Il panorama della protezione digitale in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta da una crescente consapevolezza delle imprese riguardo alla necessità di interlocutori locali. Durante il convegno «Cybersecurity: immaginare l’imprevedibile», organizzato dall’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection presso gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Veronica Leonardi, Chief Marketing Officer di Cyberoo, ha delineato le coordinate di quello che definisce un vantaggio competitivo a “chilometro zero” nel settore della sicurezza.
Il dibattito non riguarda esclusivamente la scelta di un software, ma investe la capacità del sistema produttivo nazionale di riappropriarsi di una reale governance tecnologica in un contesto geopolitico complesso.
Indice degli argomenti
La fine dell’illusione e la scelta dell’indipendenza tecnologica
L’attuale assetto tecnologico globale impone una riflessione rigorosa sulla posizione dell’Europa e, di riflesso, dell’Italia. Citando l’analisi geopolitica di Dario Fabbri, Leonardi introduce un assioma centrale: «L’Europa è una provincia dell’impero americano, “statunitense” per correttezza». Questa condizione di subordinazione comporta l’assenza di una governance reale sulle tecnologie utilizzate quotidianamente dalle imprese, determinando una dipendenza strutturale da soggetti terzi. Per lungo tempo, la percezione comune è stata quella di vivere in un’epoca di alleanze immutabili e stabilità definitiva, ma la realtà recente ha smentito questa visione.
Secondo la visione di Leonardi, questa consapevolezza rappresenta un punto di svolta e un potenziale vantaggio strategico. Le decisioni prese oggi determineranno se, nei prossimi dieci o vent’anni, il sistema continuerà a operare in uno stato di dipendenza o se saprà evolvere verso una forma di autonomia definibile come «impero europeo».
Il primo pilastro di questa transizione è la proprietà intellettuale: affidarsi a un’azienda italiana o europea significa diventare padroni delle proprie tecnologie, partendo dal presupposto che non è possibile esercitare un vero controllo su strumenti sviluppati e gestiti da altri attori globali. Scegliere la cybersecurity italiana diventa quindi un investimento in termini di potere e autonomia decisionale.
Sovranità del dato: governare la filiera corta
Uno dei vantaggi più tangibili della tecnologia locale risiede nella gestione dei flussi informativi. Quando un’organizzazione sceglie un partner di prossimità, attiva una filiera corta che permette di mantenere il governo effettivo sui propri asset digitali. In questo schema, la vicinanza geografica e normativa si traduce nella certezza della destinazione dei dati, un elemento che Leonardi definisce non banale nel contesto attuale. Operare con soluzioni nazionali permette di muoversi all’interno di un perimetro che segue le leggi e le normative del proprio territorio, piuttosto che sottostare a regole stabilite in contesti extra-europei.
Il limite negoziale con i colossi extra-europei
La criticità maggiore legata all’adozione di soluzioni provenienti da vendor d’oltreoceano risiede nello squilibrio di forza contrattuale. Spesso le aziende si trovano a sottoscrivere accordi senza una reale consultazione o comprensione profonda delle clausole, consapevoli di non avere alcun potere negoziale con i dipartimenti legali dei grandi fornitori americani. Questa asimmetria porta ad accettare condizioni imposte unilateralmente, lasciando zone d’ombra su dove e come i dati vengano effettivamente gestiti o archiviati.
La cybersecurity italiana propone invece un modello basato sulla trasparenza e sulla capacità di intervenire attivamente nella definizione dei rapporti di servizio.
L’economia della cybersecurity italiana: dai margini alla ricerca
Oltre agli aspetti puramente tecnici e legali, la sovranità tecnologica esercita un impatto diretto sulla sostenibilità economica delle imprese e del Paese. Il prezzo rimane una leva rilevante nelle decisioni d’acquisto, ma va analizzato attraverso la lente del controllo strategico. Governare la propria tecnologia significa infatti poter governare i prezzi e i margini operativi. Negli ultimi anni, il sistema economico è stato soggetto a un progressivo depauperamento del valore, con un impatto negativo sulla ricchezza delle aziende, delle persone e sui consumi generali.
Investire in prodotti realizzati all’interno dell’Unione Europea o in Italia permette di interrompere questo declino, creando valore a partire dalla gestione dei listini. Il vantaggio economico si manifesta in diversi modi:
- la protezione dalle fluttuazioni di prezzo decise arbitrariamente da soggetti esterni.
- L’assenza di dazi o sovraccosti legati a dinamiche geopolitiche internazionali.
- La possibilità di mantenere il valore e i margini all’interno dell’ecosistema aziendale e nazionale.
Creare un ciclo virtuoso di valore sul territorio
Il controllo dei margini non è un fine a se stesso, ma il motore di un ciclo virtuoso che alimenta l’innovazione. Leonardi sottolinea che il valore generato attraverso la governance tecnologica permette di sbloccare ulteriori investimenti in aree fondamentali per la crescita a lungo termine. Tra queste spiccano la ricerca e lo sviluppo (R&D), la formazione delle persone e l’educazione specialistica.
Reinvestire i profitti in competenze e innovazione locale consente di consolidare il potere e la governance del sistema, creando una distribuzione del valore che beneficia l’intera comunità professionale della cybersecurity italiana.
Un modello imprenditoriale oltre la logica dei fondi
L’interesse del mercato verso queste tematiche è in netta crescita, un fenomeno che Leonardi descrive efficacemente definendolo come uno «sfrigolio» di attenzione e curiosità da parte delle imprese. Le organizzazioni iniziano a mostrare un forte interesse non solo per i software di protezione, ma anche per la gestione complessiva delle infrastrutture e del network.
In questo scenario, Cyberoo si posiziona come una realtà ormai consolidata, avendo superato le fasi tipiche di startup o scale-up.
Un elemento distintivo citato da Leonardi riguarda la struttura proprietaria e la governance aziendale. Cyberoo ha scelto di mantenere il controllo diretto, senza affidarsi alla gestione di fondi d’investimento. Questa decisione nasce dalla convinzione che, spesso, i fondi tendano a privilegiare i risultati economici immediati a scapito di visioni industriali di lungo periodo. Il modello dell’imprenditoria tradizionale, orientato alla costruzione di valore duraturo, viene indicato come la strada maestra per garantire che le aziende di sicurezza rimangano fedeli alla propria missione di protezione e innovazione costante.
In definitiva, quello che il mercato trova oggi nelle realtà europee e italiane del settore è una combinazione di potere, governance dei dati e valore distribuito. La scelta della cybersecurity italiana non risponde dunque a una logica di isolazionismo, ma alla volontà di costruire un sistema resiliente, capace di decidere autonomamente il proprio destino tecnologico e di proteggere efficacemente il patrimonio informativo nazionale.







