Nel business, come in bicicletta, per non perdere l’equilibrio bisogna sempre avanzare. E forse è proprio dalla passione per il ciclismo, coltivata fin da bambino, che Andrea Goldoni, founder e presidente del system integrator AD Consulting, trae l’energia con cui spinge la crescita dell’azienda che, nata nel 2011, in meno di 15 anni ha raggiunto circa un centinaio di dipendenti e un fatturato superiore ai 22 milioni di euro.
Nel parlare della sua storia imprenditoriale e della sua idea di leadership, Andrea Goldoni esordisce con modestia: “Non mi definirei un leader in senso assoluto, anche se la leadership rientra nel mio ruolo. Ciò che cerco di fare ogni giorno è essere il riferimento che in passato avrei voluto trovare. Per me è fondamentale imparare dalle esperienze, dagli errori, miei e altrui, ascoltare le persone e ispirarmi ai leader autentici che incontro. La porta del mio ufficio, ad esempio, è sempre aperta: cerco di trasmettere energia, lo spirito emiliano del fare, e del fare bene, rispetto e attenzione costante alle esigenze dei clienti”.
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Le origini di un percorso di carattere
Quello che ad Andrea Goldoni va certamente riconosciuto è una forte determinazione: la stessa su cui ha costruito il successo di AD Consulting e che affonda le radici ben prima dell’impresa, in una storia personale segnata dall’adattamento e dalla capacità di tenere la rotta. “Sono cresciuto in una famiglia semplice e, per una serie di necessità, ho iniziato a lavorare molto presto”, racconta.
È lì che matura un tratto destinato a restare costante nel suo percorso imprenditoriale: la propensione a non indietreggiare anche quando il contesto si fa complesso.
“Non si molla mai” è il principio che Goldoni riconduce alle sue origini e che lega in modo naturale anche allo sport, altra matrice fondamentale del suo mindset. “Fa parte della mia storia: di ciò che la mia famiglia, i miei nonni e mia moglie mi hanno trasmesso. A lei devo soprattutto l’idea di non accontentarsi: non come ricerca della perfezione, ma come spinta al miglioramento continuo”.
Dalla fisica alla tecnica
Questa attitudine si riflette fin da subito nelle scelte di studio e professionali, sempre orientate al passo successivo. Andrea si iscrive a Fisica, che a prima vista potrebbe sembrare distante dall’IT. “Sapevo che le competenze informatiche sarebbero state indispensabili: uno di quei tasselli che, nel mio bagaglio, mi sarebbero tornati utili”, spiega. Inizia così a costruire una formazione complementare, con la consapevolezza che la capacità di adattarsi sarebbe stata decisiva. “Ho avuto la fortuna di incontrare persone lungimiranti, che hanno intuito come dalla fisica si potesse spaziare con naturalezza”, aggiunge.
È l’avvio di un apprendimento sul campo che consolida un altro pilastro del suo approccio: una curiosità attiva, esercitata ogni giorno. “Probabilmente ho imparato più facendo domande che in qualsiasi altro modo”, sottolinea, ricordando quanto per lui sia sempre stato essenziale osservare, interrogarsi e mettersi in gioco.
Seguono anni di gavetta tecnica. “Ho iniziato come tecnico hardware, andando in giro ad aggiustare server e stampanti; poi sono passato alla parte sistemistica, alle reti, alle prime certificazioni”, racconta, fino a lavorare su progetti complessi nel periodo del passaggio all’anno 2000 (il cosiddetto “Millenium bag”, ndr), anche per grandi realtà bancarie. In quella fase si consolidano le competenze, ma soprattutto un metodo: comprendere il problema, affrontarlo senza scorciatoie, trovare una soluzione. Un approccio che, negli anni, diventerà la cifra distintiva della sua impresa.
Col tempo, la sua traiettoria lo porta a conoscere anche l’altro lato della filiera, non più fornitore di servizi IT, ma cliente: prima in una realtà di logistica, poi nella società IT nata all’interno del mondo Coop, dove resterà fino alla decisione di fondare una sua società.
È qui che la forza di carattere si trasforma in visione più strutturata: “Ho capito come ragionano davvero le aziende clienti – osserva Andrea Goldoni -. E questo mi ha insegnato a mettermi sempre dalla loro parte”.
Quando l’esperienza diventa impresa
Capire le aziende clienti, però, per Andrea Goldoni non è solo un esercizio di empatia: è il punto in cui l’esperienza accumulata prende una nuova forma: non c’è un piano imprenditoriale scritto a tavolino, né l’ambizione dichiarata di fondare una società. “AD Consulting nasce quasi per caso – illustra -: non avevo il sogno di fare l’imprenditore, né l’idea di mettermi in proprio”. Il periodo trascorso come CTO in aziende della domanda gli ha però permesso di osservare dall’interno meccanismi operativi e limiti organizzativi. Allo stesso tempo, l’azienda per cui lavorava aveva bisogno di gestire attività con un taglio consulenziale. Fondare una società è sembrata la soluzione più naturale e, nel 2011, è nata AD Consulting, fondata inizialmente con un collaboratore a cui, negli anni, è subentrato Christian Maiolo, oggi Amministratore delegato della società.
“Una volta partiti, molte aziende con cui eravamo entrati in contatto ci hanno chiamato. Abbiamo la fortuna di avere clienti che ci seguono quasi dal giorno uno e sono cresciuti insieme a noi. In molti casi il rapporto è diventato una vera partnership”.
Trasformare le sfide in occasioni
Ed è proprio questa fiducia a definire da subito uno dei tratti distintivi di AD Consulting: non limitarsi a fornire soluzioni standard, ma mettersi stabilmente dalla parte del cliente. “È fondamentale capire impostazione e problematiche di ogni azienda, perché nessuna è uguale a un’altra. Vogliamo e dobbiamo coglierne le sfaccettature, prenderci in carico il problema e individuare la soluzione”.
Questa attitudine ha permesso ad AD Consulting, sin dai primi anni, di misurarsi con progetti importanti, trasformando le sfide in occasioni di crescita tecnica e reputazionale. “Dopo meno di due anni dalla nascita dell’azienda ricevemmo un ordine da un milione di euro, esattamente quanto fatturavamo: un ordine grande come noi”, ricorda sorridendo. Nel 2015, un passaggio simbolico: “Per Expo vincemmo la gara di tutti i servizi. Non una cifra in grado di cambiare la vita, ma battemmo competitor blasonati grazie al nostro livello di competenza e certificazioni tale da farci scegliere nonostante fossimo piccoli”.
È una disciplina maturata negli anni, che oggi gli consente di reagire con lucidità e rapidità e di affrontare con serenità la crescita, senza snaturare quel modo di lavorare costruito sul campo, fatto di prossimità ai clienti e attenzione ai dettagli.
Strategia e innovazione come fattori di differenziazione
Nel passaggio da realtà piccola a struttura più articolata, il punto fermo resta la capacità di portare valore. Goldoni ne è consapevole: “Il nostro mestiere lo fanno in tanti, non abbiamo inventato nulla di irripetibile. La differenza sta nel capire quale valore si porta davvero al cliente”.
Con l’aumento delle dimensioni aziendali cresce anche il livello di responsabilità. Ed è qui che la tenacia e il senso dell’impegno che lo contraddistinguono gli consentono di guidare AD Consulting in uno scenario tecnologico sempre più rapido e competitivo: “I clienti hanno esigenze sempre più articolate e i vendor seguono le loro logiche. Bisogna essere attenti ai cambiamenti del mercato e, se necessario, pronti a ripensare processi, competenze e modelli operativi. E, allo stesso tempo, saper reggere la pressione: gestire i tempi, prendere decisioni che incidono sulla vita delle persone”.
In un mercato che tende progressivamente ad appiattirsi, la crescita non può più basarsi solo sull’aumento dei volumi. Per Andrea Goldoni, la strategia diventa allora una questione di posizionamento e di visione. Il filo rosso resta la capacità di risposta allenata nel tempo. “Abbiamo un problem solving spinto – dice -; se una decisione non ha impatti enormi, si procede. Se invece è più delicata, mi confronto con Christian, con cui riusciamo ad allinearci in modo naturale”.
Servizio e innovazione
C’è anche un tema legato al ritmo personale: imparare a calibrarlo è fondamentale per riuscire a portare tutti con sé. “A volte vorrei che le cose fossero pronte subito, ma ho imparato a esercitare la pazienza. Con l’esperienza ho capito che, per fare le cose bene, serve tempo e che, in un’epoca dominata dal ‘tutto e subito’, questo non è sempre facile.
Da qui una riflessione costante su due leve: servizio e innovazione. “Il servizio è centrale e la cura fa la differenza. Ma anche l’innovazione è determinante: viaggiare, vedere realtà diverse, cercare stimoli è parte del mio lavoro. La strategia deve essere il più possibile dinamica, perché ogni giorno succede qualcosa di nuovo: va adattata, aggiornata, ricalibrata continuamente”.
Orizzonti futuri: efficienza interna ed espansione mirata
Una visione che deriva ancora una volta dal suo passato: leggere il contesto, capire rapidamente cosa non funziona più, intervenire. Una capacità di adattamento che AD Consulting ha scelto di applicare anche a se stessa. “Prima di andare a raccontare AI e automazione ai clienti, dobbiamo essere noi i primi a usarle”, spiega. L’obiettivo è chiaro: automatizzare ciò che non genera valore per concentrarsi su ciò che conta davvero. “Così diventiamo più competitivi, più veloci ed efficaci anche verso l’esterno”.
“Siamo sempre cresciuti in maniera organica, strutturata, ragionata – sottolinea-. Ogni obiettivo che ci siamo dati era ambizioso, ma ragionato sulla base dei nostri clienti, delle nostre competenze, dei partner con cui lavoriamo”. Un approccio prudente, che non esclude evoluzioni future, ma le subordina a una condizione precisa: essere pronti. “Prima dobbiamo sentirci davvero solidi internamente. Solo quando avremo un livello di struttura e automazione che funziona bene, allora potremo valutare eventuali acquisizioni”. Magari anche all’estero, facendo leva sull’apertura internazionale già maturata attraverso clienti multinazionali.
Crescere allenando il talento
Se la capacità di risolvere i problemi è il motore, la “manutenzione” di quel motore passa dalle competenze. Su questo Goldoni è netto: formazione continua e responsabilità individuale. “Lo dico anche ai miei figli: per mantenere un livello alto bisogna mettersi in gioco tutti i giorni – afferma -. Come azienda investiamo molto nella formazione, ed è un merito che i dipendenti ci riconoscono. Spesso, quando qualcuno sceglie altre strade, poi torna”.
Al talento tecnico Goldoni affianca due ingredienti che considera imprescindibili: umiltà e curiosità, qualità che talvolta nei giovani di oggi fatica a ritrovare.
A questa cultura della competenza si somma un atteggiamento di fiducia e delega, coerente con la leadership che Andrea Goldoni dimostra sul campo. “Cerco davvero di delegare: mi fido molto. Se il risultato arriva, non ho bisogno di esercitare un controllo continuo”, spiega. È un modello che responsabilizza i team, valorizza la prossimità con il cliente e libera energie per l’innovazione.
Lo sport come alleato
Sul piano personale, la continuità della performance richiede armonia: “Cerco di andare a letto sereno, chiudendo mentalmente ciò che ho aperto: è l’unico modo per reggere il ritmo”, indica Andrea Goldoni. In questo, lo sport, ancora una volta, diventa un alleato: disciplina, gestione della fatica e lucidità nel decidere quando cambiare passo. È lo stesso sguardo con cui ha costruito AD Consulting: affrontare i problemi in prima persona, trasformare le difficoltà in allenamento e i risultati in responsabilità. “Le due ruote e la montagna sono una parte importante di me: mi aiutano a scaricare e a rimettere in ordine le priorità” aggiunge.
Così, chilometro dopo chilometro, passo dopo passo, progetto dopo progetto, l’obiettivo non è soltanto arrivare più lontano ma farlo senza perdere equilibrio, identità e qualità del percorso.








