtà dove il 93% delle aziende europee dipende da provider cloud statunitensi, un dato che sottolinea l’urgenza di una riflessione sulla proprietà e sul controllo dell’infrastruttura.

Il divario digitale e la necessità di una sovranità dei dati europea

L’analisi di Enrico Signoretti parte da una constatazione storica: alla fine degli anni ’90, le economie americana ed europea avevano dimensioni simili. Tuttavia, l’incapacità dell’Europa di cavalcare l’onda tecnologica ha portato a una situazione di subalternità digitale. Nonostante aree come Bologna vantino l’università più antica del continente e una storia di innovazione che va da Guglielmo Marconi alla “Motor Valley” di Ferrari e Ducati, la dipendenza dai colossi del cloud rimane quasi assoluta.

Secondo Signoretti, l’Europa ha «perso quell’onda», ma oggi assistiamo a una rinascita di iniziative che cercano di riportare nel continente lo stack tecnologico necessario per garantire la sovranità dei dati.

Il concetto di sovranità non è solo politico, ma squisitamente tecnico. Come spiegato da Signoretti durante l’intervista, affidarsi a “hyperscalers” americani significa sottostare a normative come il Cloud Act, che possono minare l’indipendenza dei dati aziendali.

La risposta risiede in modelli che permettono alle organizzazioni di mantenere il controllo fisico e logico sulle proprie informazioni, senza rinunciare alla flessibilità del cloud moderno.

Dal service provider al cloud enabler: l’evoluzione dello storage

L’esperienza di Signoretti, iniziata negli anni ’90 come amministratore di sistema e certificato Solaris, offre una prospettiva storica sull’evoluzione dell’architettura dei dati. Il passaggio cruciale identificato in Cubbit è la transizione dall’essere un semplice fornitore di servizi a diventare un «cloud enabler».

Questa distinzione è fondamentale per comprendere il futuro della sovranità dei dati. In questo modello, l’azienda fornisce il “control plane” — ovvero il back-end della soluzione come servizio SaaS — ma l’hardware e l’intera infrastruttura rimangono nelle sedi o nei data center controllati dal cliente.

Questa architettura rimuove la complessità operativa garantendo che i dati siano archiviati in siti scelti e gestiti direttamente dall’utente. La crescita di questo approccio è testimoniata dal cambiamento nella tipologia di clienti, che si è spostata dalle piccole imprese a organizzazioni di scala petabyte, inclusa la pubblica amministrazione. Signoretti sottolinea che la motivazione principale di questa scelta risiede nel mantenimento del controllo: «tu mantieni il controllo sui tuoi dati perché tutto è archiviato nelle tue sedi».

Intelligenza artificiale: tra violazione della privacy e modelli etici

Il tema della sovranità dei dati si intreccia inevitabilmente con l’ascesa dell’IA generativa. Ian e Signoretti discutono del rischio che le grandi aziende tecnologiche stiano stabilendo un precedente pericoloso, ingerendo enormi quantità di dati coperti da copyright senza un reale consenso. Signoretti è critico verso l’operato di giganti come OpenAI o Meta, evidenziando come l’addestramento dei modelli avvenga spesso infrangendo regole di proprietà intellettuale: «I nostri post su Facebook o Twitter/X vengono usati per l’addestramento. È legale? Hai mai dato il consenso? No».

In questo scenario, l’Europa potrebbe ritagliarsi un ruolo unico. Sebbene un’IA europea possa apparire svantaggiata dal punto di vista della potenza bruta a causa delle restrizioni del GDPR — che limitano l’accesso a record medici o dati privati — proprio questa aderenza a criteri etici e umani potrebbe renderla un «luogo utopico» per lo sviluppo tecnologico.

L’obiettivo non deve essere solo l’aumento della produttività fine a se stessa, che rischia di tradursi in licenziamenti di massa come già visto in aziende come Shopify o Microsoft, ma una tecnologia che aumenti le capacità umane senza distruggere il tessuto sociale.

Efficienza energetica e open source come leve competitive

Un punto di forza per l’indipendenza europea risiede nella capacità di innovare con meno risorse. Signoretti cita l’esempio di DeepSeek in Cina, che ha dimostrato come sia possibile ottenere risultati eccellenti spendendo «un dodicesimo dei soldi» rispetto ai competitor americani attraverso un uso intelligente dell’open source.

Anche in Italia, la presenza del supercomputer Leonardo a Bologna rappresenta un asset strategico, offrendo alle startup risorse di calcolo per l’R&D che possono aiutare a ottimizzare il codice e competere a livello globale.

Architetture distribuite per l’era delle macchine

La sovranità dei dati richiede un’infrastruttura resiliente e intelligente. Le moderne piattaforme di storage distribuito non si limitano ad archiviare, ma preparano i dati per l’addestramento dell’IA attraverso l’aumento dei metadati e il tagging. Un aspetto tecnico rilevante citato da Signoretti è l’uso dell’erasure coding a livello geografico, che permette di ridurre il consumo energetico di oltre la metà rispetto ai sistemi tradizionali.

Questo approccio non solo risponde a esigenze di sostenibilità, ma garantisce che i dati siano protetti anche contro minacce future come il calcolo quantistico, attraverso una roadmap dedicata alla crittografia «quantum safe».

Per le aziende che necessitano di utilizzare GPU per l’addestramento di modelli IA, la sfida è la mobilità dei dati. Cubbit propone un’architettura dove i gateway possono essere spostati vicino alle GPU di diversi service provider, effettuando il «pre-fetching» del set di addestramento. Grazie a meccanismi di apprendimento federato, l’accesso ai dati avviene a livello di millisecondi, mantenendo però la crittografia alla fonte: «Ogni singolo “tenant” può usare una crittografia diversa e tu come utente finale hai le chiavi».

La trappola del lock-in e il rischio dell’indipendenza perduta

Uno dei maggiori ostacoli alla sovranità dei dati è il fenomeno del vendor lock-in. Signoretti paragona l’attuale dipendenza da AWS a quella dei mainframe IBM degli anni ’70 e ’80, da cui molte banche non sono ancora riuscite a uscire. Il rischio è che, una volta bloccati in un ecosistema, i costi lievitino inevitabilmente nel tempo. Inoltre, la rinuncia alle competenze infrastrutturali in favore di pratiche come il FinOps (la gestione finanziaria del cloud) porta a una perdita di indipendenza strategica: «Stai rinunciando alla tua conoscenza e a tutto solo perché oggi è più facile, ma tornerà indietro con gli interessi».

La soluzione proposta risiede nel creare ambienti multi-cloud dove i dati sono accessibili ovunque tramite gateway distribuiti, evitando di essere vincolati a un singolo fornitore. Questo permette alle organizzazioni di costruire uno stack sovrano utilizzando i propri database e tecnologie come Kubernetes, mantenendo la libertà di spostare i carichi di lavoro senza che i dati diventino un’ancora inamovibile.

In ultima analisi, il futuro dell’infrastruttura digitale dipenderà dalla capacità delle aziende di bilanciare l’efficienza immediata con il controllo a lungo termine.

Signoretti, da appassionato di fantascienza, conclude riflettendo sulla dualità tra IA benevole e scenari distopici: molto dipenderà dal fatto che la tecnologia resti o meno esclusivamente nelle mani di corporazioni guidate solo dal profitto. L’auspicio è che l’Europa, fedele alla sua visione etica, possa rappresentare un modello alternativo dove la sovranità dei dati diventi la base per un progresso realmente umano.

guest

0 Commenti
Più recenti
Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti

Articoli correlati