Curioso, modesto, positivo, appassionato e attento alle persone, al loro benessere e al valore delle connessioni: Pietro Martani osserva da oltre vent’anni l’evoluzione del rapporto tra tecnologia, organizzazioni e individui. Fin dagli anni dell’università ha fondato diverse società basate sul digitale e, nel tempo, ha applicato il concetto di innovazione al settore del real estate, dando vita a progetti di valorizzazione immobiliare, rigenerazione urbana e nuovi modelli di workspace.
Dalle prime sperimentazioni con il web negli anni Novanta, alla creazione di startup digitali, fino alla nascita di Stella33 – realtà che sviluppa e gestisce business center, workspace, coworking, uffici flessibili in affitto a Milano e Venezia, knowledge campus e community professionali – il filo conduttore del suo percorso è rimasto immutato: comprendere come la tecnologia possa migliorare l’esperienza delle persone, favorire l’accesso alla conoscenza e generare nuove opportunità di innovazione.
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Imprenditore per natura
Prima di avvicinarsi al mondo del digitale, Pietro Martani immaginava per sé un futuro nelle relazioni internazionali. Studia a Pavia, poi a Dublino e a New York, approfondendo culture, lingue e dinamiche geopolitiche. “Pensavo alla carriera diplomatica, ma facendo alcune esperienze in organizzazioni internazionali ho capito che probabilmente ero più un uomo d’azione che di fioretto e che provavo più soddisfazione nel costruire qualcosa che nel gestire strutture esistenti”.
Da quel momento, il suo percorso lo porta a sperimentare modelli di business diversi, accomunati da una forte componente digitale e da una costante propensione all’innovazione.
“Credo che l’imprenditorialità nasca dalla voglia di migliorare un piccolo pezzo di realtà. Per me è costante esercizio e passione immaginare soluzioni, collegare elementi diversi e provare a trasformarli in qualcosa che prima non esisteva. Viviamo in un contesto in cui bisogna continuare a imparare. C’è una frase che mi piace molto: per essere interessanti bisogna essere interessati. Significa coltivare la curiosità, studiare, fare domande, cercare informazioni anche quando non sono immediatamente accessibili. Più si amplia la propria prospettiva, più si sviluppa la capacità di cogliere opportunità che altri non vedono”.
Ben prima che il lavoro ibrido, le piattaforme digitali e l’intelligenza artificiale diventassero temi centrali nel dibattito manageriale, Martani concentra la propria attenzione sul modo in cui la tecnologia stava trasformando le relazioni professionali e i modelli organizzativi.
“Durante i miei studi all’estero, ho iniziato a utilizzare le prime piattaforme digitali per entrare in contatto con persone e comunità sparse nel mondo – racconta – e mi sono reso conto dell’accelerazione sociale che la tecnologia rende possibile”.
Costruire comunità per generare innovazione
Da qui in poi, la curiosità e la convinzione che l’innovazione sia sinonimo di valore quando accresce la capacità delle persone di esprimere il proprio potenziale accompagnano Pietro Martani in tutte le sue iniziative imprenditoriali. Il punto di partenza resta sempre lo stesso: creare le condizioni che favoriscano l’incontro tra energie, competenze ed esperienze differenti.
“Sono fermamente convinto che le aziende funzionino meglio quando riescono a inserirsi in un sistema di relazioni”, afferma. Una visione “comunitaria” che affonda le radici nel Pietro Martani bambino: “I miei genitori hanno vissuto in Africa occupandosi di progetti di sviluppo e cooperazione; sono cresciuto in una casa aperta, dove accogliere e incontrare persone era la normalità. L’attenzione agli altri, il piacere dello scambio e il valore dell’ospitalità hanno sempre fatto parte del contesto in cui sono cresciuto. Quando anni dopo ho iniziato a creare aziende, mi è venuto naturale immaginare luoghi aperti e non sistemi chiusi. Guardando le realtà più innovative del mondo, mi sono reso conto che non era soltanto una questione di capitali, tecnologia o competenze, ma anche di fattori relazionali: quando le persone si fidano reciprocamente, la conoscenza circola e le relazioni sono facilitate, i costi di transazione si abbassano e l’innovazione si amplifica. Questo vale per le startup, per le aziende mature e per qualsiasi organizzazione. Spesso guardiamo soltanto gli elementi più tangibili del business, ma le dimensioni ‘soft’ incidono moltissimo sulla capacità di generare risultati”.
Questa filosofia è diventata negli anni il fondamento dei suoi progetti più ambiziosi, fino a concretizzarsi in Stella33, dove Martani applica al mondo del workplace gli stessi principi, dando vita ad ambienti personalizzabili in cui tecnologia, servizi, ospitalità e relazioni concorrono a creare valore per aziende, professionisti e investitori immobiliari.
La leadership dell’azienda rete
Se le relazioni rappresentano il punto di partenza, la leadership è lo strumento che permette di trasformarle in valore organizzativo. Il modello di riferimento di Martani è quello dell’azienda-rete e, per applicarlo, entra in gioco il concetto di agency, ovvero la capacità delle persone di agire autonomamente e incidere concretamente sui risultati.
“La crescita di un’organizzazione passa inevitabilmente da quella delle persone che ne fanno parte e che devono avere spazio per esprimersi, prendere decisioni e sbagliare. Se si richiede responsabilità, allora bisogna essere disposti ad accettare che non tutto venga fatto esattamente come lo avremmo fatto noi. Il ruolo del leader non dovrebbe occupare tutto lo spazio disponibile ma consentire agli altri di sperimentare, altrimenti si crea dipendenza invece che sviluppo”.
Creare contesti in cui le persone possano sviluppare il proprio potenziale e collaborare diventa così un principio che Martani applica non solo alla leadership, ma anche al modo di concepire gli spazi di lavoro.
Da questa convinzione e dall’osservazione diretta delle aziende della Silicon Valley nasce l’intuizione che, nel 2015, lo porta a creare in società ‘Copernico’, un modello di spazio di lavoro flessibile e condiviso che negli anni è diventato un punto di riferimento nel settore dei workspace, replicato anche all’estero e ceduto nel 2021.
“La vendita di Copernico è avvenuta a fronte dello shock di mercato generato dalla pandemia, non era certamente nei piani. Ho tuttavia imparato a guardare gli eventuali ostacoli o le difficoltà da una prospettiva diversa: se nella medesima giornata succedono apparentemente solo cose negative, per me è importante individuare e focalizzarmi sui piccoli eventi positivi che sono accaduti. È un esercizio che faccio da anni e che aiuta a non restare intrappolati dentro la negatività e l’emotività del momento, mantenendo invece la capacità di costruire. La vendita, ad esempio, per me è stata come avere nuovamente un foglio bianco davanti. E quando hai accumulato esperienza, competenze e relazioni, il foglio bianco non fa paura: diventa un’opportunità straordinaria per immaginare qualcosa di nuovo. Per questo ho affrontato quella fase con ancora più entusiasmo di prima”.
Il worksumer e la rivoluzione del lavoro
Il foglio bianco ora ha un titolo: worksumer, neologismo nato dalla fusione delle parole inglesi worker e consumer, che descrive una persona sempre più orientata a integrare la sfera personale con quella lavorativa. Una trasformazione che, secondo Martani, è però ancora sottovalutata.
“Le persone non sono più semplicemente soggetti che occupavano una postazione all’interno di un’organizzazione, hanno aspettative, esigenze e una crescente consapevolezza rispetto alla qualità dell’esperienza lavorativa. Per essere efficaci, le aziende devono saper comprendere e valorizzare questi bisogni “.
E qui torna in gioco il ruolo della tecnologia come abilitatrice di una maggiore libertà organizzativa. “Il digitale ha progressivamente permesso di svincolare il lavoro da un luogo preciso. Questo non significa eliminare gli spazi fisici, ma renderli più intelligenti, più flessibili e più coerenti con le reali modalità di lavoro odierne”.
Ripensare l’ufficio nell’era dell’AI
Questa lettura del mercato è alla base di Stella33, la società attraverso cui Martani lavora con investitori e grandi proprietà immobiliari per ripensare il ruolo dell’ufficio. Dai business center di MIND Milano Innovation District e Santa Giulia, alla piattaforma UfficiMilano.com, fino alla rigenerazione di Palazzo Isola Nova in un business center a Venezia, l’obiettivo è trasformare gli immobili in ecosistemi capaci di attrarre talenti, favorire la collaborazione e aumentare il valore generato dagli spazi.
“Siamo partiti da una domanda molto semplice: come deve essere uno spazio di lavoro affinché un’organizzazione possa performare al meglio oggi? La risposta non riguarda soltanto l’estetica o la qualità dell’immobile, ma i servizi, la tecnologia, la possibilità di creare esperienze”. Applicazioni, sistemi di accesso, strumenti di prenotazione e modelli digitali di gestione consentono infatti di trasformare l’ufficio in un ambiente dinamico.
“Ai giorni nostri, bisogna ragionare sull’utilizzo dello spazio e sui dati che permettono di comprenderlo. Le tecnologie digitali rendono possibile un livello di flessibilità e personalizzazione che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile”.
L’intelligenza artificiale rappresenta solo l’ultimo tassello di una trasformazione molto più ampia. La vera differenza, per lui, sarà determinata dalla capacità delle organizzazioni di integrare strumenti tecnologici e dimensione umana.
“AI, cloud, automazione, quantum computing ci porteranno a vedere aziende molto più distribuite e liquide, con attività ripetitive sempre più automatizzate. Ma proprio per questo motivo, gli spazi di lavoro dovranno valorizzare sempre di più le competenze relazionali. Più la tecnologia diventa potente, più diventano importanti creatività, empatia, contaminazione, capacità di collaborare e di comprendere gli altri”.
Il quarto luogo: ritrovare l’energia per innovare
Oggi il dibattito sul “quarto luogo del lavoro“ si fa sempre più attuale: quali spazi fisici e mentali permettono alle persone di rigenerarsi e lavorare al meglio?
“Pensando ai luoghi del lavoro, per molto tempo abbiamo ragionato sul primo luogo, la casa; sul secondo, l’ufficio, e poi sul terzo, che può essere il coworking o uno spazio pubblico dove lavorare e creare connessioni. Ora servono contesti orientati non necessariamente alla produzione o al networking, ma a consentire alle persone di recuperare energie senza interrompere la propria attività professionale”.
Da questa convinzione prende forma Ahoma, una delle iniziative più recenti a cui Pietro Martani sta lavorando. Un progetto che intreccia tecnologia, ospitalità e lavoro remoto, mettendo al centro la qualità della vita e del lavoro, sempre meno separabili. È la naturale evoluzione del percorso avviato conStella33: dopo aver ripensato gli spazi dedicati alla collaborazione e al lavoro, Martani estende infatti la propria riflessione ai luoghi del lavoro da remoto ma anche della rigenerazione personale, partendo dall’idea che produttività, benessere e qualità della vita siano dimensioni sempre più interconnesse.
Nel suo modo di immaginare il lavoro del futuro, la tecnologia continuerà ad amplificare le possibilità offerte alle organizzazioni, ma saranno la qualità della leadership, la capacità di costruire relazioni autentiche e di creare contesti in cui le persone possano esprimere il proprio potenziale a fare la differenza.
“Possiamo lavorare ovunque, ma non tutti i luoghi sono uguali. Esistono ambienti che favoriscono concentrazione, benessere e capacità creativa. Perché le idee migliori raramente nascono se si è sotto pressione costante. Proprio per questo dovremo essere sempre più in grado di più di valorizzare creatività, empatia, spirito costruttivo e orientato alle soluzioni. L’ospitalità non riguarda soltanto un hotel, un business center o uno spazio di coworking, è un atteggiamento di leadership. Significa creare condizioni in cui le persone si sentano accolte e messe nelle condizioni di dare il meglio di sé. Se si riesce a costruire questo clima, diventa più semplice sviluppare innovazione e risultati di business”.






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