Marco Taisch è un imprenditore a tutto tondo, nel senso più ampio del termine: nella sua origine latina, imprendere significa “prendere su di sé”, “abbracciare un’impresa”, avviare qualcosa di impegnativo. È l’azione di chi inizia un progetto con coraggio e iniziativa.
Un imprenditore che non ha mai coltivato il sogno di diventarlo, ma che ne ha sempre incarnato lo spirito, forse senza accorgersene. In trentacinque anni di attività ha intrecciato business, cultura e policy making: accanto all’insegnamento universitario ha promosso la nascita di startup, poi diventate realtà solide, e ha svolto consulenza a supporto del sistema Paese.
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Da professore a imprenditore di successo
Oltre a essere founder di aziende attive nel settore dell’innovazione digitale in ottica Industry 4.0, Marco Taisch è professore di Sustainable Manufacturing, Digital Manufacturing e Operations Management al Politecnico di Milano, dove coordina, insieme ad altri colleghi, anche il gruppo di ricerca sul Manufacturing della School of Management. Nel percorso accademico non si è limitato alla didattica: ha contribuito a costruire iniziative di rilievo, come il Career Service del Polimi o un Executive MBA “storico” che, agli inizi, era un semplice corso serale.
In parallelo, ha affiancato le istituzioni: è stato consulente per la Regione Lombardia e per il Piano Nazionale Industria 4.0 del Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico. È inoltre co-fondatore e chairman scientifico della World Manufacturing Foundation, sotto la cui egida si svolge ogni anno il World Manufacturing Forum; vicepresidente di EFFRA (European Factories of the Future Research Association); membro del board del Cluster Italiano e di quello Lombardo Fabbrica Intelligente; membro dell’Advisory Board della Lombardia di Unicredit.
Insomma, un leader che, grazie a una serie di “sliding doors fortunate”, come le definisce lui, ma soprattutto per una forte ambizione, pervicacia, gusto dell’esplorazione e una curiosità insaziabile è continuamente spinto ad aprire nuove strade.
Un’inclinazione che lo ha portato, quasi naturalmente, a dare vita a tre realtà imprenditoriali nel campo dell’innovazione digitale per il settore produttivo.
Marco Taisch è infatti presidente di MADE Competence Center, il più grande degli otto centri di competenza del Piano Nazionale Industria 4.0; presidente della Fondazione MICS (Made in Italy Circolare e Sostenibile), progetto finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Inoltre, ha cofondato Miraitek, società che, grazie al suo background di ricerca avanzata universitaria, migliora le performance dei processi industriali integrando, unica in Italia, competenze di tecnologie digitali e di ingegneria industriale.
Le sliding doors di un ingegnere curioso
Oggi, mentre alla carriera universitaria affianca quella di imprenditore di successo, Marco ripercorre la traiettoria che lo ha portato fin qui, a partire dalla cameretta di bambino trasformata in officina: attrezzi appesi alle pareti e progetti di modellismo condivisi con il padre. È lì che si sedimentano l’attenzione ai dettagli e il gusto per il fare “Fin da piccolo ero preciso e rigoroso, e l’idea dell’ingegneria mi ha sempre affascinato», esordisce. Un primo tassello che aiuta a leggere molte scelte future.
Dopo il diploma, infatti, la famiglia lo spingeva verso una facoltà a indirizzo economico, mentre lui continuava a desiderare di progettare e costruire. Per caso, un giorno, vede per strada il cartello di un nascente corso di laurea al Politecnico: Ingegneria delle tecnologie industriali a indirizzo economico-organizzativo. E lì una delle sue caratteristiche dominanti prende il sopravvento: “Entrai per curiosità; uscii convinto dal carisma dei docenti e mi iscrissi: una delle scelte migliori della mia vita”. Da quell’episodio si delinea la combinazione che diventerà la sua cifra: un mix di gestione e metodo, disciplina e innovazione.
Una fortunata coincidenza
La seconda sliding door arriva all’università, quasi per caso. Per fare un favore a un compagno, Taisch accetta di scambiare il turno di un esame con il professor Garetti, che con affetto definisce il suo padre putativo, e finisce ultimo della giornata. L’orario si allunga, il docente deve prendere il treno e gli dà appuntamento l’indomani nel suo ufficio. Quell’incontro sposta la direzione verso una strada che non aveva messo in conto. “L’esame durò molto più del previsto perché nel suo ufficio entravano e uscivano altri docenti per parlare di progetti. A un certo punto, il professore chiese il mio parere. Scattò la scintilla e mi propose di andare a lavorare in dipartimento finché non fossi partito per il servizio militare”.
E proprio l’esperienza del servizio militare contribuisce a consolidare un’idea chiave: in un contesto competitivo, dove si viene valutati con un’impostazione “a gaussiana” rispetto alla performance media del gruppo, per emergere “Non si deve per forza essere perfetti o i migliori in assoluto, ma sicuramente meglio degli altri: nel business l’ottimo, spesso, è nemico del bene”. La sfida, per lui, è tenere insieme qualità e velocità, sapendo quando accelerare e quando rifinire. “Se si vogliono ottenere risultati, ci si deve impegnare”, concetto che la madre ha insegnato a lui sin da piccolo e che ora lui condivide con le sue figlie.
Parola d’ordine: evitare la noia
Un approccio in cui pragmatismo, senso del tempo e attenzione ai dettagli si fondono con l’esigenza di esplorare che lo alimenta e lo spinge ad aprire continuamente nuove porte. “La ripetizione spegne l’ingegno – dice Marco -, la noia non è riposo. Per me è fondamentale divertirmi nelle cose che faccio, variare prospettiva, aprire nuove possibilità, avere sempre voglia di costruire qualcosa di nuovo”. È un’impostazione che lo accompagna fin da ragazzo e che lo ha portato a sperimentare molti sport e attività, dal windsurf alla fotografia. “Quando capisco di essere arrivato a un livello soddisfacente, sposto il mio focus su altro”.
I prossimi dieci anni
Nel business, per esempio, il suo obiettivo non è lasciare un’impronta personale sulle iniziative, ma farle funzionare bene, così che possano proseguire in autonomia grazie al team. In questa prospettiva, Marco Taisch concepisce la strategia come un processo da condividere, discutere e far crescere attraverso il contributo di più persone.
“Nei prossimi dieci anni voglio concentrarmi sugli aspetti più strategici; per riuscirci considero essenziale saper ascoltare, soprattutto i giovani, perché dall’ascolto nascono le idee. Tengo in grande conto il punto di vista di chi stimo, ma poi decido io, assumendomi la responsabilità delle scelte”.
I compagni di viaggio
Marco Taisch ha chiara consapevolezza che la qualità di un progetto dipende in larga parte dalla qualità di chi è coinvolto: “I cervelli brillanti alimentano il mio entusiasmo – spiega -: io traggo energia dalla condivisione dei nostri progetti con altre persone. Scegliere le persone giuste da cui farsi affiancare e fondamentale: è il confronto con persone intelligenti, curiose, lucide, stimolanti a darmi impulso”.
Negli anni, però, gli è capitato di perdere persone valide del team. “Tendevo a essere troppo controllante – ricorda -, era un mio limite. Oggi ho capito che, se si controlla di meno, si è contenti in due. E che l’attenzione va spostata a monte, nella fase di scelta dei collaboratori, così da poter delegare poi con serenità. Come nella canoa tailandese: il timoniere deve esserci, ma non deve oscurare la vista all’equipaggio; deve indicare la rotta”.
Un’altra metafora che utilizza per spiegare questo approccio è quella delle calamite. “Come accade con le calamite, se hai competenze, visione ed energia, attirerai a te persone simili; e poco per volta l’energia attrattiva di queste calamite, che si uniscono, renderà il gruppo calamitante in un circolo virtuoso con impatto moltiplicato”.
Quando la ricerca si fa impresa
Questa continua ricerca di nuovi stimoli ha alimentato la sua capacità di trasformare la ricerca in impresa, traducendo idee, tecnologie e intuizioni in modelli operativi e in aziende capaci di crescere. “Mi sento molto fortunato e orgoglioso – dice -: faccio un lavoro bellissimo, in mezzo a menti giovani e brillanti, sia in università che in azienda. Per me la ricerca universitaria ha valore quando arriva all’economia, ritorna al Paese, crea lavoro, risponde a esigenze reali, genera innovazione vera”.
Per questo, nella start-up che Taisch ha fondato, il dna è rappresentato dalla combinazione di due tratti: la competenza tecnologica e la capacità di leggere i processi produttivi. “Sono due aspetti che devono camminare insieme, come gambe dello stesso corpo, per garantire un processo decisionale davvero a valore per le aziende.
Miraitek
In Miraitek, spin-off del Politecnico di Milano nato nel 2018 e dedicato ad applicazioni dell’industria 4.0, facciamo proprio questo: raccogliamo dati, li elaboriamo, li rendiamo comprensibili e azionabili. Usiamo l’intelligenza artificiale, l’IoT, gli strumenti digitali più avanzati, ma tutto questo funziona solo se è inserito in processi snelli. Il mercato apprezza: stiamo crescendo velocemente, abbiamo investitori interessati, l’Ebitda è solido. Puntiamo a raddoppiare i nostri numeri in un paio d’anni”.
MADE
A questo si aggiunge MADE, polo di innovazione pensato per accompagnare le PMI nella trasformazione digitale e sostenibile attraverso formazione e progetti di trasferimento tecnologico. Oggi MADE (oltre 30 persone, 59 partner, più di 200 progetti seguiti e 17mila ore di formazione erogate nell’ultimo anno) opera come “coach” indipendente: non vende tecnologie, ma affianca le aziende dall’orientamento fino all’adozione, con aree dimostrative dedicate ad AI, gemelli digitali, infrastrutture connesse e sicurezza.
MICS
Nel perimetro della ricerca applicata e delle filiere rientra anche MICS, iniziativa guidata dal Politecnico di Milano che sostiene progetti su materiali, design digitale, tracciabilità e manifattura intelligente, con bandi e call dedicate alle startup per accelerare soluzioni ad alto impatto.
Rotta sulla produttività
Accanto alla dimensione imprenditoriale, Marco Taisch porta avanti una visione industriale dalla forte matrice sistemica. Il suo sguardo non si ferma alla singola impresa: si estende alle filiere, alle politiche industriali e ai meccanismi che rendono competitivo un Paese.
“Il manifatturiero è il miglior peacekeeper che esista”, afferma, sottolineando come la creazione di lavoro qualificato sia uno dei fattori decisivi per la stabilità economica e sociale. Il ragionamento è lineare: quando le imprese producono, investono e innovano, si attiva un circolo virtuoso che rafforza territori e comunità.
Da qui l’attenzione costante non solo alla tecnologia in sé, ma alla capacità delle aziende di integrarla e tradurla in risultati concreti. Anche se, osserva con lucidità, “la propensione ad adottare l’innovazione digitale sta aumentando, ma non ancora a sufficienza”.
Un navigatore che sa sfruttare il vento della tecnologia

Questa idea di manifatturiero rimanda a un’altra passione di Taisch: la navigazione. In mare la rotta è stabile solo quando ogni elemento è in equilibrio e procede nella direzione giusta. Se le imprese sanno leggere il contesto, regolare le vele e sfruttare il vento della tecnologia, il sistema avanza e genera valore diffuso; se restano ferme, la barca sbandiera e la rotta si perde.
È lo stesso atteggiamento che Taisch ritrova in barca a vela. “La navigazione non è noia – puntualizza -: è attenzione continua. Devi controllare le vele, il meteo, la rotta. È un tempo denso, ti tiene lucido”.
La stessa lucidità che porta nella leadership: osservare con attenzione, adattarsi, mettere a terra le decisioni con disciplina e direzione, restando pronti al cambiamento.








