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Dario Pardi (Expert.ai): “Senza infrastruttura non c’è crescita. Né nelle aziende né nelle persone”



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Guidare senza accentrare, sviluppare il business e credere nelle persone senza rinunciare alla lucidità. Con questo equilibrio e la convinzione che per far crescere un’azienda serva un’infrastruttura solida, obiettivi chiari e regole condivise, Dario Pardi ha unito esperienza manageriale e visione imprenditoriale, per la sua leadership in Expert.ai

Pubblicato il 4 mag 2026



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Dario Pardi, CEO Expert. ai
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Infrastruttura, intesa come l’insieme delle fondamenta che tengono in piedi un’organizzazione e ne rendono possibile la creazione di valore e la crescita nel tempo, è una parola che torna spesso nella chiacchierata con Dario Pardi.

Executive president e azionista di riferimento di Expert.ai, società italiana specializzata in soluzioni di AI, quotata su Euronext Growth Milan, con oltre 100 clienti a livello internazionale, Pardi ha costruito la propria concezione di leadership intrecciando metodo manageriale, visione imprenditoriale e una forte disciplina. Un percorso, il suo, sviluppatosi in larga parte all’interno di grandi multinazionali dell’IT, espressione di aree geografiche e approcci molto diversi tra loro: un’azienda americana, una giapponese e una tedesca. Tre culture profondamente differenti.

“Da ciascuna ho tratto un insegnamento preciso – racconta Pardi -: rispettivamente, un approccio marketing-driven; il rigore nel raggiungere gli obiettivi prima ancora di comunicarli; la correttezza formale”. A questi elementi, ne aggiunge un quarto che rivendica come distintivo: “La fantasia italiana, vale a dire quella capacità di raccontare e di immaginare”.

Ma un ruolo centrale, nel suo imprinting manageriale, lo hanno avuto anche i libri e gli autori che li hanno scritti. Durante la chiacchierata ne cita diversi, tra cui Ram Charan e il valore fondativo che emerge dalle pagine di Execution, utile a descrivere la sua idea rigorosa di responsabilità: ottenere i risultati esattamente come previsto.

Dalla managerialità all’imprenditorialità

Arrivato a un certo punto della sua carriera manageriale, Dario Pardi sente di essere pronto per diventare imprenditore. “Sono due percorsi differenti ma coniugabili, in cui applico le stesse filosofie”, spiega.

Alla base della sua leadership ci sono alcune convinzioni precise. La prima è che essere imprenditore – così come essere manager – non significhi essere un “padrone”. A questa si affianca la necessità di mantenere un sano distacco emotivo dall’operatività quotidiana, per preservare lucidità nelle decisioni. Il lavoro, poi, deve sempre poggiare su obiettivi chiari e su infrastrutture solide, ma soprattutto sulla capacità di orientare le persone nei momenti di maggiore disordine e incertezza.

“Ci sono fasi in cui l’azienda deve essere guidata anche con un certo grado di disorganizzazione – spiega, richiamando quanto scritto da Tom Peters in Thriving on Chaos – perché è proprio da lì che nascono i fattori competitivi che possono essere strutturati e resi scalabili”.

Tre sono i suoi mantra. I clienti, anzitutto, “il valore più importante per un’azienda”. Poi la capacità di raccontare ciò che si sta costruendo: “è fondamentale saper trasmettere quello che vediamo, senza paura di sbagliare”. Infine, la verità, principio imprescindibile: “Possiamo anche non raccontarla per intero – dice – ma non si può dire qualcosa di diverso dalla realtà, né giustificare un errore cambiando il racconto”.

Creare valore in un contesto pubblico

Un’impostazione che accompagna Dario Pardi anche nel suo modo di intendere il rapporto con il mercato, con gli investitori e con l’organizzazione interna. Quando entra in Expert.ai – sua terza esperienza imprenditoriale – porta con sé questa visione, avviando un percorso di ristrutturazione volto a costruire un’azienda pronta a crescere e capace di rendere sostenibile il progetto nel tempo. Un lavoro che passa anche dall’integrazione delle competenze già presenti con una più solida impostazione per processi.

“Per me è fondamentale creare valore per tutti gli attori coinvolti”. Da qui deriva una considerazione molto netta sulle società quotate, come appunto Expert.ai, viste come strutture pubbliche, chiamate a rispondere del proprio operato agli investitori e al mercato.

“La quotazione espone al giudizio ed è giusto così. Costringe a porsi di fronte alla realtà. Per questo c’è una parola che per me è basilare: infrastruttura, senza la quale il resto non regge, né nelle aziende né in altri sistemi. In Expert.ai abbiamo individuato dieci pillar di trasformazione e li abbiamo portati avanti uno alla volta. Otto li abbiamo raggiunti, sui restanti stiamo lavorando”, racconta con un sorriso.

Un percorso che non guarda al breve termine, pur muovendosi in un settore in rapidissima evoluzione come quello dell’intelligenza artificiale. “Abbiamo scelto una visione a tre anni, anche se nel nostro ambito già sei mesi possono sembrare tantissimi. Ma senza una traiettoria non si costruisce nulla”.

Dall’AI astratta all’AI che crea valore

Un’obiettività che consente a Dario Pardi di guardare all’AI non come a un concetto teorico, ma come a un insieme di applicazioni misurabili, chiamate a generare valore concreto per clienti e stakeholder.

“A me interessa la consistenza, la solidità del percorso e sono certo che l’intelligenza artificiale possa essere di grande aiuto. Non in astratto, ma quando entra nelle soluzioni e nei processi”.

È questa distinzione a guidare l’evoluzione di Expert.ai, insieme a una strategia che punta sempre più alla focalizzazione. “È determinante essere presenti in settori verticali perché, a un certo punto, non si può più essere generalisti: bisogna diventare specialisti. La crescita, inoltre, non può essere solo diretta. I partner strategici sono determinanti”.

Pardi insiste sul valore delle collaborazioni, in particolare con grandi player della consulenza e dell’industria tecnologica, che consentono di ampliare la copertura del mercato senza snaturare il modello aziendale.

La tecnologia, in questa visione, non è mai un fine ma uno strumento, che ha senso solo se produce risultati concreti. “Il cliente deve essere soddisfatto di ricevere un servizio che gli permetta di aumentare la propria produttività o la propria resa. Se non è così, la tecnologia non serve”.

La dimensione umana: disciplina, distanza e responsabilità

Se l’infrastruttura organizzativa e industriale è ciò che consente a un’azienda di crescere, per Dario Pardi esiste un livello ancora più decisivo: quello umano. È qui che la sua visione si concentra sul modo di stare nelle relazioni, di leggere le nuove generazioni e di mantenere la giusta distanza emotiva dalle decisioni e dall’operatività quotidiana: “È l’unico modo per rimanere obiettivi sia sui risultati raggiunti sia sugli eventuali errori commessi, e per reagire in modo efficace”.

Nel suo racconto, la dimensione umana non è mai separata da quella imprenditoriale, ma non diventa neppure un terreno di attenuanti. È, piuttosto, un ambito che richiede la stessa disciplina del business. Vale per le persone in azienda, per il rapporto con i giovani, per il modo in cui gestire l’energia. “Il personalismo va limitato: mettersi al servizio è più importante che essere al centro del servizio”. Una regola che, per Pardi, non ha una valenza morale, ma organizzativa: serve a non indebolire le strutture.

L’importanza dell’infrastruttura

Il tema dei giovani attraversa anche la sua esperienza personale. “Ho la fortuna di vivere a stretto contatto con due generazioni completamente diverse: ho, infatti, cinque figli, alcuni già grandi e altri ancora piccoli. I giovani possono essere aiutati, ma solo se lo vogliono. Ce ne sono molti brillanti, con idee interessanti, ma non sempre supportati da convinzioni personali profonde. Altri, al contrario, mostrano una grande profondità ma faticano a trovare stabilità”. In entrambi i casi, secondo Pardi, il punto non è l’età, ma il contesto. Da qui torna uno dei concetti a lui più cari: l’infrastruttura. “Se è valida, il resto si accompagna. In tutti gli ambiti”.

E parlando di giovani, di esperienza e di tempo, Pardi chiude con una riflessione che assume un valore più universale, soprattutto per chi oggi si trova di fronte a scelte simili alle sue: “Se mi guardo indietro, posso dire con serenità che avrei dovuto iniziare a fare impresa molto prima. Assumersi direttamente il rischio e la responsabilità delle scelte è un passaggio che accelera la consapevolezza, perché ti obbliga a crescere insieme alle decisioni che prendi”.

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