Softmine: la manutenzio e le diatribe contrattuali nel software usato

Software usato

La manutenzione software, le diatribe contrattuali e le opportunità derivanti dal mercato dell’usato



Sono tante le sfaccettature legate ai servizi di manutenzione nel mondo del licensing: un’analisi attenta può rilevare pratiche contestabili e una giusta consulenza può evitare confronti con i vendor. Softmine e l’avvocato Anna Italiano consigliano come risolvere tali controversie, anche tramite il ricorso al software usato

Loris Frezzato

03 Mar 2020


Acquistare o vendere software usato è una pratica che porta evidenti benefici: chi cede del software non più utile può recuperare budget da investire in altri progetti più strategici per l’azienda; per chi acquista software di seconda mano, i vantaggi principali consistono nell’avere accesso ad applicativi a prezzi vantaggiosi rispetto a un acquisto di prima mano. I system integrator, principali fornitori di soluzioni tecnologiche per le aziende proprie clienti, possono integrare i propri progetti con l’opzione di un risparmio sul costo delle licenze, rendendo nel complesso più appetibile, più ricca e sostenibile la propria offerta. Sono, dunque, molteplici i vantaggi a prima vista, ma Softmine, società che si occupa proprio di consulenza e compravendita di software usato, sottolinea anche altri benefici che possono derivare da un’analisi dettagliata dei contratti.

Grazie all’esperienza acquisita nell’analisi della contrattualistica dei principali vendor, Softmine mette in guardia anche da talune previsioni contenute nei contratti di licenza e manutenzione, che possono originare situazioni “antipatiche”, suscettibili, tuttavia, di trovare soluzione con la vendita o l’acquisto di prodotti usati.

Gianluca Caputo, fondatore e amministratore di Softmine

«Uno degli aspetti da tenere in conto nella compravendita di software usato è il contratto di manutenzione che viene associato alle licenze nel momento del primo acquisto, con il quale il vendor può assicurare gli aggiornamenti sui prodotti venduti. Un contratto di manutenzione che regola la gestione delle licenze può avere peso nella cessione della proprietà, e gli acquirenti è bene sappiano i loro diritti durante la compravendita» dichiara Gianluca Caputo, fondatore e amministratore di Softmine.

Una sentenza europea del 2012 regola il mercato del software usato

«Giuridicamente, il mercato del software usato si fonda sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea C-128/11 emessa nel 2012 nella causa Usedsoft vs. Oracle – interviene Anna Italiano, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation -. Sentenza che ha definitivamente legittimato il mercato del software “second hand”, dettando i limiti e le condizioni entro le quali operare. E che ha stabilito che, nel momento in cui l’acquirente acquista la copia del software, viene meno il diritto del vendor di controllarne la successiva distribuzione e, quindi, di impedire i successivi passaggi di proprietà di quella medesima copia. Da rilevare, peraltro, come non esista una prassi giurisprudenziale consolidata in materia, a ulteriore riprova del fatto che la possibilità di compravendere il software ceduto dal vendor a tempo indeterminato sia così pacifica da non dar luogo a contenzioso di cui si abbia conoscenza».

Anna Italiano, avvocato associate partner di P4i-Partners4Innovation

Le variabili che incidono sulla manutenzione

È, dunque, l’esaurimento del diritto di distribuzione il principio su cui si basa il mercato dell’usato. Nella prassi, però, possono sorgere diverse problematiche, soprattutto legate ai servizi di manutenzione associati alla vendita originale del software stesso e sul loro trasferimento in seconda mano. Le condizioni di licenza sono, infatti, le più diverse e possono stabilire limiti, condizioni e metriche di utilizzo: eventuali dubbi sull’interpretazione delle condizioni effettive a cui il software può essere ceduto devono essere esaminati e risolti prima di procedere all’operazione di cessione, in modo che il compratore possa acquisire diritti di utilizzo del programma compravenduto in totale tranquillità.

«I punti fondamentali sono pochi, ma intorno a questi circolano poi alcuni aspetti cui bisogna prestare considerazione– avvisa Caputo – facendo un’attenta analisi e affidandosi a consulenti esperti sul tema, in grado di controllare tutte le “terms and conditions” del contratto originale e capire se queste possono adattarsi alle reali esigenze del cliente».

Fondamentale rimane comunque la premessa che ad essere trasferita è la licenza, ossia il diritto di utilizzo della copia del software oggetto di compravendita.

«Diverso è, invece, il discorso sulla trasferibilità dell’eventuale manutenzione che il vendor offra rispetto al programma – entra nel merito Anna Italiano –. Mentre, infatti, il contratto con il quale il vendor ceda i diritti di utilizzo di un proprio software a tempo indeterminato deve essere qualificato come un contratto di compravendita, la manutenzione e, in generale, gli eventuali servizi di assistenza e supporto erogati rispetto al programma oggetto di licenza sono giuridicamente da inquadrarsi all’interno della tipologia contrattuale dell’appalto di servizi. La licenza, però, si trasferisce all’acquirente di seconda mano nello stesso stato in cui si trovava e la utilizzava il primo acquirente nel momento della vendita. Quindi tutti gli aggiornamenti, le patch, rilasciate nel tempo dal vendor perché coperte dalla manutenzione, vengono trasferiti insieme alla licenza manutenuta, nelle condizioni in cui la usava il primo acquirente».

Licenza e manutenzione: due contratti distinti ma indissolubilmente uniti

A non potersi considerare automaticamente trasferita assieme alla licenza è la manutenzione in sé. Che è distinta, pur se spesso prevista e normata all’interno dello stesso contratto di vendita del software. Nella maggior parte dei casi, nel contratto si descrivono così sia gli aspetti di licenza sia quelli di manutenzione, ma giuridicamente si tratta di due cose distinte.

«Il contratto di manutenzione, in quanto appalto di servizi, non può essere ceduto se non su accordo delle parti, però l’acquirente di seconda mano avrà diritto a tutti i servizi post vendita erogati dal produttore, se e nella misura in cui essi potevano essere attivati dal primo acquirente – ricorda l’avvocato -. Ciò significa che l’acquirente di software “second hand” potrà acquisire gli aggiornamenti o attivare la manutenzione su programma, esattamente come il precedente proprietario della licenza. Non ci risulta, peraltro, che i vendor si oppongano ad eventuali richieste di attivazione della manutenzione sui programmi ceduti in seconda mano. Né potrebbero legittimamente farlo, visto che ciascuna software house agisce in posizione monopolistica rispetto alla fornitura degli aggiornamenti sui propri prodotti. D’altro canto, i vendor che interesse avrebbero ad opporsi all’attivazione di servizi su prodotti che non erano più di interesse di chi li ha ceduti?».

L’importanza della consulenza

«Sottigliezze che è bene che siano verificate da persone esperte che facciano la dovuta consulenza nella fase di acquisto – consiglia Caputo -. Un system integrator che tratta software usato o un cliente stesso, deve essere affiancato da chi è in grado di cogliere le varie sfaccettature del contratto. In questo, Softmine viene incontro anche con strumenti di supporto. Dal sito di Softmine è, infatti, possibile scaricare della documentazione di facile comprensione anche per i non addetti, dove sono indicate le caratteristiche principali e i punti a cui fare attenzione nei casi in cui ci si confronta con i vendor, o con un trader nel momento della vendita o dell’acquisto di licenze software».

Le “insidie” dei contratti

Le sfaccettature di un contratto possono essere poco visibili a una lettura veloce o inesperta e magari potrebbero inficiare l’uso del programma da parte di chi acquista in seconda mano.

Bisogna fare attenzione se il contratto di licenza prevede dei limiti specifici, come per esempio ancorare l’uso del software a un certo hardware, oppure consentire l’uso finalizzato solo all’effettuazione di attività su un progetto specifico, o ad un uso territorialmente limitato.

Se si dismettono licenze, si continua a pagare la manutenzione

«Ma le maggiori problematiche sono inerenti al contratto di manutenzione piuttosto che a quello di licenza d’uso, o, per meglio dire, di compravendita del software, secondo la riqualificazione operata dalla Corte di Giustizia – riprende Italiano -. Alcuni vendor, infatti, inseriscono, nei contratti previsioni piuttosto discutibili, che possono creare delle problematiche per le aziende. E in alcuni casi abbiamo consigliato proprio la strada del mercato dell’usato per risolvere tali problematiche».

Alcuni contratti, per esempio, prevedono che la manutenzione possa essere erogata soltanto in riferimento a tutte le licenze vendute da contratto.

In tal modo, se un’azienda vuole dismettere delle licenze rispetto al parco inizialmente acquistato, non può esimersi comunque dal pagare la manutenzione per quelle copie che dismette, perché la manutenzione viene esercitata su tutte le licenze acquisite coperte dal contratto d’acquisto iniziale.

Il mercato del software usato risolve la questione

«Ad aziende che hanno avuto dismissioni importanti, abbiamo quindi consigliato la strada del software usato e di vendere le licenze invece che dismetterle – dice l’avvocato -. Infatti, anche se il vendor introduce limitazioni di questo tipo, la possibilità di vendere al mercato del software usato permette di realizzare l’esigenza di risparmio, sollevando l’azienda dall’obbligo di dover pagare una manutenzione che non serve più».

Altri vendor ancora, consentono un sottodimensionamento delle licenze e della manutenzione, rispetto all’acquisto iniziale, ma solo se si termina la proprietà delle licenze stesse. Quindi si può cessare il supporto di manutenzione per una parte dell’acquistato, ma solo se si accetta di cessare l’utilizzo di tali licenze. Licenze che sono state pagate e che rappresentano, ricordiamo, un bene aziendale.

Il software usato come soluzione per sanare controversie con il vendor

In alcuni casi è capitato che con il rinnovo di anno in anno della manutenzione, il vendor andasse a modificare unilateralmente le condizioni di licenza, per esempio sotto il profilo delle metriche di utilizzo, rendendo di fatto abusivi alcuni utilizzi che erano invece leciti nel momento dell’acquisto. L’acquirente stava semplicemente utilizzando il prodotto conformemente alle condizioni di licenza originali, mentre con i successivi rinnovi le condizioni sono cambiate. Anche in questi casi o si giunge a un accordo, e nella maggior parte dei casi i vendor tendono a conciliare spostando la dialettica sul piano della trattativa commerciale, oppure, se la situazione si dovesse radicalizzare, eventuali riscontrate irregolarità potrebbero essere sanate, ancora una volta, mediante il ricorso al mercato dell’usato.

Il software usato può, quindi, diventare uno strumento legittimo per sanare anche eventuali  irregolarità, magari del tutto inconsapevoli. Ma difficilmente da soli si possono gestire tutte queste variabili ed è quindi consigliabile farsi assistere per sapere alla perfezione cosa c’è all’interno dell’azienda e cosa cedere o acquistare.