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L’era dell’AI Open Source: innovazione, etica e sicurezza secondo Stefano Rebattoni (IBM)



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L’intelligenza artificiale richiede modelli aperti e responsabili per garantire sicurezza e crescita. Stefano Rebattoni di IBM analizza il ruolo dell’Open Source, la protezione dalle minacce cyber e la necessità di nuove competenze STEM nel mercato italiano

Pubblicato il 18 feb 2026



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Il dibattito sull’evoluzione tecnologica si è spostato con decisione verso la necessità di un approccio che non sia solo trasformativo, ma anche collettivo e trasparente.1. Non basta che l’innovazione sia trasformativa. Deve essere anche collettiva e responsabile. In un recente approfondimento giornalistico, nato da un’intervista con il presidente di IBM Italia, Stefano Rebattoni, la responsabilità algoritmica è diventata il tema centrale. La visione industriale proposta predilige la condivisione alla chiusura proprietaria. Il progresso dell’intelligenza artificiale non può più essere gestito da attori isolati. Richiede invece un’infrastruttura di strumenti accessibili a una comunità estesa.

La democratizzazione tecnologica attraverso l’AI Open Source

L’annuncio di una nuova piattaforma di modelli da parte di Red Hat segna un punto di svolta. Questo strumento permette di sviluppare, testare e distribuire soluzioni di AI generativa in modalità aperta. Si tratta di applicare all’intelligenza artificiale le medesime logiche del cloud ibrido. Il passaggio verso una AI Open Source nasce dalla complessità intrinseca della tecnologia stessa.

Secondo Stefano Rebattoni, nessuno possiede da solo tutti gli strumenti necessari. Lo sviluppo efficiente richiede infatti la cooperazione di molti soggetti diversi. «Il presupposto è che, su una tecnologia trasformativa tale quale quella dell’AI Generativa, nessuno possiede tutti gli strumenti per poter sviluppare in maniera efficiente e responsabile questi algoritmi» ha dichiarato il manager.

La forza dello sviluppo incrementale

Costruire un sistema efficace richiede l’integrazione di molti fattori. Parliamo di gestione dei dati, applicazioni e potenza computazionale delle GPU. Servono anche casi d’uso specifici per i vari settori industriali. Rendere i modelli IBM disponibili agli sviluppatori permette uno sviluppo incrementale. Questo metodo consente di procedere per affinamenti successivi.

L’apertura favorisce non solo le ottimizzazioni tecniche. Essa garantisce soprattutto una governance più rigorosa. Oggi vengono scritte quotidianamente volumi enormi di righe di codice. In questo panorama, l’adozione di una strategia di AI Open Source diventa fondamentale. Serve a garantire standard di sicurezza e gestione imprescindibili per chi innova.

Alleanze strategiche per una governance responsabile

La questione etica è strettamente legata al successo commerciale. La fiducia degli utenti e delle imprese si costruisce con la trasparenza. Questo è vero specialmente per tecnologie che influenzano profondamente la società. Stefano Rebattoni sottolinea che non esiste un’unica intelligenza artificiale. «Non dobbiamo parlare di intelligenza artificiale ma di intelligenze artificiali, perché non tutte le intelligenze artificiali sono uguali» ha spiegato durante il colloquio.

Per rispondere a queste sfide, IBM ha promosso la fondazione AI Alliance. Si tratta di una coalizione mondiale che comprende ottanta partner diversificati. Tra i membri figurano colossi come Meta e istituzioni come la NASA. Partecipano anche il CERN di Ginevra e l’Istituto per la Fisica Teorica di Trieste.

I principi della Rome Call for AI Ethics

L’obiettivo di questa alleanza è stabilire principi guida condivisi. La responsabilità e la trasparenza servono a rendere chiari i processi decisionali. La dimostrabilità e l’imparzialità assicurano che i modelli siano privi di pregiudizi. I modelli devono essere «bias-free, in maniera tale che non vadano di fatto a creare delle allucinazioni su quelli che di fatto sono gli outcome che essi producono».

Questi impegni si riflettono nella Rome Call for AI Ethics. Questo codice etico è stato sottoscritto presso la Santa Sede. L’intelligenza artificiale è stata anche al centro dei lavori del G7. L’auspicio è che questa innovazione porti benefici a tutta la comunità. Non deve essere una risorsa limitata a poche realtà privilegiate. Deve favorire la crescita, la produttività e la qualità dei servizi.

Cybersecurity e resilienza del sistema Paese

L’accelerazione dell’intelligenza artificiale crea nuove vulnerabilità. I dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale mostrano un quadro preoccupante. Negli ultimi quattro anni, gli attacchi informatici sono aumentati del 60%. Questa ondata di minacce colpisce duramente le piccole e medie imprese. Spesso le PMI sono meno protette contro offensive sofisticate.

Esiste un problema di obsolescenza tecnologica. Tuttavia, il fattore umano e i comportamenti sono altrettanto critici. Serve una formazione mirata per alzare le difese. In quest’ottica, IBM ha investito a Roma con l’apertura di una Cyber Academy. È una delle tre sole strutture di questo tipo al mondo. Le altre si trovano a Washington e Bangalore.

Simulazioni per la continuità operativa

All’interno dell’Academy vengono simulate situazioni di crisi reale. Rebattoni descrive queste esercitazioni come «una giornata di ordinaria follia». L’obiettivo non è puramente tecnico. Si punta a migliorare le relazioni interne durante un attacco. Vengono coinvolte la comunicazione, le risorse umane e le operation. La resilienza dipende dalla capacità di mantenere la continuità dei servizi.

Per contrastare i rischi, serve una sinergia tra diverse tecnologie. L’intelligenza artificiale e la cybersecurity possono unirsi alla blockchain. Questa tecnologia permette di certificare le fonti e tracciare le informazioni. Rappresenta una risposta concreta alle sfide dei nostri tempi. La tracciatura delle informazioni garantisce la responsabilità in ogni anello della catena.

Il capitale umano nell’era della velocità tecnologica

L’Italia affronta una sfida formativa senza precedenti. Il mercato del lavoro mostra un divario tra domanda e offerta. Manca personale qualificato per coprire circa un milione di posti vacanti. Il ritmo del progresso tecnologico è incredibilmente rapido. L’intelligenza artificiale evolve a una velocità tripla rispetto alla Legge di Moore. Questa legge prevede il raddoppio del carico computazionale ogni 18 mesi.

Questa velocità impone un aggiornamento costante delle competenze. Bisogna supportare il cambiamento per chi è già occupato. Allo stesso tempo, occorre spingere le nuove generazioni verso le discipline STEM. Stefano Rebattoni richiama l’attenzione anche sulla diversità. Il mercato del lavoro deve prestare attenzione alle quote rosa.

AI for Business e valore aggiunto

L’obiettivo dell’AI for Business è supportare il capitale umano. La tecnologia deve facilitare e sgravare i lavoratori dalle attività routinarie. In questo modo, le persone possono concentrarsi su contenuti più qualificanti. Le attività di minor valore aggiunto vengono lasciate agli algoritmi. Si tratta di una scelta di campo precisa operata da IBM.

Il successo di questa transizione dipende dai partenariati pubblico-privati. Il mondo dell’offerta tecnologica è pronto a fare la sua parte. Serve però una visione comune per investire sul talento e sulla sicurezza. Solo così l’intelligenza artificiale potrà essere davvero aperta e responsabile. La cooperazione tra istituzioni e aziende è il motore del futuro digitale.

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