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Cybersecurity aziendale: le strategie di TIM Enterprise per gestire l’imprevedibile



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Un’analisi sulle nuove strategie di cybersecurity aziendale per affrontare l’evoluzione delle minacce attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, la collaborazione tra attori pubblici e privati e la valorizzazione della consapevolezza del fattore umano nell’ecosistema digitale

Pubblicato il 26 feb 2026



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Michele Vecchione, Responsabile Offerta Security di TIM Enterprise

Il panorama della protezione dei dati ha raggiunto una complessità tale da richiedere un radicale cambio di prospettiva, dove la difesa non può più limitarsi a osservare i perimetri noti. Durante il convegno “Cybersecurity: immaginare l’imprevedibile”, organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, è emerso chiaramente come la cybersecurity aziendale rappresenti oggi il pilastro fondamentale per garantire la competitività e il corretto sfruttamento delle tecnologie digitali.

Le imprese, pur disponendo di significative capacità di spesa, si trovano ad affrontare sfide crescenti che impongono una riflessione profonda sull’equilibrio tra obblighi normativi, innovazione e gestione dei profili di rischio.

Il paradosso degli investimenti e l’evoluzione delle minacce

Un dato sorprendente che caratterizza l’attuale scenario della cybersecurity aziendale riguarda la correlazione tra le risorse impiegate e l’efficacia delle difese. Come evidenziato da Michele Vecchione, responsabile offerta security di TIM Enterprise, esiste una sorta di paradosso che vede crescere il numero degli incidenti di pari passo con l’aumento degli investimenti delle aziende. Vecchione paragona questa dinamica a un «salto con l’asta dove più le aziende investono e più gli incidenti crescono».

Questa situazione non indica necessariamente un fallimento delle strategie difensive, quanto piuttosto una evoluzione simmetrica tra chi protegge e chi attacca. La minaccia cyber non è statica; essa si trasforma con la stessa rapidità delle soluzioni tecnologiche adottate dalle imprese. Per questa ragione, limitarsi all’analisi dei dati storici o dei fallimenti passati non è più sufficiente. La vera sfida risiede nella capacità di «lavorare sull’imprevedibile», ponendosi la domanda cruciale su cosa potrebbe accadere di nuovo e mai verificatosi in precedenza all’interno dell’infrastruttura.

Innovazione tecnologica: intelligenza artificiale e gemelli digitali

Per contrastare un nemico sempre più sofisticato, la cybersecurity aziendale deve adottare gli stessi strumenti utilizzati dagli attaccanti. I threat actor sfruttano oggi volumi massicci di attacchi grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale e di strumenti di automazione avanzati. Secondo la visione di TIM Enterprise, la risposta deve essere speculare: è necessario utilizzare queste tecnologie «di più e meglio».

Simulazioni proattive e malware etico

L’innovazione nel campo della sicurezza passa attraverso l’adozione di metodologie di test radicalmente diverse dal passato. Vecchione suggerisce l’introduzione di malware etici all’interno delle proprie infrastrutture per mappare preventivamente i potenziali danni che un software malevolo potrebbe causare. Un altro pilastro fondamentale è la creazione di un digital twin, ovvero una copia digitale speculare dell’intera infrastruttura aziendale.

Attraverso questo modello, è possibile condurre simulazioni realistiche affidate a un red team, utilizzando strumenti che generano attacchi complessi senza mettere a rischio l’operatività reale dell’azienda. Questo approccio permette di essere «più innovativi per cercare di capire cosa potrebbe accadermi in termini di imprevedibilità rispetto alla storia passata dell’azienda».

La strategia del fronte comune e la delega fiduciaria

La gestione autonoma e isolata della sicurezza informatica è diventata un compito estremamente arduo per ogni singola organizzazione, indipendentemente dalle sue dimensioni. La complessità del problema richiede una semplificazione basata sul principio latino del «divide et impera». L’obiettivo è quello di costruire un ecosistema collaborativo in cui la responsabilità della difesa sia distribuita tra soggetti competenti.

Un modello di difesa mutuato dal mondo militare

L’architettura della cybersecurity aziendale moderna può essere paragonata all’organizzazione militare, dove ambiti diversi sono presidiati da specialisti specifici. In questo scenario, si delinea una struttura in cui diversi attori cooperano per proteggere vari livelli dell’organizzazione:

  • la protezione dedicata alle infrastrutture critiche.
  • La sicurezza focalizzata sulle applicazioni software.
  • Il presidio costante del personale dipendente.

Unire le forze delegando compiti a soggetti trusted e certificati permette di affrontare, secondo TIM, la minaccia con maggiore solidità.

Il fattore umano: le sentinelle della rete aziendale

Sebbene la tecnologia sia imprescindibile, la cultura della sicurezza rimane l’elemento che può fare la differenza tra il successo e il fallimento di una strategia di difesa. Vecchione utilizza una metafora efficace per spiegare l’importanza del personale: «in un castello, oltre alla profondità delle mura, anche le vedette ci aiutano a difendere». In questa visione, le mura rappresentano le barriere tecnologiche, mentre le vedette sono i dipendenti.

I lavoratori che operano quotidianamente sul territorio e all’interno dei sistemi sono i primi sensori in grado di «scorgere segnali anomali o sospetti». Investire nella cultura cyber significa trasformare ogni dipendente in un elemento attivo della difesa, capace di identificare proattivamente minacce che potrebbero sfuggire ai sistemi automatizzati.

Autonomia strategica e sovranità tecnologica nazionale

Il tema della cybersecurity aziendale si intreccia inevitabilmente con il contesto geopolitico e la necessità di una autonomia strategica nazionale. L’obiettivo per il futuro è quello di fare in modo che l’Italia non sia più percepita come un fanalino di coda nel settore della sicurezza informatica. Il Paese possiede le capacità intellettuali necessarie per recuperare terreno e riguadagnare un posizionamento di rilievo sul piano tecnologico.

La costruzione di infrastrutture sovrane a livello nazionale ed europeo è considerata un passo fondamentale per garantire un futuro sicuro. Secondo Vecchione, esiste un ampio margine di azione per recuperare le capacità intellettuali e tecnologiche del continente, trasformando la tensione geopolitica in uno stimolo per l’innovazione e la protezione del patrimonio digitale collettivo.

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