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Gaming

Perché il retrogaming ha successo



Dopo il boom di Nintendo NES Classic, anche Atari è pronta a tornare sulle scene con Ataribox, la console che riporta in auge i titoli degli anni ’80

Paolo Longo

13 Dic 2017


Mettiamola così: gli sviluppatori sudano sette camice per tirare fuori dal cappello titoli con la massima definizione, disponibili anche per le piattaforme di realtà virtuale e poi a prendersi le copertine come ricavi maggiori, nel 2017, è la Nintendo NES Classic, simbolo del successo del retrogaming. Il dispositivo che la giapponese ha reso disponibile proprio un anno fa è andato letteralmente a ruba, costringendola a rimettere in piedi la produzione per un nuovo carico di unità da vendere in tutto il mondo. Allo stesso tempo, l’unica console next-gen a tenere il ritmo è stata la Switch, guarda caso ancora della mamma Nintendo.

 

Il retrogaming tira e probabilmente lo farà ancora, durante il 2018. I motivi sono tanti ma non di facile considerazione. Il primo, forse l’unico determinante, è la voglia di tornare bambini, ricordandosi come un paio di 8-bit ci facevano perdere interi pomeriggi al posto dello studio. Il videogame d’annata, di per sé, è un franchise in tutto e per tutto. Lo ha dimostrato, dopo la NES Classic, il lancio della SNES Classic, del Sega Mega Drive Mini, del C64 Classic; insomma, basta quel suffisso dopo il nome del dispositivo per rievocare bei ricordi e, per conseguenza, ottenere un bel po’ di revenue.

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Lo sa bene Atari, che è stata la capostipite del mondo videoludico per eccellenza. Anche lei è pronta per tornare sulle scene con Ataribox, in prevendita dal 14 dicembre. Poco si sa intorno alla console, se non che si basa su sistema operativo Linux e che può far girare sia i classici di un tempo che titoli rimasterizzati per l’occasione. L’idea è di donare ai consumatori una macchina dalla doppia faccia: retro-gaming da un lato ma moderna dall’altro, con il supporto di giochi attuali che non richiedono una grande capacità grafica, come Minecraft e Terraria.

 

L’arrivo sui mercati si farà attendere, visto che la compagnia originaria degli Stati Uniti parla della primavera del 2018 ma è chiaro che il clamore e l’apertura delle prevendite tre o quattro mesi prima farà comodo a tutti, soprattutto al ciclo di produzione, che così potrà soddisfare chiunque abbia deciso di spendere intorno ai 250-300 euro (da confermare) per un oggetto che arriva direttamente dal passato ma che si cala perfettamente nell’ambiente domestico del presente, con un design ricercato, elegante e per nulla invasivo. Ulteriori informazioni sul sito ufficiale.

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