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Ruffini (Augeos): l’impresa come sfida, amicizia e responsabilità



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Claudio Ruffini, presidente e co-founder di Augeos, non è un imprenditore-solista o un visionario solitario. È un manager con una vocazione chiara che crede nel valore collettivo delle idee ma anche nei legami, nella continuità e nella responsabilità

Pubblicato il 7 gen 2026



Ruffini (Augeos): l’impresa come sfida, amicizia e responsabilità

Il modo naturale di Claudio Ruffini, presidente e fondatore di Augeos – società di consulenza specializzata nello sviluppo di servizi e soluzioni software per il settore Finance – d’immaginare l’impresa è dare forma a qualcosa che prima non esisteva: creare un progetto di valore, farlo crescere e renderlo solido nel tempo grazie alla combinazione di visione, amicizia, conoscenza e fiducia reciproca.

Claudio è un imprenditore che mette il “noi” prima dell’“io” e che non separa mai la sua storia da quella delle persone che la rendono possibile. Durante l’intervista non si pone mai al centro della scena, ma come parte di un collettivo di cui fa parte anche Carlo Cugusi, Ceo e co-founder, amico fraterno e per lui vero alter ego.

«Dopo una mia precedente esperienza imprenditoriale – anch’essa nata con amici, da cui poi sono uscito -, con Carlo abbiamo dato vita ad Augeos partendo da zero, ma con una consapevolezza importante: sapevamo che puntando sulle competenze, su un legame forte come il nostro e su quello spirito di iniziativa che ci contraddistingueva, ce l’avremmo fatta».

Far nascere qualcosa che prima non c’era

Tra le caratteristiche che Claudio Ruffini richiama più spesso ce ne sono alcune che definiscono il suo DNA imprenditoriale: curiosità, intuizione, desiderio di creare. L’innovazione, per lui, è una naturale estensione di questo modo di essere. «L’idea che, grazie al lavoro, si possa dar vita a qualcosa di reale, utile, riconosciuto dal mercato è uno degli aspetti più avvincenti del fare impresa – spiega -. Alla base della nascita di Augeos non c’era semplicemente la volontà di proporre competenze: volevamo costruire prodotti, servizi e soluzioni capaci di generare valore nel tempo».

E così è stato. Oggi Augeos è un brand riconosciuto nel proprio settore e nel 2025 ha festeggiato i suoi primi vent’anni di attività. «Abbiamo scelto di investire nel mercato bancario e, insieme al nostro partner Six Finance – che proveniva dalla mia precedente esperienza imprenditoriale e ha deciso di accompagnarci anche in questa nuova avventura – abbiamo sviluppato in poco tempo un servizio che consente alle banche di avere, ogni giorno, dati completi e aggiornati su tutti gli strumenti finanziari nei loro portafogli, facilitando le attività di contabilizzazione, back office e amministrazione».

Innovazione come metodo

La spinta decisiva allo sviluppo di Augeos nasce dalla capacità di visione di Claudio Ruffini e dal desiderio di continuare a creare, senza restare ancorati a una sola offerta. È così che ha preso forma un percorso che combina ricerca, innovazione e specializzazione. «Fin dall’inizio abbiamo partecipato a progetti di ricerca con università e centri specialistici. Da uno di questi è nata l’idea di un software per la gestione dei rischi operativi». Da lì la crescita diventa organica: i clienti chiedono nuove funzionalità, aprono nuovi ambiti, portano esigenze che diventano opportunità. «Abbiamo creato prodotti fratelli: compliance, IT risk, cyber risk, privacy… negli anni è nata una vera suite GRC». Parallelamente, partendo dalla tecnologia alla base del servizio sviluppato con Six Finance, è stato costruito anche un nuovo prodotto: un master anagrafico per i backoffice bancari.

Un’evoluzione senza forzature, frutto di uno sguardo lungo e di una filosofia molto chiara: «Capire dove sta andando il mondo, anticiparlo, costruire qualcosa che resti».

Negli ultimi anni, proprio questo sguardo anticipatore gli ha permesso di cogliere la crescente domanda di soluzioni per la governance e la gestione del rischio, spinta dalle normative, prima DORA, ora NIS2. Da qui è nata l’area Advisory interna ad Augeos, specializzata nel trasferire metodologia e formare le persone. «La tecnologia arriva dopo: ma arriva sempre, perché senza un sistema strutturato non puoi gestire la complessità», osserva.

Il futuro, per Ruffini, è già tracciato: un prodotto cloud più snello, veloce, accessibile e una capacità ancora maggiore di affiancare il cliente in tutte le fasi del percorso, dall’analisi iniziale all’implementazione.

Imparare a diventare Augeos

Carlo Cugusi, Ceo e co-founder di Augeos

Un percorso di crescita che si fonda sul valore che Claudio Ruffini attribuisce alle persone. La selezione del team, per lui, non è mai stata un atto formale, ma una scelta di fiducia costruita nel tempo. La complementarità con Carlo Cugusi è il primo esempio concreto di questo approccio: Claudio immagina, anticipa, apre nuove strade; Carlo le rende percorribili, ne valuta la sostenibilità, riporta a terra le intuizioni troppo premature.

«Ho bisogno di sentirmi libero di seguire un’intuizione, provare direzioni nuove. Ma mi impongo anche dei limiti: circondarmi di persone che sappiano dirmi “no” è fondamentale. Se una proposta non supera il confronto con chi mi è più vicino, da Carlo a mia moglie (a sua volta socia in azienda, ndr), significa che non è ancora pronta. A volte mi basta guardare le loro espressioni per capire se l’idea è ancora acerba o non è il momento giusto per portarla avanti».

Lo stesso principio guida la scelta dei soci entrati negli anni in Augeos. Non figure “di capitale”, ma persone cresciute dentro l’azienda, che hanno condiviso valori, responsabilità e fatica quotidiana. Chi dimostra autonomia, professionalità, senso del dovere e capacità di gestire la complessità viene valorizzato e coinvolto in modo più profondo, secondo un pilastro identitario: “imparare a diventare Augeos”. «Vuol dire entrare nello spirito dell’azienda, crescere insieme, sentirsi parte dell’avventura», spiega Ruffini.

Per lui, infatti, la solidità di un’impresa non deriva solo dai prodotti o dai numeri, ma dalla continuità delle persone che la abitano: un gruppo coeso, capace di portare avanti la visione in modo condiviso.

«Mi piace l’idea che ciò che nasce possa poi vivere in autonomia, non dipendere da chi c’è in un dato momento. È questo che crea davvero continuità e solidità, e non è una cosa che si improvvisa».

Coerentemente con questa logica del costruire, imparare, condividere e continuare a esplorare, Claudio Ruffini coltiva da anni un forte legame con il mondo accademico: tiene lezioni universitarie, partecipa ad attività associative e contribuisce a percorsi di formazione che gli permettono di trasferire ai giovani la passione per l’innovazione e per il metodo.

Allo stesso tempo, sostiene progetti imprenditoriali di amici e familiari in ambiti molto distanti dall’IT, da un’azienda di nanotecnologie a una cantina vinicola, confermando la sua convinzione che creare valore sia sempre un percorso collettivo.

L’importanza dei valori umani

Eclettico, appassionato, concreto e poco incline ai vincoli imposti, Claudio Ruffini comunica serenità e una profonda sensibilità per il valore della cultura. «Mi piace spaziare: scienza, arte, teatro, musica, sport all’aria aperta. Credo molto nella cultura, in tutte le sue forme, ma oggi vedo un certo impoverimento: fake news, superficialità, la perdita del metodo scientifico. Dobbiamo riscoprire la verità, la realtà, ciò che ha reso grande la nostra civiltà».

Un principio che per lui vale anche in azienda: «Quando assumo, guardo anche a questi aspetti. Cerco persone non solo competenti, ma equilibrate, mature, consapevoli, capaci di mostrare coraggio, dedizione e autonomia di pensiero. Chi ha una vita piena spesso ha anche la testa e il cuore per affrontare responsabilità complesse».

Costruire serenità per decidere meglio

Il lavoro per Ruffini è, infatti, importante, ma non in assoluto e per questo segue una regola semplice: «Lavoro cinque giorni. Sabato e domenica no, a meno che non ci sia una reale emergenza. Quando entro a casa, cerco di non portarmi dietro ansie o problemi professionali e vale anche il contrario». Il resto del tempo è dedicato alla famiglia, agli amici, alla montagna, ai viaggi, ai giochi di società con figli e nipoti. «Allenano la mente e aiutano l’equilibrio che ho imparato a costruire e che mi permette di essere sereno anche nelle scelte di business più difficili».

Il suo modo di affrontare la complessità è pragmatico: confronto, ragionamento, scrittura. «Quando devo decidere qualcosa di importante mi isolo, prendo un foglio o l’iPad e metto tutto nero su bianco. Solo dopo lo sottopongo al vaglio di chi mi sta vicino».

Quel foglio bianco, reale o digitale, su cui Claudio Ruffini mette ordine ai pensieri è in fondo il simbolo del suo modo di guidare l’impresa: separare il rumore dall’essenziale, decidere con lucidità, costruire con coerenza e pazienza per generare continuità.

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