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Aruba e Asseco: joint venture per la Pec in Europa


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Le due aziende costituiscono una joint venture per sviluppare un hub europeo delle comunicazioni elettroniche certificate. La rete, aperta ai prestatori qualificati, punta a collegare sistemi nazionali come la Pec italiana e le e-Doręczenia polacche. Il progetto sfrutta le regole eidas e il test Italia-Polonia del 2025, già completato

Pubblicato il 28 ott 2026



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Aruba e Asseco Data Systems hanno annunciato il 28 ottobre 2026 la costituzione di una joint venture per sviluppare un hub europeo di comunicazioni elettroniche certificate. L’obiettivo è permettere ai fornitori qualificati di scambiare messaggi e documenti con valore probatorio tra Paesi diversi, superando le incompatibilità che separano i sistemi nazionali. Il progetto prende le mosse dalla posta elettronica certificata italiana e dalle e-Doręczenia polacche, ma ambisce a coinvolgere gli operatori dell’intera Unione europea.

La società nasce dopo una sperimentazione bilaterale e in presenza di regole europee che consentono l’interoperabilità dei servizi qualificati. La costituzione della joint venture non equivale tuttavia all’attivazione di una rete già disponibile agli utenti: le due aziende annunciano la realizzazione dell’infrastruttura, senza indicare nel comunicato del 28 ottobre una data di avvio commerciale.

Un hub che collega i fornitori senza sostituirli

La soluzione progettata da Aruba e Asseco sarà un punto di interscambio per i prestatori qualificati di servizi fiduciari, i cosiddetti qtsp. Questi soggetti potranno far dialogare i propri servizi di recapito elettronico certificato qualificato, indicati dalla sigla qerds, anche quando utilizzano tecnologie o standard nazionali differenti.

L’idea non è creare un’unica casella europea gestita dalla joint venture. Secondo le due società, mittenti e destinatari continueranno a utilizzare i rispettivi fornitori. L’hub dovrà occuparsi della comunicazione tra sistemi e della trasmissione delle evidenze che documentano invio e ricezione. I contenuti dei messaggi rimarranno invece presso i fornitori del mittente e del destinatario.

Il progetto dovrà inoltre risolvere un problema poco visibile agli utenti: il modo in cui ciascun operatore individua il destinatario e conserva le prove del recapito. Un messaggio può attraversare reti diverse soltanto se i fornitori concordano sul trattamento degli indirizzi, degli eventi e delle ricevute. Il contenuto resterà nei sistemi di origine e destinazione, secondo l’architettura annunciata, ma l’interscambio delle evidenze richiederà regole verificabili e responsabilità definite in caso di disservizi.

Per un’impresa che lavora con clienti e partner esteri, il vantaggio atteso è poter spedire una comunicazione formale senza dover adottare un servizio differente per ciascun Paese. Perché questo accada, però, sarà necessario che gli operatori aderiscano alla rete e rispettino i requisiti tecnici e giuridici previsti.

Dalla prova Italia-Polonia al progetto europeo

La collaborazione risale almeno al 14 maggio 2025, quando Asseco e Aruba comunicarono il completamento di una prova di fattibilità tra i rispettivi sistemi di recapito certificato. Il test aveva verificato la possibilità di scambiare documenti qualificati tra Italia e Polonia, nonostante differenze negli standard tecnici utilizzati.

La joint venture porta quel lavoro su un piano diverso. Un collegamento tra due operatori dimostra la fattibilità dello scambio; una rete europea deve invece gestire l’ingresso di più fornitori, requisiti omogenei di conformità, regole di indirizzamento e continuità operativa. L’annuncio prevede un’infrastruttura inizialmente aperta ai prestatori qualificati dell’Unione, con la prospettiva di offrire un punto di accesso anche a servizi extraeuropei.

Cosa prevedono eidas e le regole sull’interoperabilità

La base giuridica è il regolamento europeo eidas, modificato dal regolamento Ue 2024/1183 dell’11 aprile 2024. Il nuovo articolo 44, paragrafo 2 bis, permette ai fornitori qualificati di concordare l’interoperabilità dei propri servizi, a condizione che il relativo modello rispetti i requisiti previsti e sia verificato da un organismo di valutazione della conformità. La cooperazione è dunque consentita, ma non è un obbligo generalizzato.

Il regolamento di esecuzione Ue 2025/1944, adottato dalla Commissione europea il 29 settembre 2025, ha poi individuato standard di riferimento per l’invio, la ricezione e l’interoperabilità dei servizi qualificati. È un elemento importante: definire riferimenti tecnici comuni rende più semplice verificare soluzioni costruite da operatori differenti.

L’articolo 43 di eidas riconosce ai servizi qualificati presunzioni legali sull’integrità dei dati, sull’identità di mittente e destinatario e sulla correttezza di data e ora di invio e ricezione. Non significa che ogni comunicazione possa sostituire automaticamente qualsiasi adempimento previsto dalle norme nazionali: restano da considerare le regole applicabili ai singoli procedimenti.

Perché la Pec italiana non coincide con il servizio qualificato

La posta elettronica certificata ha un ruolo consolidato in Italia, ma la sua disciplina nazionale non va confusa con il recapito elettronico qualificato europeo. L’Agenzia per l’Italia digitale chiarisce che la pec soddisfa i requisiti del servizio elettronico di recapito certificato, mentre il livello qualificato richiede ulteriori garanzie, fra cui l’identificazione certa del titolare e le verifiche di conformità.

Questo passaggio conta per comprendere la portata dell’accordo. Collegare due sistemi tecnicamente diversi non basta a trasferire automaticamente a ogni casella le presunzioni previste da eidas per i servizi qualificati. Occorrono fornitori e servizi riconosciuti, processi conformi e controlli indipendenti. L’hub dovrà funzionare in questa cornice, senza cancellare con una semplice integrazione le differenze tra gli ordinamenti.

Per riconoscere un servizio qualificato nell’Unione non basta che un fornitore si presenti come operatore di comunicazione certificata. Il riconoscimento passa anche per gli elenchi di fiducia pubblicati dagli Stati membri e per la valutazione della conformità. La distinzione è rilevante per aziende e amministrazioni: chi affida a un servizio elettronico una comunicazione con effetti giuridici deve poter verificare quale qualifica possiede quel servizio e quali garanzie effettivamente offre.

Le dichiarazioni di Aruba e Asseco

“Le norme europee rendono possibile l’interoperabilità, ma non bastano a realizzarla: serve qualcuno che la renda concreta. Ed è esattamente ciò che stiamo facendo insieme ad Asseco, le cui competenze nell’ambito dei servizi fiduciari ne fanno un partner naturale” – ha dichiarato Andrea Sassetti, amministratore delegato di Aruba PEC. “Nessuno dovrebbe essere costretto a cambiare la propria casella di posta, i software che utilizza o le proprie abitudini. Il nostro compito è far dialogare sistemi diversi, rendendone invisibile la complessità, affinché inviare una comunicazione certificata in un altro Paese europeo diventi semplice quanto inviarla all’interno del proprio Paese. E non si tratta di un’iniziativa riservata a due soli operatori: le porte sono aperte a chiunque voglia contribuire”.

“Il percorso avviato con Aruba nel 2025 ha dimostrato che sistemi nazionali differenti possono dialogare tra loro nel pieno rispetto delle regole europee” – ha commentato Andrzej Dopierała, presidente di Asseco Data Systems. “Oggi, con la costituzione della joint venture, trasformiamo il successo del progetto pilota realizzato insieme in un’iniziativa dedicata, con l’obiettivo di estendere questo modello all’intero mercato dell’Unione Europea. Siamo convinti che la realizzazione di una soluzione in grado di consentire lo scambio di documenti certificati tra Paesi diversi in modo semplice, sicuro ed economicamente conveniente contribuirà a rendere l’economia europea più forte e competitiva”.

I numeri della Pec e il caso polacco

Secondo il white paper Idc «PEC: diffusione, casi d’uso e prospettive di interoperabilità nell’ecosistema digitale europeo», promosso da Aruba e presentato il 22 ottobre 2026, in Italia si stimano oltre 20 milioni di caselle attive e circa 3,5 miliardi di messaggi per l’intero 2026. Il 55% delle organizzazioni coinvolte indica la mancanza di interoperabilità internazionale fra le principali barriere all’impiego della pec. Il 67% ritiene che l’estensione europea possa migliorare certezza legale e rispetto degli obblighi negli scambi esteri.

La ricerca, svolta nel primo trimestre 2026, ha coinvolto 300 organizzazioni e 800 cittadini. I risultati descrivono le aspettative del campione, non quantificano ancora i benefici economici dell’hub annunciato.

In Polonia, le e-Doręczenia hanno assunto un ruolo più esteso nei rapporti con la pubblica amministrazione. Secondo il portale ufficiale del governo polacco, dal 1° gennaio 2026 rappresentano il canale principale di comunicazione elettronica tra enti pubblici e soggetti privati, salvo le eccezioni previste dalla legge. L’integrazione tra un sistema italiano largamente utilizzato e quello polacco mostra perché la rete europea debba adattarsi a modelli nazionali differenti.

Che cosa cambierebbe per imprese e amministrazioni

Una società italiana potrebbe inviare a un partner polacco un documento contrattuale ottenendo evidenze di recapito attraverso fornitori diversi. Un’amministrazione potrebbe gestire comunicazioni transfrontaliere senza chiedere al destinatario di dotarsi di una casella nazionale specifica. Anche un professionista o un cittadino impegnato in pratiche in un altro Stato potrebbe trarre vantaggio dall’accesso a un recapito certificato interoperabile.

Si tratta, al momento, di impieghi potenziali. La loro diffusione dipenderà dall’effettiva adesione dei prestatori qualificati, dalle condizioni economiche del servizio e dall’integrazione con i software già utilizzati da imprese e uffici. Per le comunicazioni soggette a procedure speciali continuerà inoltre a contare la normativa del Paese destinatario. L’interoperabilità tecnica può ridurre le barriere, ma da sola non uniforma ogni procedura amministrativa o giudiziaria.

Governance aperta e sovranità digitale

Aruba e Asseco dichiarano di voler adottare un modello aperto agli altri prestatori qualificati. È un requisito rilevante per un’infrastruttura che aspira a collegare il mercato europeo: se l’accesso restasse limitato ai promotori, l’hub riprodurrebbe una nuova separazione invece di superare quelle esistenti. I dettagli della governance, delle tariffe e degli accordi con gli operatori saranno quindi decisivi per misurarne l’effettiva apertura.

Le due società prevedono inoltre l’impiego di data center in Europa. La scelta riguarda il controllo sull’infrastruttura, mentre la protezione delle comunicazioni dipenderà anche da misure tecniche, responsabilità contrattuali e rispetto delle norme sui dati personali. La collocazione geografica dei server non basta, da sola, a garantire sicurezza o sovranità.

Per i fornitori extraeuropei, le condizioni di accesso e gli effetti giuridici dei collegamenti dovranno essere chiariti nei successivi accordi.

La joint venture trasforma una sperimentazione riuscita in un progetto industriale. Il suo risultato non sarà misurato soltanto dalla capacità di collegare Italia e Polonia, già verificata nel 2025, ma dal numero di fornitori che aderiranno e dalla possibilità di usare i servizi qualificati oltre confine senza moltiplicare strumenti, costi e adempimenti.

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