La conversazione con Massimo Palermo, VP & country manager di Fortinet per Italia e Malta, uno dei principali brand nel settore della cybersecurity con una piattaforma integrata che unisce networking e sicurezza, basata su un’unica stack tecnologica e processori custom, si allontana presto da numeri e strategie aziendali. Per lui, infatti, ciò che conta prima di tutto è il modo in cui si impara a vivere e gestire un’organizzazione, a guidare le persone e a prendere decisioni cruciali, non sempre semplici.
Nel suo racconto, la leadership va di pari passo alla responsabilità, al senso del dovere e all’impegno verso le persone. È una pratica che si sviluppa nel tempo, nella continuità, affrontando anche i momenti più complessi, cercando di unire risultati e team.
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Le radici come fondamento della leadership
Per spiegare la sua visione di leadership, Massimo Palermo parte dalle sue radici, non per tracciare una geografia personale, ma per raccontare come le esperienze vissute lo abbiano portato a sviluppare una solida etica del lavoro, una consapevolezza dell’importanza delle regole e una profonda valorizzazione delle persone e delle loro sfumature.
“Il mio percorso è stato segnato da tappe significative, come quello di un emigrante progressivo – esordisce sorridendo -: dopo il liceo in provincia di Cosenza, mi sono trasferito a Roma per l’università e ora vivo in Lombardia. Per molto tempo ho pensato che essere nato in Calabria fosse un limite, ma con il tempo ho capito che, al contrario, è stata una fortuna, per come ha influenzato il mio modo di guidare un’azienda”.
Il suo paese, Sangineto, diventa così il primo spazio formativo che gli ha trasmesso il valore dell’inclusione, della fatica e della pazienza. Massimo lo descrive con una metafora: “Era un microcosmo di personalità con cui bisognava condividere la quotidianità. Inoltre, essendo un luogo abbarbicato nell’entroterra, quasi al confine con la Basilicata, è caratterizzato da innumerevoli scalini, per salire in alto non esistevano scorciatoie: bisognava percorrerli tutti”.
Tra i primi arricchimenti interiori c’è anche la capacità di ascolto. “Mia madre mi obbligava a passare ore con il nonno e a volte mi annoiavo, ma così ho compreso l’importanza di apprendere dalle esperienze altrui”.
La famiglia rappresenta il secondo pilastro. “Quando, da adulto, ho studiato le teorie sulla leadership, ho realizzato che molti di quei tratti li avevo già osservati nei miei genitori: l’impegno, l’integrità, l’umiltà, la disponibilità verso il prossimo. Non erano valori astratti, ma esempi quotidiani. Inoltre, i miei avevano un bar e, durante l’estate, mentre la scuola era chiusa e i miei amici andavano in vacanza, io lavoravo con loro”.
È in quel contesto che Massimo sviluppa la sua capacità di osservazione e la comprensione dei bisogni dei clienti. Un’esperienza che oggi interpreta con lucidità: “Era una forma primitiva di customer relationship che mi ha insegnato la responsabilità, la negoziazione, l’attenzione all’altro e l’importanza della soddisfazione delle persone”.
Il tema della responsabilità e dell’impegno emerge anche durante gli anni universitari, con la laurea in Economia e Commercio alla Sapienza, completata nei tempi previsti e con il massimo dei voti. “Sono stato l’unico di sei fratelli ad aver potuto studiare e per me era fondamentale essere all’altezza di questa opportunità”.
Quando il percorso cambia direzione
Se le radici spiegano il metodo, il passaggio successivo indica la direzione. Visti i suoi studi, Massimo immaginava per sé un futuro da revisore o analista di bilancio, ma il punto di svolta era pronto per lui. A farglielo notare è un amico, che sottolinea la sua empatia, la naturale propensione a stare tra le persone e la capacità di coinvolgere e guidare gli altri, qualità che difficilmente avrebbero trovato spazio in un ufficio, a lavorare sui numeri davanti a un computer.
In un’epoca ancora analogica, la ricerca del primo lavoro inizia dagli annunci pubblicati sui quotidiani e dall’invio di curriculum per ruoli commerciali, indipendentemente dal settore di attività. È così che, quasi per caso, Massimo entra nel mondo dell’ICT. Lo fa come ha sempre fatto: con dedizione, spirito di sacrificio e una perseveranza che diventerà il filo conduttore della sua carriera: “Sono stato selezionato nonostante non avessi una formazione informatica: per comprendere il settore e le necessità delle aziende, ho studiato tantissimo, i prodotti, il linguaggio, le tecnologie”, racconta.
Da quel momento la direzione è tracciata. La sua strada di economista prestato all’ICT incrocia aziende che gli permettono di approfondire diverse tecnologie, dal networking, allo sviluppo software, dalla unified communication, alla cybersecurity. La sua carriera manageriale cresce grazie a tratti di leadership distintivi: la capacità di entrare nei contesti, di leggere le dinamiche, di accompagnare i collaboratori nei loro percorsi. “Ho sempre cercato di mantenere un equilibrio tra risultati e persone – spiega -: le performance sono importanti, ma lo sono anche le relazioni che si costruiscono, l’attenzione al team e alla sua motivazione. Se uno dei due elementi viene meno, alla lunga il sistema non regge”.
Un approccio che si consolida anche grazie a esperienze professionali di rilievo: “Ho avuto la fortuna di lavorare con ottimi capi e di assorbire il loro stile di gestione, basato su una cultura manageriale concreta, improntata all’accessibilità, alla trasparenza e all’esempio quotidiano”.
Questi insegnamenti convivono con un tratto personale ben definito: la determinazione. “Lavoro per obiettivi che mi pongo e non lascio nulla incompiuto – indica Massimo -. Anche quando un film non mi convince, lo guardo fino alla fine: voglio capire se può sorprendermi, se può farmi cambiare idea”.
Guidare la crescita in un contesto che evolve
Un equilibrio che Massimo Palermo applica quotidianamente anche nel guidare, da cinque anni, Fortinet, un’azienda abituata a crescere rapidamente. Per lui, però, non si tratta di un punto di partenza comodo, ma di assumersi una responsabilità ancora maggiore. “Al mio arrivo ho trovato un’organizzazione solida e in espansione, in un mercato particolarmente dinamico. È naturale che, in questi casi, emerga una domanda implicita: “Qual è il tuo contributo, se le cose funzionano già?” Una domanda legittima, che ti porta a comprendere fin da subito che il vero valore non sta nel cambiare ciò che funziona, ma nel saperlo arricchire”.
Il primo passo, è stato l’ascolto. «Ho studiato la cybersecurity, certo, ma soprattutto la cultura aziendale. Ho ascoltato le persone che avevano costruito quel successo ed era evidente che il capitale umano fosse straordinario». La sua convinzione si rafforza: il vantaggio competitivo non risiede soltanto nella tecnologia, ma nella coerenza della strategia e nella qualità delle persone.
In questo equilibrio tra cultura aziendale, risorse umane e innovazione tecnologica si gioca la crescita futura che Fortinet punta a sostenere con una strategia sempre più orientata all’integrazione, all’automazione e a un utilizzo avanzato dell’intelligenza artificiale. L’azienda, infatti, sta vivendo una fase di forte spinta e investendo significativamente su tre aree chiave: Secure networking, Unified SASE e Security operations. Accanto a questi sviluppi, c’è una rapida accelerazione nell’utilizzo dell’AI, integrata nei servizi FortiGuard e nelle piattaforme di difesa avanzata.
La cybersecurity in un mercato competitivo
La cybersecurity, come leva competitiva e abilitatrice di trasformazione è, tuttavia, un mercato fortemente competitivo. Per garantire all’azienda un’ulteriore accelerazione, Massimo Palermo decide, quindi, di intervenire sui modelli interni. “Per crescere in modo più strutturato, era necessario rivedere il modello organizzativo. Un cambiamento che, nel breve periodo, ha comportato inevitabilmente una ridefinizione di responsabilità, dei confini operativi e di abitudini consolidate. La resistenza iniziale è stata comprensibile. Da un lato, dovevo garantire continuità nei risultati; dall’altro, chiedere alle persone di adottare modalità di lavoro diverse, perché il percorso di crescita richiedeva il loro contributo: non si trattava di sostituirle, bensì di metterle nelle condizioni di esprimere ancora meglio il loro valore”.
Un’iniziativa che, per Massimo, passa anche dai dettagli: eliminare report inutili, semplificare i processi e ridurre le frizioni operative. “Credo molto nelle piccole cose: la burocrazia rallenta, mentre la velocità è un fattore competitivo. Proteggere il tempo dei manager e dei team significa migliorare la qualità del lavoro e dei risultati. Per questo, osservo con attenzione l’attrition volontario: è un indicatore fondamentale che misura quanto le persone si sentano bene in azienda e rispetto a quando sono arrivato in Fortinet il team è più che raddoppiato!”.
Il significato profondo del guidare
A completare la sua visione, una riflessione; un tema che torna, in filigrana, lungo tutto il suo percorso: il modo in cui si interpreta l’autorità. Massimo Palermo appartiene, infatti, a una generazione professionale cresciuta in un’epoca in cui gli organigrammi erano fortemente gerarchici e lo stile direttivo la norma.
“Non mi sono mai riconosciuto nel concetto di leadership come comando, l’ho sempre considerata più un servizio, un supporto concreto, non un modello unico e immutabile. Un libro che mi ha influenzato molto è La leadership per l’eccellenza, di Kenneth Blanchard. Mi ha insegnato che non esiste un solo modo di guidare le persone: è il leader che deve adattare il proprio stile alle competenze e alla motivazione di chi ha davanti. Non bisogna confondere il risultato con la competenza”.
Partendo da questa visione, per Massimo Palermo, il ruolo del leader è anche quello di saper gestire la pressione. “Fa parte del ruolo, ma per affrontarla con efficacia è necessaria una serenità interiore – commenta -. Senza quelle che chiamo ‘stanze di compensazione’, rischierebbe di diventare logorante. Per me sono la famiglia, lo sport, la musica, gli amici. E poi c’è un insegnamento di mio padre che porto con me da sempre: non scendere a compromessi, per potersi guardare allo specchio e sapere di aver fatto tutto il possibile per gestire le situazioni nel miglior modo possibile, nel rispetto delle persone. Anche nei momenti più difficili”.
Presenza e confronto continuo
Da questa consapevolezza scaturiscono altri principi che Massimo ritiene fondamentali: la presenza e il confronto continuo. “Per me è essenziale affiancare le persone, nei loro successi e nelle loro difficoltà. Quando qualcosa non funziona, è meglio affrontarlo subito: evitare il problema non è mai utile. Per questo chiedo e sollecito feedback, sia formali sia informali. Li considero uno strumento di crescita. E li cerco anche per me: ascoltare una seconda opinione è sempre utile”.
In fondo, per Massimo Palermo, la leadership è soprattutto questo: mantenere un equilibrio coerente tra l’orizzonte strategico, i risultati di business e gli impatti umani, mentre l’organizzazione cresce e cambia. Guidare significa assumersi le responsabilità, sostenere le persone e creare le condizioni affinché possano esprimere il meglio di sé.







