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L’autonomia digitale passa per l’energia: la strategia di Aruba



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Aruba definisce la sovranità digitale come il controllo materiale e logico dell’intera filiera tecnologica. Attraverso investimenti in grandi campus data center a Milano e Roma e la gestione diretta di asset energetici, l’azienda punta a superare il gap tecnologico europeo, trasformando la sicurezza e la sostenibilità in leve di competitività per il Paese

Pubblicato il 12 mar 2026



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Giancarlo Giacomello, Head of Data Center and Colocation Services di Aruba

La vera sovranità digitale non può essere un semplice slogan normativo, ma deve tradursi in una condizione concreta di affidabilità, controllo e autonomia decisionale. In occasione del convegno “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro“, Giancarlo Giacomello, head of data center and colocation services di Aruba, ha tracciato un percorso chiaro per il Paese: l’indipendenza tecnologica dell’Unione Europea passa necessariamente per il possesso materiale delle infrastrutture e la riduzione della dipendenza energetica.

Oltre il gap tecnologico

L’attuale scenario continentale è segnato da un profondo gap tecnologico rispetto a giganti come Stati Uniti e Cina. Questo divario non riguarda solo le piattaforme software, il cloud o l’intelligenza artificiale, ma colpisce alla base la produzione stessa dell’hardware. Secondo l’analisi di Aruba, l’Europa si trova in una posizione di netto ritardo che richiede un cambio di passo immediato per favorire la creazione di un ecosistema digitale competitivo. È fondamentale che l’Europa sviluppi soluzioni tecnologiche proprie, pur riconoscendo l’esistenza di modelli avanzati altrove, per non restare confinata a un ruolo di puro consumatore di tecnologie altrui.

La visione aziendale di sovranità identifica uno stack tecnologico completo in cui il continente deve esercitare un controllo di fatto materiale, logico e giuridico su servizi, dati e informazioni. Non si tratta solo di definire a livello normativo chi gestisce il dato, ma di presidiare fisicamente il luogo in cui risiede.

Per l’azienda, mettere al sicuro un asset strategico come i data center significa avere la capacità di controllare persino chi produce i macchinari che operano al loro interno e i componenti critici che ne garantiscono il funzionamento. Solo attraverso il possesso diretto di questi layer infrastrutturali è possibile evitare di subire passivamente le decisioni di entità extra UE, garantendo che le infrastrutture critiche restino sotto una governance realmente europea e verificabile.

La sfida energetica e normativa

Per Aruba, la sovranità digitale è indissolubilmente legata a due grandi sfide: l’energia e la semplificazione normativa. Il tema energetico è oggi considerato il punto strategicamente più critico per l’intero continente. La forte dipendenza da fonti esterne, accentuata dalle recenti crisi geopolitiche, rappresenta una vulnerabilità che impatta direttamente sulla sicurezza e sulla continuità operativa dei dati. In quest’ottica, la capacità di recupero e la gestione autonoma dell’energia diventano requisiti abilitanti per la sovranità stessa: senza un approvvigionamento energetico sicuro, controllato e indipendente, non può esistere un’infrastruttura digitale realmente sovrana.

Parallelamente, l’azienda evidenzia come la frammentarietà delle regole tra i vari Stati membri rappresenti un freno allo sviluppo del backbone digitale europeo. Sebbene la Commissione Europea stia definendo standard di performance ambientali e indicatori di sostenibilità sempre più stringenti, la loro applicazione disomogenea a livello nazionale rischia di creare squilibri competitivi.

Per Aruba è essenziale che l’Europa giochi sullo stesso tavolo con regole uniformi e tempistiche autorizzative certe. Superare la burocrazia frammentata è l’unico modo per sviluppare un mercato del cloud e dell’IA basato su logiche europee, poggiato su infrastrutture fisiche che siano al contempo efficienti, sostenibili e protette da un quadro giuridico coerente.

Lo sviluppo del sistema Paese

La strategia di Aruba per rafforzare la sovranità nazionale si traduce in investimenti concreti sul territorio, volti a creare poli di eccellenza infrastrutturale capaci di competere con i grandi mercati internazionali (i cosiddetti FLAP-D). La scelta di sviluppare campus tecnologici di dimensioni rilevanti, come il Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro (area di Milano) e il nuovo Tecnopolo Tiburtino a Roma, inaugurato nel 2024, risponde alla necessità di dotare l’Italia di siti certificati ai massimi standard industriali (Rating 4).

Per l’azienda, l’evoluzione digitale del Paese deve essere omogenea: se Milano rappresenta la porta d’accesso necessaria per scalare le classifiche europee, è altrettanto fondamentale fornire infrastrutture di alto livello al resto della penisola per soddisfare il crescente fabbisogno tecnologico locale. Questo impegno si estende al controllo totale della filiera produttiva.

Aruba ha infatti integrato nel proprio gruppo aziende italiane specializzate in installazioni e produzione di componenti elettrici, oltre ad acquisire otto centrali idroelettriche e costruire impianti fotovoltaici sui propri data center. Gestire direttamente ogni aspetto, dall’energia alla costruzione dei quadri elettrici con competenze interne, permette di ridurre drasticamente le dipendenze esterne e di creare valore reale per l’occupazione, garantendo stabilità e autonomia al sistema economico nazionale.

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